MONTEDORO – Lucia ha dovuto aspettare 66 anni per avere un funerale.

Un oltraggio all’oltraggio: era quello subito da Lucia Mantione, conosciuta come “Lucietta”, che fu barbaramente uccisa nel 1955 e alla quale furono negati i funerali. Il 6 gennaio di quell’anno subì un tentato stupro e, forse perché si ribellò, fu strangolata. All’epoca il parroco di Montedoro (Caltanisetta) applicò il principio di negare i funerali a chi aveva subito una morte violenta. Ora le spoglie di Lucietta saranno riesumate per nuove indagini e ci sarà l’occasione di poterle poi dare l’estremo saluto in chiesa.

Lucia ha dovuto aspettare 66 anni per avere un funerale. Sparì il 6 gennaio 1955, e dopo tre giorni fu trovata morta: era stata strangolata al termine di un tentativo di violenza. La bambina si era ribellata all’aggressore e fu barbaramente uccisa. Il corpo venne trovato in un casolare a un chilometro da Montedoro, un paese di 1.500 abitanti in provincia di Caltanissetta.

A Lucietta vennero pero’ negati i funerali: il parroco del tempo applicò rigidamente il principio che vieta il rito funebre nei casi di morte violenta. Un principio che era legato più alle morti di mafia che non alle vittime di aggressioni. Montedoro però ha coltivato la memoria di quella tragedia e ha continuato a chiedere verità e rispetto per la bambina assassinata.

Il caso è stato recentemente riaperto dalla Procura di Caltanissetta e i resti di Lucia Mantione sono stati riesumati per un esame medico-legale e l’estrazione del Dna. In questa occasione sono stati organizzati i funerali a suo tempo negati. Si terranno nel pomeriggio del 28 luglio, con la presenza della salma, nella parrocchia di Santa Maria del Rosario. 

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