OPERAZIONE “CUCI E SCUCI” – I retroscena del costruttore ennese che ha fatto i nomi

“Mi hanno informato che è prassi del loro ufficio richiedere il 2% o il 3% sui lavori alle imprese che eseguono le opere”. Queste le parole con le quali Gaetano Debole, giovane imprenditore dell’ennese, ha illustrato agli investigatori il sistema di mazzette al Provveditorato delle Opere pubbliche. Non era la prima denuncia , in passato in un’altra inchiesta Debole ha accusato gli emissari del pizzo, ma queste dichiarazioni secondo l’accusa hanno svelato un meccanismo forse ancora più subdolo che in un certo senso conveniva tutti. Ai corrotti che intascavano le tangenti e pure ai corruttori che non avevano problemi con i pagamenti pubblici e ammortizzavano i costi delle bustarelle con le perizie di variante gonfiate. I nomi fatti dal costruttore sono quelli dell’Ingegnere Claudio Monte e un collaboratore, Antonio Casella, un geologo nei gruppi dell’ingegnere Franco Barberi. Inoltre, sempre secondo il costruttore ennese , in un interrogatorio avuto in Procura nel 2016 avrebbe dichiarato che, l’ingegnere Monte gli avrebbe chiesto die seguire dei lavori a casa sua.

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