PROCESSO TRATTATIVA STATO/MAFIA – Parla il pentito Angelo Siino[VIDEO]

È iniziata solo a metà mattina la nuova udienza del processo per la trattativa Stato-mafia, la quinta, dedicata alla deposizione del collaboratore di giustizia Angelo Siino. A porre le domande nell’aula bunker del carcere Ucciardone il pm Nino Di Matteo, all’indomani del nuovo allarme per un possibile attentato contro di lui. Siino, che era definito il “ministro dei lavori pubblici di Cosa nostra” ha ribadito quanto già dichiarato in altre procedimenti.

I socialisti nel mirino. “Gli Ercolano di Catania, vicini al boss mafioso Santapaola  –  ha affermato Siino rispondendo al pm  –  volevano mettere in atto una serie di attentati nei confronti di politici. Subito dopo la strage di Capaci mi fu detto che occorreva colpire in particolare i socialisti, da Martelli a Salvo Andò, che si erano fottuti voti e poi avevano cominciato a tirare calci come ‘scecchi fausi'”, cioè muli che non vogliono faticare.  “Il mafioso catanese Ercolano – ha detto Siino – mi parlò di un progetto di attentato all’ex ministro Salvo Andò”.

Il voto a Forza Italia. “Conoscevo Marcello Dell’Utri e una volta, mentre ero a Milano con Stefano Bontate, lo incontrai mentre scendeva da un palazzo assieme ad altri mafiosi. Vito Ciancimino poi mi disse che facevano affari assieme”, ha detto ancora Siino che poi ha aggiunto: “In vista delle elezioni politiche del 1994, mentre ero già detenuto al carcere di Termini Imerese, mi fu detto tramite mia moglie che si doveva far votare Forza Italia. E in diverse riunioni che si svolgevano all’interno del penitenziario io raccomandavo questa cosa”.

Provenzano latitante. Tra il 1994 e il 1995 ci fu la possibilità di catturare il boss Bernardo Provenzano, secondo il racconto di Siino che, rispondendo al pm Di Matteo, ha raccontato di essere stato testimone della fuga del capomafia davanti a un colonnello dei carabinieri. “Ero in auto con il colonnello Meli, comandante del nucleo operativo di Monreale e battevamo la zona di Bagheria. Abbiamo incrociato in macchina Bernardo Provenzano, accompagnato da Carlo Guttadauro. Provenzano aveva il suo fasciacollo bianco, identico a quello che indossava il giorno del suo arresto (11 aprile 2006, ndr). Meli provò a fare inversione ma non fu così lesto e perdemmo le tracce. Continuammo il nostro giro ma il colonnello Meli non avvertì nessuno, né chiese rinforzi”.

Lima e Falcone.
In un colloquio avuto con Angelo Siino, l’eurodeputato Salvo Lima, poi ucciso nel marzo del 1992, avrebbe definito Giovanni Falcone “quel cane rognoso”. La circostanza è stata raccontata dallo stesso Siino. “Un giorno Lima mi disse: ‘Hai capito quello che hanno combinato gli amici tuoi mafiosi? Pensavate che ‘u preside’, così chiamava lui Andreotti, non avrebbe capito e che non si sarebbe vendicato? Quel cane rognoso ora è diventato il primo dirigente del ministero della Giustizia”, ha detto Siino. A questo punto Di Matteo ha chiesto a Siino di specificare a cosa si riferisse Lima con la frase: “Cosa hanno combinato i tuoi amici”. La risposta del pentito: “Si riferiva all’accordo che aveva portato Martelli a essere uno dei primi eletti in Sicilia”.

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