Operazione Waterloo, la Procura:” Dietro di tutto c’è la compiacenza di organi preposti al controllo”

“Noi abbiamo la struttura antimafia più avanzata del mondo ma quando gli organi preposti ai controlli smettono di fare il loro dovere tutto cambia”. I procuratori che hanno condotto l’indagine su Girgenti Acque analizzando i fatti dal 2013 al 2018 mostrano un quadro inquietante che mette in discussione gli organi deputati al controllo in tutti gli ambiti, dalla depurazione ai conti: “Questo si è verificato – dicono in conferenza stampa – perché si metteva l’uomo giusto al posto giusto. Se c’era un collegio sindacale si faceva presiedere da un uomo di Campione (patron di Girgenti Acque ndr) occorreva un parere sulle tariffe per suffragare e controbattere una legge regionale che andava a sfavore della Girgenti Acque, si dava mandato a un uomo di spicco delle autorità competenti per cambiarla. Appena c’era un ostacolo si trovava la soluzione adatta. Anche quando c’era da catturare l’attenzione giornalistica, si pagava il direttore di una nota testata affinché scrivesse bene di Campione. Non è stato facile tenere riservata questa indagine. Se ci fosse stata una fuga di notizia qualcuno avrebbe avvertito Campione”.

Il colonnello della Guardia di Finanza entra nel merito dell’inchiesta parla di false fatturazioni: “Tutto faceva capo a Campione quindi diveniva facile scambiare fatture a copertura di crediti fittizi oppure gonfiare i bilanci per apparare i conti. Non ci era mai capitato di trovare una società di revisione che era dipendente essa stessa dall’imprenditore, (Campione ndr) che obbediva agli ordini”.

L’indagine però riguarda anche i danni subiti dai cittadini, che pagano una delle bollette più alte d’Italia per un servizio idrico carente e con turnazioni che arrivano anche a una settimana. “L’acqua è un bene pubblico ma in questa città che nasce per la sua ricchezza di acqua, questo liquido è un bene che non è accessibile a tutti – spiegano i carabinieri – I signori dell’acqua, come sono stati chiamati dalla procura – hanno creato un danno erariale che però è a carico dei cittadini, che non hanno acqua, non hanno depurazione e pagano bollette ingenti. Il nostro obiettivo è proteggere la gente”.

I carabinieri del Noe entrano anche nell’inchiesta sull’inquinamento e sulla mancata depurazione: “La salute dei cittadini deve essere salvaguardata, ma la depurazione delle acque aveva delle falle. Se non ci fosse il reato di danno ambientale da poco introdotto ci sarebbero stati soltanto delle contravvenzioni, ma le indagini hanno permesso di configurare la nuova forma di delitto che ci ha mostrato un quadro sconcertante. Dietro di tutto c’è il guadagno – spiega ancora – meno fanghi smaltisco, meno pago. Un depuratore che funziona deve depurare una gran quantità di fanghi ma questi venivano smaltiti nei campi anche se carichi di agenti inquinanti. Si ometteva la depurazione e lo abbiamo compreso in quanto nelle analisi non veniva neanche ricercato l’escherichia coli, il primo parametro da controllare per le acque smaltite. Appena abbiamo controllato noi erano fuori da ogni immaginazione”.

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