OPERAZIONE NUOVA CUPOLA – Fatta piena luce su alcuni attentati intimidatori

I più attivi Giovanni Tarallo e Francesco Ribisi, che si sarebbero serviti di alcuni uomini di loro fiducia: Gaetano Licata, Pietro Capraro, Vincenzo Capraro, Luca Cosentino e Natale Bianchi. Obiettivo di questo gruppo sarebbe stato quello di imporre il personale attraverso richieste estorsive finalizzata ad ottenere il controllo del mercato degli autotrasporti tra Porto Empedocle e Lampedusa. in particolare imponendo l’assunzione presso la «Mnr trasporti e materiali edili srl» di Domenico Cucina degli stessi Gaetano Licata, Pietro e Vincenzo Capraro, non risparmiando richieste di denaro, minacciando in caso di rifiuto di ricorrere a danneggiamenti e furti, costringendo il Cucina con il benestare della famiglia mafiosa di Porto Empedocle, a non incrementare il proprio giro di affari nel settore dei trasporti da e per Lampedusa, inducendolo a rifiutare le commesse. Pietro Capraro avrebbe intimidito la ditta «Forza Trasporti» di Villaseta, ad avvalersi delle sue prestazioni e dei suoi mezzi per effettuare trasporti a Lampedusa. Intimidazioni e minacce per la ditta «Asec» colpevole solo di avere affidato l’esclusiva dei trasporti alla ditta «Forza Trasporti» e non allo stesso Capraro, e altre minacce alla ditta «Transco» affinchè in futuro si astenesse ad effettuare trasporti sull’isola. Il gruppo che fa capo a Francesco Ribisi, non disdegnava di ricorrere all’uso delle armi per intimidire ditte e commercianti. Sarebbero stati gli uomini di Ribisi, Luca Cosentino, Maurizio Rizzo, Pietro Capraro e Natale Bianchi gli autori di due episodi avvenuti il 28 giugno del 2011 a San Leone: due colpi di fucile caricato a pallettoni contro la vetrata della sala giochi «Aster games» di piazzale Aster, così costringendo il titolare a pagare il pizzo. Stessa azione e modalità per convincere il proprietario di una pasticceria di San Leone a sottomettersi a Cosa Nostra. E sarebbe stato lo stesso gruppo a lasciare una bottiglia di benzina e due proiettili sotto la saracinesca di una cartolibreria di via Mazzini ad Agrigento e davanti la porta d’ingresso di un ristorante sul lungomare di San Leone. Giovanni Tarallo e Francesco Ribisi si sarebbero spinti fino a Grotte, dove avrebbero chiesto il pizzo ai titolari della società Mancuso, chiedendo un contributo per aiutare la «famiglia di Agrigento». Tarallo e Ribisi avrebbero chiesto 30 mila euro ad un negozio di abbigliamento sul viale Leonardo Sciascia, e agendo con violenza si sarebbero fatti consegnare 250 euro al mese per ciascuno esercizio gestito, dal titolare di supermercati con sei punti vendita a Raffadali. Sarebbero state decine le ditte tagliaggiate dal gruppo guidato da Ribisi-Tarallo.

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