PALERMO – “Sottratti i soldi del Tfr”, blitz per una truffa all’Inps, 12 misure cautelari [VIDEO][FOTO]

Dall’alba circa di oggi 100 carabinieri del comando provinciale di Palermo stanno eseguendo una misura cautelare nei confronti di 12 persone, ritenute responsabili a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, accesso abusivo a sistema informatico, sostituzione di persona, riciclaggio e ricettazione. L’accusa è quella di avere intascato il Tfr di lavoratori all’oscuro di tutto.
Le indagini, avviate nel 2012 e coordinate dalla procura di Palermo, hanno consentito di documentare un meccanismo di truffa nei confronti dell’Inps.

 

I NOMI DEI COINVOLTI. In carcere, presso la casa circondariale di Fermo, è finito Cesare Speca, 49 anni; ai domiciliari: Vincenzo Vivoli, 43 anni; Gabriele Alotta, 27 anni, e Luigi Alotta, 24 anni, entrambi di Belmonte Mezzagno. Altre otto sottoposte all’obbligo di firma.

Sono 16 gli episodi di truffa all’Inps – 11 tentati e 5 portati a termine – scoperti dai carabinieri di Palermo che oggi hanno eseguito 12 misure cautelari. Tra le persone coinvolte anche Vincenzo Vivoli, un dipendente Inpdap ritenuto dagli inquirenti l’elemento chiave dell’organizzazione. Complessivamente il raggiro ammonterebbe a circa un milione di euro.

La banda contava sul fatto che alcune emissioni del Tfr non andavano a buon fine o per errore del codice Iban o per cambio di denominazione della banca destinataria. Le somme non accreditate venivano accantonate e sospese nella banca cassiera dell’Inps che, periodicamente, comunicava a Vivoli le generalità della persona a cui sarebbe spettata la buonuscita. Questi veniva contattato e invitato a richiedere con un apposito modulo il nuovo accredito.
Dalla lista dei mancati accrediti Vivoli sceglieva i nominativi con gli importi più alti e li segnalava ai complici che attraverso l’home-banking aprivano un conto corrente intestato a chi avrebbe dovuto il Tfr. A questo punto Vivoli distruggeva la nuova domanda di emissione della buonuscita e compilava un ordine di pagamento falso con l’Iban indicatogli dai complici. I fondi arrivati sul falso conto corrente venivano girati immediatamente sui conti di persone compiacenti che trattenevano una percentuale dei soldi e davano il resto ai componenti dell’organizzazione.
“La banda – ha spiegato il procuratore aggiunto Leonardo Agueci, che ha coordinato l’inchiesta – contava sul fatto che colmando con gli introiti della truffa gli ammanchi più datati avrebbe continuato ad agire indisturbata”. L’inchiesta nasce dalla segnalazione di un pensionato, che non aveva mai ricevuto il Tfr e si era rivolto ai colleghi di Vivoli. Questi, insospettiti, hanno dato il via agli accertamenti.

 

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