RACALMUTO – Bancarotta fraudolenta, chiesti 8 anni di carcere per l’imprenditore Lillo Romano

Il sostituto procuratore della Repubblica Cecilia Bavarelli ha chiesto, al termine della requisitoria, le condanne nei confronti dell’imprenditore Calogero Romano, 62 anni, e del figlio Leandro. Tre anni e otto mesi per quest’ultimo, otto anni per il padre. 

I due sono accusati di bancarotta fraudolenta: secondo l’accusa avrebbero “svuotato” le casse di due aziende – la Ierre e la Mediterranea Cavi – per un importo complessivo di circa tre milioni di euro. Le aziende in oggetto sono, successivamente, state raggiunte da provvedimento di sequestro. La scorsa udienza il pm aveva formulato nuove contestazioni ritenendo che, durante il dibattimento, fossero emerse condotte di distrazione di beni di alcune risorse aziendali come macchinari, auto, immobili ceduti a imprese sempre riconducibili al Romano. 

Il pm, dopo aver chiesto il “non luogo a procedere” per alcuni capi di imputazione per sopraggiunta prescrizione, ha manifestato la volontà di trasmettere gli atti relativi al verbale dell’ultima udienza in Procura per verificare eventuali ipotesi di ulteriori reati. Nel marzo scorso Romano è stato oggetto di un provvedimento di sequestro emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Agrigento da 120 milioni di euro.

Il processo si celebra davanti la seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento presieduta da Giuseppe Miceli, con a latere i giudici Vincenzo Ricotta e Fulvia Veneziano. Calogero e Leandro Romano sono assistiti dagli avvocati Pierluigi Cappello e Raffaele Palermo. 

Si torna in aula il 27 marzo per repliche e sentenza.

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