MAFIA – Scatta la confisca record per il re dell’eolico Vito Nicastri

Per tutti era il signore del vento. Ora il suo impero fatto di impianti eolici e non solo è stato confiscato dal Tribunale misure di prevenzione di Trapani. Sulla base delle indagini della Direzione investigativa antimafia, diretta da Arturo De Felice, la scalata economica di Nicastri in realtà sarebbe stata tutta in discesa. Con un socio d’eccezione, Matteo Messina Denaro, sarebbe stato più facile per lui accumulare ricchezze su ricchezze. L’impero che passa al patrimonio dello Stato vale un miliardo e 300 milioni di euro e comprende 43 società di capitali attraverso cui Nicastri gestiva i suoi affari nel settore dell’eolico e del fotovoltaico. 

L’imprenditore era diventato uno dei massimi esperti nel setti delle energie pulite in tutto il Mezzogiorno d’Italia. Bastava rivolgersi a lui per realizzare un impianto chiavi in mano. Così è accaduto in mezza Sicilia. Da Trapani a Messina, da Enna a Catania. Secondo gli uomini della direzione investigativa antimafia di Palermo, coordinati dal capo centro Giuseppe D’Agata, l’imprenditore nato ad Alcamo 56 anni fa avrebbe goduto della protezione della criminalità organizzata non solo in Sicilia. Nell’Isola avrebbe contato sul l’appoggio di Mateo Messina Denaro ma anche del capomafia palermitano Salvatore Lo Piccolo. Mentre quando si spostava in Calabria avrebbe strizzato l’occhio agli ‘ndranghetisti. Nei confronti di Nicastri gli investigatori non hanno mai trovato quel quid che avrebbe potuto fare scattare le manette. Hanno però raccolto materiale probatorio che è stato ora considerato sufficiente per fare scattare la confisca del patrimonio.

Uno dei passaggi fondamentali fu il ritrovamento nel 2007 a Giardinello, nella villa dove fu arrestato Lo Piccolo, di un pizzino con la frase: “Nicastro di Alcamo continuare con Scinardo. Escludere i fratelli Severino. Ok”. Gli investigatori lo interpretarono così: Niacstri e l’imprenditore messinese andavano aiutati mentre i catanesi Severino dovevano essere tagliati fuori dagli affari. Affari in cui si è sviluppata quell’aria grigia in cui Nicastri avrebbe fatto la parte del leone. E si è arrivati alla mega confisca, la più cospicua mai effettuata in Italia, che colpisce l’elettricista di Alcamo diventato il signore del vento spingendosi fino in Spagna, Danimarca e Lussemburgo.

ELENCO BENI CONFISCATI –  I beni confiscati all’imprenditore Vito Nicastri, re delle fonti di energie rinnovabili in Sicilia, su ordine del tribunale di Trapani, che erano stati sequestrati nel settembre 2010, sono 43 tra società e partecipazioni societarie; 98 immobili (palazzine, ville, magazzini e terreni); 7 beni mobili registrati (autovetture, motocicli ed imbarcazioni); 66 disponibilità finanziarie (rapporti di conto corrente, polizze ramo vita, depositi titoli, carte di credito, carte prepagate e fondi di investimento), per un valore di un miliardo e trecento milioni. Alcuni beni erano intestati a familiari o a persone vicine a Nicastri. Le indagini della Dia avrebbero ricostruito “il fitto reticolo patrimoniale degli ultimi trent’anni facendo rilevare l’esistenza di una consistente sperequazione tra i beni posseduti ed i redditi dichiarati”. Nicastri realizzava e vendeva, chiavi in mano, parchi eolici o fotovoltaici. Secondo l’accusa l’imprenditore era vicino a esponenti mafiosi di varie province: Palermo, Catania, Messina, e aveva avuto contatti con la ‘ndrangheta calabrese, in particolare con le ‘ndrine di Platì, San Luca ed Africo del reggino.

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