PALERMO – Il tesoretto degli imprenditori boss dell’Acquasanta scoperto dalla Finanza in provincia di Udine

Da più di vent’anni, è una dinastia di imprenditori “in odor di mafia”. Adesso, arriva un maxi sequestro di beni per i Graziano, costruttori di tanti complessi residenziali a Palermo. Uno dei fratelli, Vicenzo, è da due anni al carcere duro con l’accusa di associazione mafiosa: l’ultimo pentito di Cosa nostra, Vito Galatolo, lo accusa di aver nascosto il tritolo che nel 2012 doveva servire per un attentato al pm Nino Di Matteo. I finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria hanno passato al setaccio il tesoro dei Graziano, che negli ultimi tempi era stato trasferito in provincia di Udine, probabilmente per evitare la scure dei sequestri. Il tribunale Misure di prevenzione di Palermo presieduto da Giacomo Montalbano fa scattare i sigilli per 81 immobili, fra appartamenti e garage. Una ventina sono a Tavagnacco, provincia di Udine, dove ha sede anche una società, la Nord Costruzioni, pure questa sequestrata.

Al centro delle indagini della polizia valutaria di Palermo, guidata dal tenente colonnello Calogero Scibetta, ci sono tre nipoti di Vincenzo Graziano: Roberto, figlio di Giovanni, condannato di recente a 9 anni e 4 mesi per mafia; Camillo e Massimiliano, figli di Domenico, quest’ultimo assolto dall’accusa di mafia prima di morire, ma adesso i giudici di Palermo scrivono: “Alla luce delle ultime dichiarazioni di Vito Galatolo (…) deve cadere ogni residua perplessità sul suo ruolo di imprenditore mafioso. Tale ruolo determina che su ogni affare condotto nella sua lunga vita professionale cade il sospetto dell’arricchimento ottenuto con metodo e finalità mafiosa, che porta a ritenere le sue attività imprenditoriali e l’impiego degli utili che ne sono derivati – solo apparentemente leciti – frutto dell’attività illecita”.
 
Fra i beni sequestrati, c’è anche un motoscafo Shogun 30 piedi.

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