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Mafia – Per la Procura, Massimo Ciancimino non attendibile

Su Massimo Ciancimino la Procura di Caltanissetta «non esprime un giudizio di attendibilità» anche se le sue dichiarazioni iniziali sulla trattativa mafia-Istituzioni «apparivano potenzialmente rilevanti e produttive di evoluzioni nello sviluppo delle indagini sulla strage di via D'Amelio».

Su Massimo Ciancimino la Procura di Caltanissetta «non esprime un giudizio di attendibilità» anche se le sue dichiarazioni iniziali sulla trattativa mafia-Istituzioni «apparivano potenzialmente rilevanti e produttive di evoluzioni nello sviluppo delle indagini sulla strage di via D’Amelio». È la valutazione del Gip Alessandra Bonaventura Giunta riportata nell’ordinanza eseguita dalla Dia nissena. Secondo il magistrato, il comportamento processuale di Massimo Ciancimino «è stato influenzato e distorto da una struttura della personalità connotata da marcati atteggiamenti istrionici». Il Gip si chiede se dietro ci sia «una strategia di depistaggio e calunnatoria» nei confronti delle Istituzioni «nell’interesse e con l’avallo di Cosa nostra o soltanto da Massimo Ciancimino per tutelare interessi personali» e se «dietro a questi atteggiamenti» invece «non si nasconda una regia occulta». La chiave di lettura della Procura di Caltanissetta, che lo ha da tempo indagato per calunnia, reato per il quale il figlio dell’ex sindaco di Palermo, Vito, è stato arrestato a Palermo, è nella convinzione di Massimo Ciancimino di «potere salvaguardare il proprio patrimonio e la propria persona dalle inchieste giudiziarie». Per il Gip di Caltanissetta, quindi, le uniche dichiarazioni di Ciancimino utilizzabili in processo sono quelle sull’inizio della trattativa tra mafia e Istituzioni, che trovano riscontro in testimonianze rese da personalità istituzionali allora ai vertici dello Stato.

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