PALMA DI MONTECHIARO – Gueli fa ritrovare l’arma con cui ha sparato al cugino e ottiene i domiciliari

Era stato protagonista di una sparatoria per le vie di Palma di Montechiaro culminata con il ferimento del cugino 25enne Leandro Onolfo, a cui in seguito furono asportati milza ed un rene.

Francesco Gueli, alias “ciciu u malandrinu”, esce dal carcere e va agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Così ha deciso il gip del Tribunale di Agrigento Stefano Zammuto che ha accolto l’istanza presentata dagli avvocati Giovanni Castronovo e Santo Lucia.

Decisive per la sostituzione della misura cautelare sono state le parziali ammissioni di colpa di Gueli ma, soprattutto, le indicazioni che hanno permesso di far ritrovare la pistola calibro 45 con cui – lo scorso giugno – aveva reagito all’agguato compiuto in suo danno ad opera di Giuseppe Incardona, 52enne di Palma di Montechiaro, in cui era rimasto ferito il giovane Leonardo Onolfo, che rimase vivo per miracolo ma che fu sottoposto ad un intervento chirurgico in cui gli furono aspirati un rene e la milza.

Gueli, durante un interrogatorio durato quasi 4 ore nel carcere Petrusa di Agrigento, ha fornito le informazioni utili ai magistrati Alessandra Russo e Simona Faga che, in tempo reale, hanno verificato la bontà delle dichiarazioni.

La pistola infatti, poco dopo, è stata recuperata dagli agenti della Squadra Mobile di Agrigento.

La vicenda, secondo la ricostruzione degli inquirenti, è da inquadrare in un regolamento di conti a seguito di un affronto subito dall’Incardona che decise di armarsi dopo aver ricevuto uno schiaffo da Gueli. Quest’ultimo divenuto bersaglio dell’agguato decise di rispondere con altro fuoco armandosi di una pistola calibro 45. In un momento concitato di discussione con i propri familiari fu ferito, involontariamente, Leandro Onolfo, cugino del Gueli.

Proprio durante l’interrogatorio Gueli – accusato del tentato omicidio del cugino – ha smentito categoricamente la volontà di uccidere il parente ma che si è trattato di un errore.

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