PALMA DI MONTECHIARO – Omicidio Amato: teste della difesa offre alibi a Nicola Bonfanti

“Quando sono partiti i colpi ero con Nicola Bonfanti, mi aveva chiesto in prestito un generatore di corrente”. Inizia la sfilata di testi della difesa al processo per l’agguato in cui restò ucciso Nicolò Amato e fu ferito il figlio Diego. Sul banco degli imputati, oltre allo stesso Nicola Bonfanti, siede il padre Vincenzo. Ieri mattina hanno deposto due testi citati dagli avvocati Francesco Scopelliti, Santo Lucia e Giuseppe Cacciatore. Uno di questi, in particolare, ha tirato fuori un alibi per il ventinovenne accusato di avere sparato a Diego Amato mentre il fratello Raimondo (che ha scelto l’abbreviato) uccideva il padre Nicolò e Vincenzo Bonfanti dava “direttive” ai figli. “Il 22 aprile del 2011 – ha raccontato Salvatore Amato – Raimondo Bonfanti mi chiamò perché gli serviva un generatore di corrente. Insieme a suo fratello Nicola siamo andati a prenderlo nel garage. Mentre lo caricavamo abbiamo sentito quattro o cinque botti. All’inizio pensavo fossero fuochi d’artificio”.

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