RACALMUTO – Ecco perché è stata sciolta l’Amministrazione comunale

Su proposta del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri il Consiglio dei Ministri ha deciso lo scioglimento, tra gli altri, del Consiglio comunale di Racalmuto.  Lo scioglimento è stato disposto ai sensi della normativa antimafia – spiega Palazzo Chigi in una nota. Con particolare riferimento al Consiglio di Racalmuto, il Consiglio dei Ministri ha ascoltato l’intervento dell’assessore alle autonomie locali della Regione siciliana, Caterina Chinnici, che ha portato a testimonianza sia la propria esperienza istituzionale, ribadendo l’impegno nella lotta alla criminalità organizzata, sia la propria esperienza umana, in quanto figlia di un magistrato ucciso dalla mafia”.

L’amministrazione, che sarebbe dovuta andare al voto il 6 e 7 maggio, ovviamente resta al palo. La gestione amministrativa dei due Comuni sarà assicurata da una commissione straordinaria, composta da tre membri, nominati con decreto del presidente della Repubblica, che resterà in carica da un anno a diciotto mesi, prorogabili di ulteriori sei mesi. Particolarmente pesanti le ragioni che hanno portato allo scioglimento. “I Vespri”, in esclusiva, pubblica le conclusioni redatte dai commissari prefettizi (viceprefetto Nicola Diomede; Cap. CC Nicolò Pisciotta; Cap. GdF  Carmelo D’Andrea) che hanno ispezionato, insieme ad un drappello di investigatori e funzionari, il Comune di Racalmuto: “Orbene, le attività di accesso ispettivo hanno individuato, nell’esame della documentazione attinente alle pubbliche commesse (forniture e lavori) affidate dal Comune di Racalmuto, un insieme di irregolarità.  Non può in proposito non evidenziarsi che la commissione di indagine ha riscontrato una diffusa situazione di incompletezza del carteggio e una  irregolare tenuta degli atti e della documentazione amministrativo-contabile relativa alle aggiudicazioni. La Commissione di indagine ritiene di avere individuato comportamento omissivi e violazioni alle norme di legge  che specificatamente attengono ai presupposti per l’attivazione della misura contemplata dall’art. 143 del decreto legislativo n. 267/2000 e segnatamente rientranti in un uso distorto della cosa pubblica con risorse pubbliche attribuite a soggetti e imprese riconducibili – direttamente e/o direttamente – agli ambienti del crimine organizzato di stampo mafioso. Si fa esplicito riferimento ai lavori e alle forniture assegnati alla ditta Cedil e alla società Euroscavi s.n.c.

La ditta Cedil (riconducibile alla famiglia Cino di Racalmuto) peraltro risulta essere stata sottoposta a sequestro ai sensi della normativa antimafia con decreto del Tribunale di Agrigento n. 24/ 2010 con riferimento ai beni di Cino Nicolò e Cino Eduardo.

La società Euroscavi s.n.c. di Racalmuto, ha un capitale sociale di euro 105.000,00 che è diviso in parti uguali fra i fratelli Sferrazza Calogero Eduardo, Giovanni e Vincenzo, tutti e tre soci amministratori. I fratelli Sferrazza Calogero Eduardo, Giovanni e Vincenzo, sono altresì fratelli di  Giuseppe e Alfredo. Sferrazza Giuseppe, in data 03.07.1993 veniva sottoposto a misura di prevenzione della sorveglianza speciale della P.S. per la  durata di anni due e  mesi sei, con obbligo di  soggiorno nel comune di residenza, da lui scontata fino al 21.01.1996. Dal 2006, dunque,  le pesanti controindicazioni a carico di Sferrazza Giuseppe e Alfredo erano ben note alla amministrazione comunale di Racalmuto.  Ciò nonostante, il Comune di Racalmuto ha affidato lavori e forniture alla Euroscavi s.n.c, società di  proprietà e amministrata dai  fratelli di Giuseppe e Alfredo.

In relazione a quanto sopraesposto, si ritiene che  nel Comune di Racalmuto si sono avuti diversi casi di affidamento di pubbliche commesse (forniture e lavori)  a ditte considerate di fiducia e/o reputate meritevoli di affidamenti diretti e nei confronti delle quali sono emerse circostanze che – direttamente e/o indirettamente – le riconducono a personaggi  gravitanti  in contesti delinquenziali mafiosi.

Le irregolarità e violazioni di legge illustrate di volta in volta nella analisi delle singole procedure di affidamento sono,  a parere di questa Commissione di indagine, indicative dei “favori”  accordati – con conseguenti  ingiusti e indebiti profitti –  dalla civica amministrazione di Racalmuto  alle ditte Cedil e Euroscavi,  anche dopo che i relativi titolari o  strettissimi congiunti dei titolari erano stati tratti in arresto nel 2006 e 2007 per reati di mafia. Precedenti questi ultimi  che avrebbero dovuto indirizzare chi è preposto alla guida e alla gestione della cosa pubblica del Comune di Racalmuto   ad adottare ogni utile direttiva e accorta iniziativa volta a evitare che pubbliche commesse potessero essere svolti da imprese i cui titolari erano legati da strettissimi rapporti familiari con persone arrestate  per fatti  di mafia.

Di converso, non solo non state poste in essere le auspicabili cautele e gli accorgimenti volti a prevenire interferenze e condizionamenti da parte della criminalità organizzata di stampo mafioso nella assegnazione e/o aggiudicazione di forniture e lavori,  ma addirittura la ditte Cedil ( della famiglia Cino) e Euroscavi  (dei fratelli di Sferrazza Giuseppe e Alfredo) sono state individuate quali imprese per affidamenti diretti e/o ritenute “imprese di fiducia” di quell’ente locale.

Appare qui appena il caso di sottolineare come la massima espressione dell’organo consiliare – il presidente del Consiglio –  Milioto Salvatore,  sia stato testimone di nozze al matrimonio di uno dei figli di Cino Nicolò. Milioto Salvatore  è stato testimone di nozze al matrimonio contratto il 6.10.2010 fra Cino Luigi  (figlio del condannato all’ergastolo per mafia Cino Nicolò) con Bello Maria Concetta. Altro testimone di nozze è Mendolia Marianna, nipote di Cino Nicolò (Marianna è  infatti figlia di Cino Amelia, a sua volta figlia di Cino Nicolò). Peraltro il decreto di sequestro dei beni della famiglia Cino ha riguardato anche beni intestati a CINO Amelia. Si consideri che il matrimonio è stato celebrato in epoca successiva ai provvedimenti giudiziari che hanno interessato il Cino Nicolò e comunque in data successiva alla sua condanna all’ergastolo intervenuta il 16.1.2009. Anche un componente dell’organo esecutivo – già componente dell’organo consiliare – è stato  testimone di nozze al matrimonio di uno dei figli di Cino Nicolò. L’assessore Di Naro Luigi ha infatti fatto da testimone di nozze al matrimonio contratto il 5.7.2006  fra Cino Eduardo  e Mulè Cristina.

Avuto riguardo ai presupposti per l’avvio della procedura finalizzata all’applicazione del provvedimento di rigore dello scioglimento di un Consiglio comunale, può innanzi tutto darsi per non contestato un primo presupposto applicativo dell’art. 143 d.lgs. nr. 267 del 2000, e cioè la forte presenza della criminalità organizzata su un dato  territorio comunale. L’amministrazione comunale di Racalmuto opera in un contesto socio-territoriale  che risulta essere notoriamente inquinato dalla presenza di soggetti  appartenenti alla criminalità organizzata nonché da indiziati mafiosi. L’inchiesta giudiziaria “Domino” – corroborata dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia prima organicamente inseriti nella famigli mafiosa di Racalmuto –  si incentra proprio sulla stessa  esistenza di quella famiglia mafiosa e  descrive un contesto criminale che non esaurisce la propria attività nella commissione di reati “comuni”, ma bensì tende ad estendere il proprio controllo sull’economia e la amministrazione comunale, come è consuetudine delle più pericolose e pervasive associazioni mafiose.  Lo scenario che si ricava dai procedimenti penali sopracitati, esprime la sussistenza nel Comune di Racalmuto di una situazione di forte compromissione dei principi del buon andamento e della imparzialità nella gestione della cosa pubblica, situazione espressamente evidenziata dalla Autorità Giudiziaria che ha sottolineato nei capi di imputazione la violazione del principio di efficienza e buon andamento nell’esercizio dell’azione amministrativa e del combinato disposto delle norme di cui all’art. 97 Cost. in materia di efficienza e buon andamento della pubblica amministrazione. Con riferimento al presupposto della alterazione del funzionamento dell’amministrazione,  si ritiene che l’attività ispettiva  abbia evidenziato la  sussistenza di carenze, disfunzioni, anomalie e irregolarità in un settore della macchina comunale notoriamente sensibile all’influenza del crimine organizzato di stampo mafioso (gli appalti pubblici).  Sono stati infatti rilevati rapporti tra soggetti economici aggiudicatari di pubblici interventi (ditte Cedil e Euroscavi) e persone fisiche (componenti della famiglia Cino per la ditta Cedil e componenti della famiglia Sferrazza per la ditta Euroscavi) che risultano colpite da provvedimenti giudiziari che li qualificano quali appartenenti alla criminalità organizzata di stampo mafioso”.

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