MAFIA – Un pentito :” Matteo Messina Denaro ha salvato Di Matteo e Lumia”

Nel 2014 Matteo Messina Denaro avrebbe “salvato” la vita al pubblico ministero Antonino Di Matteo e, anche se non c’è certezza sul riferimento al politico, al senatore Giuseppe Lumia. A raccontare il retroscena è stato il pentito di Bagheria Salvatore Lo Piparo.

Nella zona del popoloso centro alle porte di Palermo il latitante di Castelvetrano si è certamente nascosto alla fine degli anni Novanta. Tra Aspra e Bagheria nel 2000 fu ritrovato il covo del boss. O meglio, il nido d’amore che condivideva con una donna allora trentenne, Maria Mesi. Si tratta di un cognome che ora rimbalza nei verbali di Lo Piparo. Uomo d’onore della nuova mafia bagherese, Lo Piparo si è pentito due anni fa. Le sue dichiarazioni sono state riscontrate e la sua attendibilità certificata. Solo che le notizie sull’imprendibile latitante non le ha acquisite in prima persona, ma le ha apprese da Francesco Mesi, fratello della donna che ha avuto una relazione con il latitante.

Una cosa è certa: gli investigatori hanno cercato tracce, senza successo, del padrino di Castelvetrano in ogni centimetro quadrato di Bagheria e dintorni. La conferma arriva dal ritrovamento da parte di Lo Piparo e, così racconta il pentito, di Mesi di due telecamere. “… ci dissi Francè, vidi che qua c’è telecamera… si avvicinò, dici ‘mortu sugnu, dici, vero una telecamera è’”. Ed è quando si accorsero di essere spiati che Mesi gli avrebbe detto: “… mi fa ‘cescanu a chiddu.. ma vidi ca chiddu a America è. Rimasi scioccato”. In America Mesi ci sarebbe andato due volte all’anno, senza familiari al seguito. Oltreoceano si sarebbe trovato, racconta il collaboratore di giustizia, pure il giorno della retata in cui finì in manette Francesco Guttadauro, nipote di Messina Denaro.

Il latitante, dunque, si sarebbe nascosto in America. Lo Piparo era “scioccato” per la notizia. Sapeva bene, lui per primo, che le parole di Mesi, però, andavano prese con le pinze per il suo stile di vita. “Si vedeva ca era tutto mriacu” – ha verbalizzato Lo Piparo – ad esempio, quando nel 2014 Francesco Mesi gli avrebbe riferito la confidenza della confidenze. A Messina Denaro “l’avissiru a ringraziari”. “Per cosa?”, chiese il pentito all’amico Mesi: “Ca un fici ammazzari a Di Matteo e chiddu chi c’è ddà a Mongerbino… chiddu Lumia, non lo disse subito, poi disse Lumia (non avrebbe aggiunto alcun commento, ma l’ipotesi è che facesse riferimento al politico, ndr) e poi mi spiegò un discorso della commissione che durò proprio 30 secondi, mi disse iddu è u capu da commissione, di qua e di là.. fa dice e mi disse puru che lui non ce l’ha assolutamente con i giudici… fa dice lui ce l’ha con lo Stato… però mi dissi iddu ca forse è megghiu ca si ci allea, forse è meglio che si ci allea con lo Stato e il discorso è finito qua”. Vietato fare il nome di Messina Denaro. Il padrino era semplicemente “Iddu”.

Storie apprese ‘de relato’ che, almeno ufficialmente, non hanno prodotto risultati investigativi. È uno dei tanti, troppi racconti impossibili da riscontrare sulla fuga di Messina Denaro. Racconti che in alcuni passaggi finiscono per aggiungere confusione alla già difficilissima attività investigativa. Secondo un altro pentito, Vito Galatolo, a lui e ad altri boss il latitante aveva dato il via libera per organizzare il piano di morte contro il pm Di Matteo. Come? In deroga alla sua abitudine di comunicare con il contagocce Messina Denaro avrebbe fatto pervenire due lettere ai boss di San Lorenzo nel giro di pochi giorni l’una dall’altra. Il magistrato che fa parte del pool del processo sulla cosiddetta Trattativa andava ucciso a Palermo con il tritolo già comprato in Calabria e trasportato nel capoluogo siciliano, ma di cui non è stata trovata traccia. Oppure si doveva agire con un’azione chirurgica a Roma. Secondo Lo Piparo, invece, anche se le sue conoscenze sono indirette, Messina Denaro piuttosto che eliminare Di Matteo avrebbe deciso di salvargli la vita assieme a quella del senatore Lumia. Non è dato sapere come, dove e perché. Resta una delle tante dichiarazioni confinate nei verbali dei collaboratori di giustizia. [LIVE SICILIA]

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.