PALERMO – La confessione di Roberto Helg “I soldi mi servivano per la casa pignorata”

Prima ha negato, persino l’evidenza di quella busta piena di banconote sulla scrivania. Nulla, però, ha potuto contro le intercettazioni. Demolivano ogni suo vano tentativo di giustificarsi. Ed alla fine Roberto Helg ha confessato davanti a magistrati e carabinieri.

 

Cinquanta lunedì prima del consiglio, l’avutri dieci al mese – diceva Helg all’imprenditore -. Ho detto ne rispondo io. L’assegno mu tegnu sarbatu. E poi a marzo ad aprile, maggio, giugno e luglio. Questo è il quadro”.

Eppure all’inizio le sue parole erano state ben diverse: “Non mi ero accorto che ci fossero soldi nella busta”. L’assegno? “Non so cosa sia, è un biglietto che mi sono messo in tasca”. Helg ha provato in tutti i modi a respingere l’ipotesi che avesse pattuito una mazzetta con l’imprenditore. Cinquanta mila euro in contanti e altri dieci mila euro al mese fino a quota centomila “perché se non si fa come dico io sei fuori”. Per essere certo di incassare tutti i soldi Helg si era fatto consegnare un assegno in bianco. Quello che si era infilato nella tasca della giacca nella sua stanza di presidente della Camera di Commercio di Palermo dove aveva convocato ieri pomeriggio la vittima.

Vittima che era saltato sulla sedia. La richiesta era esosa, ma per lui il rinnovo della convenzione era “una questione di vita per l’azienda e gli impiegati”. Il grosso del suo giro di affari arriva proprio dalle vendite in aeroporto. E così ha accettato la richiesta estorsiva e contemporaneamente venerdì scorso si è rivolto ai carabinieri del Reparto operativo e del Nucleo investigativo di Palermo. Ed è scattata la trappola organizzata dai militari agli ordini del comandante Giuseppe De Riggi, del colonnello Salvatore Altavilla e del maggiore Alberto Raucci. Negli uffici della Camera di commercio si è presentato con un registratore che all’uscita ha consegnato agli investigatori con dentro le prove della richiesta di denaro.

A quel punto è arrivata la confessione: “I soldi mi servivano perché ho la casa pignorata”. Dunque Helg avrebbe collegato la scelta di chiedere una mazzetta alle sue difficoltà economiche causate dal fallimento dell’impresa di famiglia. I negozi Helg, fondati nel 1974, per decenni punto di riferimento nel settore tavola, cristallerie, argenterie e arredamento, hanno chiuso nel 2012. Helg, però, è rimato sulla cresta dell’onda mantenendo intatto il suo profilo istituzionale di presidente della Camera di commercio, vice presidente di Unioncamere Sicilia e di Gesap.

Dalla tarda serata di ieri è rinchiuso nel carcere Pagliarelli. Dopo l’arresto in flagranza il procuratore Franco Lo Voi, l’aggiunto Bernardo Petralia e i sostituti Claudia Ferrari e Luca Battinieri hanno chiesto l’applicazione della misura cautelare al giudice per le indagini preliminari.

FONTE: LIVE SICILIA – RICCARDO LO VERSO

 

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