PALERMO – Brancaccio, grazie a don Puglisi ora scuole e un centro sportivo

Sono passati quasi vent’anni dall’uccisione di don Pino Puglisi, avvenuta per mano mafiosa quel tragico 15 settembre 1993. Certo, “lu parrinu” non c’è più, ma le sue idee e le sue parole, continuano a camminare tra le strade del quartiere Brancaccio, fino ad arrivare lontano, dovunque vi sia voglia di riscatto e di giustizia. Il grande giorno, così tanto voluto dai fedeli, si avvicina. 

Domani alle 10,30 oltre 100 mila persone radunate al Foro Italico, assisteranno alla sua Beatificazione. Un evento straordinario che rompe qualsiasi patto tra la Chiesa e la mafia: tra quei boss che amavano frequentare le sacrestie e finanziavano le feste dei santi, e coloro che con umiltà e amore cercavano di risollevare le sorti di un quartiere e di una comunità, vittima dell’arroganza di cosa nostra.
Due i momenti che caratterizzeranno la giornata di domani: il primo è il rito di beatificazione presieduto dal cardinale Salvatore De Giorgi, rappresentante di Papa Francesco; il secondo è la celebrazione eucaristica, presieduta dal cardinale Paolo Romeo. Accanto all’altare, poi, sarà esposta una reliquia del beato, ovvero un piccolo pezzo di una costola. La celebrazione sarà preceduta, stasera alle 21, da una veglia di preghiera in via Fichidindia a Brancaccio, sul terreno dove sorgerà la nuova chiesa intitolata al martire palermitano concesso alla Curia arcivescovile dall’Agenzia nazionale dei beni confiscati alla mafia. Durante la veglia verrà dedicato un inno al parroco, composto da don Giuseppe Bruno e dal fratello Daniele.

Tra le strade del quartiere Brancaccio, dove adesso c’è la sede del centro Padre Nostro, dove in questi anni sono nate nuove scuole (in passato inesistenti), e dove in memoria del parroco è stato creato anche un centro sportivo, le lenzuola bianche esposte dalle abitazioni, evidenziano l’affetto di molti residenti nei confronti di quell’uomo semplice e ostinato a raggiungere i suoi obbiettivi di uguaglianza e incontro.

“Don Pino è stato il nostro “Parrinu”. Gli altri, dopo di lui, sono soltanto dei semplici preti – afferma il titolare di un bar nel cuore del quartiere – Padre Puglisi era stato lasciato solo, ma lui non si è mai fermato”.

In via Azolino Hazon, una zona molto cara a don Pino, ma anche ai fratelli Graviano,  (i boss mandanti di quell’orribile omicidio, che proprio qui reclutavano i propri soldati) tra quei grandi palazzoni, nei cui scantinati fu preparata l’auto bomba per la strage di via D’Amelio, la vita continua a scorrere con i problemi di ogni giorno, scandita dalle canzoni neomelodiche napoletane, dal vocio della gente alla ricerca di un lavoro, e dai prospetti delle case malandate dal tempo.

Gli abitanti della via, in un primo approccio, sembrano disconoscere il giorno della celebrazione che beatificherà il loro parroco, che tutti hanno conosciuto o ne hanno sentito parlare, poi, dopo qualche sorriso diffidente, ammettono che quello che sta accadendo è una bella cosa. “A don Pino tutte queste glorificazioni di se stesso – sottolinea un macellaio della zona – non piacevano. Si tratta soltanto di passerelle di cui gli uomini veri non hanno bisogno. Speriamo – ha aggiunto un cliente di un piccolo supermercato – che questa beatificazione possa portare un po’ di speranza tra gli abitanti del quartiere senza un lavoro”.

Alla domanda se c’è ancora la mafia, un gruppo di giovani seduti davanti ad un centro scommesse affermano che “oggi c’è solo fame. Prima c’era lu scaccio (frutta secca) ora non c’è più nulla. La vera mafia è la politica e lo Stato. Basta che uno ruba una macchina anche lontano parecchi chilometri da qua – hanno aggiunto – tutti pronti a puntare il dito contro Brancaccio. Don Pino ha battezzato parecchi di noi ma non crediamo che la sua beatificazione aiuti a risolvere i tanti problemi di questo quartiere”.

Un commerciante della zona afferma, non molto convinto e lontano dalla realtà, che senza la figura di don Pino tutti sarebbero stati costretti a pagare il pizzo: “il racket a Brancaccio non esiste – ha aggiunto – vi è soltanto tanta microcriminalità a causa della mancanza di occupazione e sviluppo”.

Mentre la gente del quartiere, tra entusiasmo e indifferenza, attende la beatificazione del proprio parroco, all’interno del centro Padre Nostro, gli alunni della scuola hanno presentato una serie di progetti da proporre all’Amministrazione comunale: giardini, servizi per i disabili, parco giochi e soprattutto tanto verde al posto del cemento.

“Grazie agli alunni – ha sottolineato il presidente della seconda circoscrizione Antonio Tomaselli – abbiamo proposto alcune opere che possano migliorare i servizi del quartiere”. All’interno del centro sportivo, troppo spesso vittima di atti vandalici e di furti, i ragazzi giocano a calcio, forse senza rendersi conto che vent’anni fa tutto questo sarebbe stato impensabile e che quella “mala strada” di cui 3P parlava, era più vicina che mai. Domani al Foro Italico, tutti, renderanno omaggio al parroco, che pagò con la vita le sue idee di libertà, contro quella mafia ancora viva e vegeta nella testa di molti.

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