MILANO – Arrestato nucleo familiare agrigentino per usura ed estorsione

Prestavano denaro agli imprenditori a tassi da usura, e minacciavano le vittime paventando ritorsioni da parte di una «famiglia» criminale. Una famiglia composta da genitori e figlio trentunenne, più due complici, sono stati arrestati dai carabinieri del Comando Provinciale di Milano con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di plurimi delitti di usura ed estorsione aggravate.

Il gruppo familiare originario dell’Agrigentino è composto dal 59enne Vincenzo Scrima, da sua moglie coetanea Mariagrazia Sanzo e dal loro figlio Giovanni Scrima, di 31. La donna è l’unica dell’intera vicenda ad aver ottenuto i domiciliari, gli altri sono destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. In manette, oltre a loro, sono finiti anche il barista 38enne Giuseppe Ascrizzi e il 52enne Raffaele Ferrara.

L’indagine, avviata nel settembre 2019, è nata dall’individuazione di una vittima di usura da parte di un gruppo di soggetti e ha permesso al Nucleo investigativo «di identificare altre sette persone oggetto dei medesimi reati». In un caso gli usurai hanno prestato, in più riprese, 100mila euro a una imprenditrice che tra il 2016 e il 2019 ha pagato complessivamente 300mila euro.

I carabinieri hanno individuato 8 imprenditori vittime dei loro tassi usurai: 50 per cento ogni trimestre, con un aumento dell’interesse in caso di ritardo nei pagamenti anche di pochi giorni. Nei tre mesi di indagine, dal settembre 2019, gli investigatori stimano che il giro d’affari del gruppo possa essere quantificato in 200mila euro. I capi e organizzatori sono ritenuti Vincenzo Scrima e Ferrara, mentre gli altri risultano partecipi «nel recupero delle somme di denaro mettendo ripetutamente a disposizione i propri conti correnti, carte Postepay e anche ritirando di persona somme in contanti».

In particolare, Ascrizzi metteva a disposizione il proprio bar a Paullo, nel Milanese, per gli incontri e lo scambio di denaro. Nei mesi di indagine non sono emersi episodi violenti ma il gruppo riusciva a esercitare una pressione psicologica parlando di eventuali ritorsioni da parte di una fantomatica famiglia criminale di Quarto Oggiaro che non è mai stata nominata esplicitamente.

Per essere più “convincenti” in un’occasione avevano detto alla vittima “Ma manna a Stidda”, “mi manda la Stidda”, l’organizzazione mafiosa siciliana che proprio sul pizzo – e sulla violenza – ha costruito le sue fortune.

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