Operazione “Assedio”, nuovi particolari

“ Io sono nato mafioso, mi dovrei vergognare? E invece non mi vergogno”. Cosi Angelo Occhipinti , boss di Licata, fermato ieri insieme con altre sei persone nell’ambito di un’inchiesta che coinvolge politici e imprenditori. Nelle intercettazioni spunta il nome del deputato regionale Carmelo Pullara, che si dice estraneo ai fatti e che si è autosospeso dall’Antimafia. Ma l’operazione di ieri, denominata “Assedio” getta ombre lunghissime anche su un altro politico licatese, Giuseppe Scozzari , consigliere comunale dal 2018. Agli atti dell’inchiesta una ripresa video, che mostra il presunto capomafia Angelo Occhipinti  detto “Piscimoddu” 30 anni passati in galera, a braccetto proprio con lui. Carabinieri e Procura che hanno coordinato l’indagine sono sicuri che Scozzari ha ottenuto l’elezione nel 2018, all’esito delle quali, in cambio avrebbe garantito la sua disponibilità all’organizzazione in diverse circostanze , principalmente nell’ambito di necessità di carattere diagnostico presso l’ospedale di Licata. E sull’operazione di ieri, il Sindaco di Licata Galanti ha dichiarato: “Piena fiducia da parte mia nella Magistratura e nel suo operato”. Galanti ieri pomeriggio  è stato poi sentito in procura ad Agrigento. Vicende giudiziarie che toccano da vicino anche il consiglio comunale di Licata considerato il coinvolgimento di Giuseppe Scozzari. Ritornando sui particolari dell’operazione, Angelo Occhipinti, avrebbe avuto anche un “portaborse”, l’ex guardiano notturno Angelo Graci. Vincenzo Bellavia , che insieme al padre , ha un’azienda che piazza macchinette in locali, invece, avrebbe garantito facili guadagni . Altri introiti erano garantiti  dalla gestione abusiva delle aree di parcheggio , destinate ai bagnanti , che frequentavano località balneari note, quale soprattutto “Molarella” di Licata, con un guadagno giornaliero , che andava dagli 800 ai 1000 euro, attraverso soggetti compiacenti. “L’indagine è stata chiamata “Assedio” , perché fondamentalmente  Occhipinti, uscito dal carcere nel 2017, si era subito mosso, e frequentava un magazzino , il quale, è stato oggetto  di attenzione e anche di intercettazione da parte dei Carabinieri. “Il fortino” era a due passi dal centro di Licata, in via Palma. Sorvegliato a vista da uomini  in servizio perenne e da cani molto molesti che non facevano avvicinare alcuno e che avevano scovato persino una microspia. Il magazzino, pur senza servizi igienici, era diventato il bunker , dove riceveva mafiosi, ladri, esponenti politici, imprenditori e commercianti ai quali , a seconda dei casi, applicava la sua legge, quella della mafia. Dispensava consigli e ordini, imponeva il pizzo, trafficava in droga. E raccoglieva voti per i suoi candidati al consiglio comunale. Dopo aver protetto il suo fortino all’esterno, “Occhipinti” aveva anche schermato l’interno, rendendo praticamente  impossibile intercettare conversazioni utilizzando uno jammer(disturbatore di frequenze)e alzando ai massimi livelli il volume di radio e tv. Ma la sagacia dei carabinieri che hanno condotto l’indagine “Assedio” che ha portato in carcere sette persone ha avuto il sopravvento.  

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