OPERAZIONE “DOUBLE FACE” – Ecco chi è Antonello Montante

Antonello Montante, nato nel 1963, è un imprenditore nel settore della costruzione di biciclette, azienda di famiglia esistente già negli anni Venti, e di ammortizzatori per mezzi pesanti con una società di cui è fondatore.

E’ stato presidente Confindustria Sicilia e delegato nazionale per la legalità dell’associazione degli industriali con la presidenza di Giorgio Squinzi. Attualmente presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta e numero uno di Retimpresa Servizi srl di Confindustria Nazionale.

E’ stato uno dei promotori della svolta di Confindustria Sicilia quando, insieme con l’allora presidente Ivan Lo Bello, lanciò la battaglia contro il racket annunciando che l’associazione avrebbe espulso chiunque pagasse il pizzo e proponendo un codice antimafia.

Molto vicino al governo Crocetta, tanto da far nominare come assessore Linda Vancheri, una delle sue fedelissime.

All’inizio del 2015, quando iniziarono le prime indagini su di lui per mafia, si autosospese dal consiglio direttivo dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati “per profondo rispetto di tutte le istituzioni”.

Il 22 gennaio di due anni fa aveva ricevuto un avviso di garanzia per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, venivano ipotizzati legami d’affari e rapporti di amicizia con Vincenzo Arnone, boss di Serradifalco, figlio di Paolino Arnone, storico padrino della provincia di Caltanissetta morto suicida in carcere nel 1992. Vincenzo Arnone è stato testimone di nozze di Montante.

“L’industriale nisseno – dicono gli investigatori – ha ideato e attuato nel tempo un illecito sistema di potere, grazie a una ramificata rete di relazioni e complicità intessuta con vari personaggi inseriti ai vertici delle istituzioni”.

L’indagine ha preso le mosse dalle dichiarazioni rese nel 2014 dal collaboratore di giustizia Dario Di Francesco, reggente della famiglia di Serradifalco, il quale ha fornito specifiche indicazioni sulla “vicinanza” di Montante all’ambiente mafioso nisseno, in particolare a personaggi di spicco di Cosa nostra come gli Arnone.

Nonostante il contributo fornito da due ulteriori collaboratori di giustizia gli investigatori non hanno trovato elementi sufficienti per accusare Montante di concorso esterno in associazione mafiosa. Sono state però le dichiarazioni di due imprenditori un tempo assai vicini a lui, l’ex assessore regionale Marco Venturi e l’ex presidente dell’Irsap Alfonso Cicero, “a svelare come la rete di relazioni che Montante era riuscito a instaurare sbandierando il vessillo della legalità servisse in realtà a occultare i rapporti che aveva in passato intessuto con esponenti di spicco della criminalità organizzata”.

Tutti i nomi spiati da Antonello Montante

Dal politico all’avvocato, dal giornalista all’imprenditore. Antonello Montante voleva conoscere il ”nemico” o comunque le persone con cui aveva a che fare e per questo attraverso Diego Di Simone, ex sostituto commissario della squadra mobile di Palermo faceva fare a Giuseppe Graceffa, vice sovrintendente della polizia in servizio a Palermo, le interrogazioni alla banca dati della forze di polizia Sistema d’indagine (Sdi).

Sono decine i profili richiesti: da Alfonzo Cicero, che era alla guida dell’Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive, a Davide Durante, ex presidente di Confidustrria Trapani, da Gioacchino Genchi ex poliziotto e legale di Pietro Di Vincenzo, imprenditore condannato per estorsione e cessione fittizia di beni, dall’ex senatore Pd Vladimiro Crisafulli all’attuale assessore all’Economia e avvocato Gaetano Armao.

L’elenco è lunghissimo: ci sono i collaboratori di giustizia Carmelo Barbieri, Pietro Riggi e Aldo Riggi, l’ex presidente del consorzio Asi di Caltanissetta Umberto Cortese, l’ex direttore di Confindustria nissena Tullio Giarratano, l’ex assessore regionale Nicolò Marino e i suoi figli, i giornalisti Giampiero Casagni e Attilio Bolzoni. Secondo il gip Montante ”voleva acquisire informazioni su persone che hanno rivestito un ruolo politico di ambito regionale e che erano entrate in rotta di collisione con lui e col sistema confindustriale che rappresenta in relazione alle più svariate vicende”.

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