OPERAZIONE “MALEBRANCHE”- Gruppo Pelonero nel mirino per bancarotta e riciclaggio: 10 arresti e 22 indagati

Una vasta operazione della Guardia di Finanza di Agrigento, coordinata dalla locale Procura della Repubblica ha fatto scattare l’operazione, denominata “Malebranche”, (come il girone dantesco dell’inferno)  sul gruppo imprenditoriale Pelonero di Agrigento. che ha riguardato complessivamente 22 soggetti e ha consentito di eseguire 10 misure cautelari agli arresti domiciliari, 3 obblighi di dimora, sequestro preventivo nei confronti delle cinque società attualmente attive di beni e automezzi, quote di partecipazione societaria, rapporti finanziari, unità mobili ed immobiliari, e in sono in corso ancora perquisizioni domiciliari e presso locali aziendali.Per compiere queste operazioni finanziarie – secondo gli inquirenti – un ruolo fondamentale l’avrebbe giocato la commercialista agrigentina Graziella Falzone (finita ai domiciliari) definita la “mente finanziaria” dell’associazione.

I 22 indagati sono: Gaetano Sferrazza 78 anni , Diego Sferrazza 51 anni , Gioacchino Sferrazza 54 anni, Gaetano Sferrazza 30 anni, Fabiana Sferrazza 26 anni, Gaetano Sferrazza 28 anni, Clelia Sferrazza 23 anni, Maria Teresa Cani 54 anni, Lorena Argento 33 anni, Giovanna Lalicata 51 anni, Graziella Falzone 53 anni, Vincenzo Lo Cicero 36anni, Francesco Maraventano 38 anni, Mariella Mamo 38 anni, Veronica Vassallo 33 anni, Giulia Di Marco 51 anni, Ignazio Giacchetto 59 anni, Cristian Amato 27 anni , Assuntina Lupo 55 anni, Nicolò Zambuto 67 anni , Calogera Licata 66 anni, Salvatore Noto 39 anni, per reati che vanno dalla associazione per delinquere, alla bancarotta fraudolenta, al riciclaggio e all’autoriciclaggio nonche’ a varie ipotesi di reati tributari.

“Il meccanismo è’ semplice ma crea allarma sociale: si crea debito in una società per poi trasferirli in un’altra neonata. Si crea così un danno per i creditori di quasi 5 milioni di euro. Contestualmente anche un danno nei confronti dell’erario. Contestato l’auto-riciclaggio perché si elude la possibilità di tracciare questi flussi di denaro. Una marea di società create
ad hoc; L’impulso decisivo viene però da un fatto: le minacce rivolte ad un curatore fallimentare che si occupava di una delle società del gruppo Pelonero. Per questo singolo episodio, che viene contestato, si procede separatamente..
Dichiara il Procuratore Capo Luigi Patronaggio durante la conferenza di stampa presso la Procura di Agrigento.

“I reati tributari e bancarotta non sono di serie B ma sono gravissimi. L’economia è’ alla base di tutto e questi reati creano allarme sociale e difficoltà ai concorrenti e creditori che rimangono privi di beni e risorse finanziarie soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria” dice il nuovo colonnello della gdf Rocco Lopane.

L’indagine nasce nel 2015, a seguito di minacce e ripetuti atti intimidatori a danno di un curatore fallimentare, nell’esercizio delle sue funzioni, in una società sottoposta a procedura fallimentare e facente parte del gruppo societario oggi sequestrato. L’indagine ha riguardato sette società fallite e cinque tutt’ora in attività, tutte riconducibili ad un gruppo familiare, operanti nel settore del commercio di articoli casalinghi, pulizia della casa e della persona, cosmetica, e giocattoli.

“L’indagine, nasce nel 2015 con un normale procedimento bancario. La gdf inizia le indagini e capisce come una singola società fallita poteva essere collegata ad una serie di operazioni di altre società, dichiara il pm Alessandra Russo.

Fanno eco le parole del pm Paola Vetro che dichiara: “ indagine complessa per numero di società e soggetti. Corposa attività che ci ha permesso di capire il meccanismo di distrazione di beni di società in società tutte riconducibili alla famiglia Sferrazza”.

Sotto la lente di ingrandimento delle Fiamme Gialle – guidate dal nuovo colonnello appena insediatosi Rocco Lopane e dal comandante del Nucleo Finanziario col. Giuseppe Dell’Anna – operazioni finanziarie “spericolate” che riguardano 12 società operanti nel settore dei giocattoli, cosmetica e articoli di casa (7 fallite e 5 ancora in attività) riconducibili alla famiglia Sferrazza.

Durante le perquisizioni ancora in corso i militari della Guardia di Finanza hanno rinvenuto anche una pistola clandestina. Sull’arma verranno eseguiti accertamenti.

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