OPERAZIONE “MONTAGNA” – Un fiume di soldi attorno alle attività illecite delle persone arrestate. Il ruolo del racalmutese Salvatore Puma [VD TG]

Oltre 500 mila euro sono stati trovati e sequestrati in casa di alcuni, dei 57 soggetti arrestati, la notte del blitz “Montagna”, condotto dai carabinieri del Reparto operativo del comando provinciale di Agrigento. Il denaro contante, suddiviso a “blocchi” di banconote da 50, 100 e 200 euro, è stato scovato nel corso delle perquisizioni domiciliari. Secondo i sostituti procuratori della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, sarebbero il frutto delle attività criminali, poste in essere dalle famiglie mafiose del “Mandamento Montagna” per estorsioni, truffe aggravate e legate alle scommesse. Le somme sequestrate sarebbero state cosi suddivise: poco più di 230 mila euro sarebbero riconducibili a Giuseppe Luciano Spoto , 79 anni, di Bivona, e ai figli Massimo, 40 anni, e Vincenzo, 42 anni; 49.200 euro sono stati trovati a Domencio Maniscalco 53 enne della famiglia mafiosa di Sciacca. E ancora, 240 mila euro sarebbero stati sequestrati a Vincenzo Mangiapane, 64 anni, Vincenzo Mangiapane 53 anni e all’omonimo di 47 anni, tutti di Cammarata. Mentre a Giuseppe Blando, 54 anni di Favara , sarebbero stati sequestrati 17.800 euro. Le famiglie mafiose del “Mandamento Montagna” avevano messo le mani in diversi settori, condizionando appalti pubblici, gestito il monopolio delle macchinette videopoker, e inserendosi anche nel “business” relativo all’acquisto dei prodotti sequestrati in Tribunale. I Carabinieri ascoltano e registrano l’incontro tra Giuseppe Nugara, 53 enne, reggente della famiglia mafiosa di San Biagio Platani e Calogerino Giambrone , 55 enne, considerato esponente di primo piano della mafia di Cammarata. I due a bordo di un’autovettura parlano di come inserirsi e fare denaro facile con l’acquisto di materiali sequestrati dal Tribunale.

Tra i paesi della provincia agrigentina in cui Calogerino e Angelo Giambrone , sarebbero riusciti ad ottenere l’appoggio per poter noleggiare le proprie apparecchiature da gioco, risultava esservi Racalmuto , per l’interessamento di Salvatore Puma, 40 enne, appartenente secondo la Dda , alla famiglia mafiiosa di Racalmuto. I Carabinieri nel corso delle indagini hanno documentato diversi incontri , uno in particolare avvenuto il 12 maggio del 2014, allorquando Calogerino Giambrone , unitamente al favarese Giuseppe Quaranta , sono andati a trovare Puma. Quest’ultimo durante l’incontro  avrebbe informato Giambrone, dell’imminente apertura di un nuovo locale in quello stesso centro abitato, con conseguente possibilità di poter inserire le macchinette del figlio Angelo. Successivamente i militari del Reaprto Operativo hanno intercettato altre conversazioni, dove il racalmutese Puma, ha accompagnato Calogerino Giambrone, in una sorta di giro agli esercizi pubblici del centro agrigentino. In tutti i casi documentati , Puma si sarebbe occupato di presentare il cammaratese ai titolari. E spesso Puma esterneva una sorta di sicurezza in merito alla propria capacità di controllo ed influenza sul proprio territorio.

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