Operazione “Gallodoro:” omicidio, droga ed estorsioni [VD TG]


L’antica mafia del Vallone , nel nisseno, nonostante le inchieste e gli arresti che ne hanno fiaccato la potenza sembra più viva che mai. E l’operazione “Gallodoro” firmata dal Ros dei carabinieri e coordinata dalla Procura di Caltanissetta,  è un’istantanea fedele dello stato di salute  di Cosa Nostra nel nord del nisseno. Un’inchiesta che non solo ha rivelato nuovi redditizi affari,  ma ha squarciato il velo su un omicidio compiuto 21 anni fa, nel 1998. Dalla lettura di quell’omicidio è possibile ricostruire  le dinamiche  e gli equilibri di Cosa Nostra di quell’epoca, e soprattutto riscrivere un pezzo della storia del mandamento di Mussomeli. L‘omicidio in questione è quello di Gaetano Falcone avvenuto il 13 giugno del 1998. Falcone fu assassinato tra Montedoro e Bompensiere. Adesso si conoscerebbe ogni dettaglio di quell’agguato. E questo grazie a un collaboratore di giustizia , Maurizio Carrubba, che si è autoaccusato di essere stato uno dei sicari. Secondo il pentito, Falcone pagò con la vita la sua appartenenza , ad una “corrente” interna al mandamento avversa all’ala campofranchese capeggiata da Domenico Mimi Vaccaro e legata a Bernardo Provenzano . Falcone dopo avere stretto un sodalizio con Salvatore Fragapane, storico boss agrigentino di Santa Elisabetta, e dopo essere finito nelle grazie del boss di Partinico Vito Vitale, sarebbe diventato un nemico di Vaccaro. Non solo. Nei confronti dell’uomo d’onore di Montedoro anche il sospetto che dietro all’omicidio di Lorenzo Vaccaro , fratello di Mimi, e di Francesco Carrubba , fratello del pentito, uccisi in un agguato a Catania nel gennaio del 1998, ci fosse tra gli altri proprio Falcone. A firmare la sua condanna a morte – secondo il racconto del collaboratore di giustizia, sarebbe stato Mimi Vaccaro, in quei giorni al soggiorno obbligato a Terni. Ma prima che il commando , composto oltre che da Carrubba pure da Angelo Schillaci entrasse in azione, Vaccaro chiese l’assenso al cugino della vittima, Nicolò Falcone, membro della famiglia di Montedoro. Carrubba ha rivelato che ad occuparsi di pianificare l’agguato furono Antonio Tusa e Giuseppe Modica. Inoltre, dall’operazione “Gallodoro” si evince che droga ed estorsioni, sono i due principali  e redditizi affari sui quali il mandamento di Mussomeli avrebbe riservato le proprie attenzioni in tempi recenti. I Carabinieri avrebbero appurato alcuni  episodi di taglieggiamento nei confronti degli imprenditori edili del territorio, in special modo di Campofranco. Ma il dato sconfortante che affiora è il silenzio e la mancata collaborazione delle vittime. Nessuno degli imprenditori taglieggiati ha voluto confermare gli episodi, nessuno ha denunciato né tantomeno ha dato un apporto alle indagini. Oltre al pizzo la consorteria mafiosa in tempi recenti si è dedicata al traffico di stupefacenti.

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