Matteo Messina Denaro voleva un finale uguale a quello del padre

Per se stesso Messina Denaro voleva un finale uguale a quello del padre, che stroncato da un infarto fu fatto trovare la sera del 30 novembre del 1998 in una stradina di campagna di Mazara, con le mani giunte già vestito di tutto punto e sul quale la moglie Lorenza al suo arrivo, poggiò un cappotto di Astrakan. Ma del rapporto che aveva con la morte lo stesso Messina Denaro aveva scritto anni fa all’ex sindaco Tonino Vaccarino: «Con la morte ho un rapporto particolare. Da ragazzo la sfidavo con leggerezza da incosciente, da uomo maturo la prendo a calci in testa perché non la temo. Non è una questione di coraggio. Semplicemente non amo la vita». E ancora: «Quando la morte verrà mi troverà a testa alta e sarà uno dei pochi momenti felici che ho vissuto».

Matteo Messina Denaro, progettava di farsi trovare già morto, così com’era accaduto con il padre, piuttosto che farsi uccidere dal tumore, che ormai da tempo lo ha aggredito, o farsi catturare dalle forze dell’ordine, cosa che però è poi accaduta.

In uno dei pizzini ritrovati nella casa della sorella Rosalia (in carcere dallo scorso 3 marzo) Matteo Messina Denaro comunicava le sue ultime volontà. Era il 10 maggio 2022. «Ero tutto bagnato dal sudore – scriveva alla sorella – Diletta lavava i miei indumenti, li torceva ed uscivano gocce di acqua, era senza parole». Diletta è Lorena Lanceri, anche lei finita in carcere con il marito Emanuele Bonafede, e viene indicata dagli investigatori come la vivandiera.

Messina Denaro rinchiuso al 41 bis nel carcere dell’Aquila pare non abbia digerito le modalità in cui è avvenuto il suo arresto. «Da qualche giorno a questa parte tutta la Palermo bene ha le unghie ammucciate», avrebbe detto pochi giorni dopo l’arresto ad un medico che lo stava visitando. Parole che sembrano confermare che tra i suoi sospetti c’era stato un possibile tradimento tra i personaggi di quella Palermo bene che per decenni ha fatto affari con lui e indirettamente protetto la sua latitanza.

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