RACALMUTO – Fondazione Sciascia, precisazioni del Sindaco Maniglia su vicenda Cavallaro

Ho atteso che tutti i protagonisti della vicenda relativa al cosiddetto “Caso Cavallaro”si esprimessero per fare un commento e chiarire, ai cittadini ed ai lettori di Malgrado Tutto, le ragioni che mi hanno spinto a convocareil recente Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Sciascia senza Cavallaro.

Alcuni dei precedenti articoli sul giornale sono stati scritti da chi ha avuto diretta responsabilità su quanto accaduto.

L’ex Sindaco Messana nell’articolo: “L’elezione di Cavallaro un atto di grande valore” difende l’operato del giornalista senza considerare che, in qualità di Presidente della Fondazione  e di Sindaco del Comune di Racalmuto, avrebbe dovuto pretendere, nel primo Consiglio di Amministrazione,la presenza della documentazione attestante la nomina del Consigliere all’atto del suo insediamento.

 

L’ex Assessore alla Cultura della precedente Amministrazione Comunale di Racalmuto, Calogero Giglia,  nel suo articolo “Può un intoppo burocratico esautorare la volontà di un Consiglio comunale?”parla di “estromissione” di Felice Cavallaro dal Cda della Fondazione Sciascia e conferma la mancata pubblicazione all’albo pretorio della delibera di nomina di Cavallaro, eletto, nel 2015, quindi quattro anni prima, senza porsi il problema del perché questo grande ritardo e cercando di sanare l’Atto con una procedura alquanto articolata. Infatti Giglia, in qualità di Assessore, non chiede all’ex Segretario la trasmissione formale di tutti gli Atti del Consiglio Comunale non pubblicati dallo stesso, ma si preoccupa di richiedere solo quello relativo alla nomina di Cavallaro.

 

Ci sono poi tutti quegli altri articoli scritti per attaccare addossando tutte le responsabilità relative alla vicenda Cavallaro. Faccio riferimento all’articolo dell’ex Sindaco Lillo Sardo  di cui non comprendo le motivazioni, le sue allusioni  non mi appartengono e offendono la mia condotta. (fantasia di eliminare l’avversario…... O di asfaltarlo, di azzerarlo…Dai, diciamolo: questo è un comportamento da vigliacchi che evitano di gareggiare lealmente, e da sbruffoni che sentono tuttavia il bisogno di battersi i pugni sul petto strillando “ho vinto, ho vinto”…..mortificare talmente al ribasso il livello della contesa fino al punto di trovare un subdolo escamotage per eliminare un contendente).

Poi c’è la  nota dei consiglieri d’opposizione sul “caso Cavallaro”: Angelo Di Vita, Cinzia Leone, Valentina Zucchetto e Giuseppe Licatache si dicono “Sbigottiti per la caduta di stile istituzionale” e scaricano tutta la colpa all’ex Presidente del Consiglio Ivana Mantione sul mancato perfezionamento della delibera di nomina di Felice Cavallaro al CdA della Fondazione Sciascia, scordandosi ancora una volta , Licata escluso perché non era consigliere nella precedente legislatura, del ruolo di consiglieri di opposizione e dunque in grado ed in dovere di pretendere dall’allora Segretario Comunale il perfezionamento dell’atto in questione.

 

Tutti questi “paladini e avvocati d’ufficio”, sì’ perché l’unico a non esprimersi è stato lo stesso Cavallaro,  strumentalmente, sfruttando quanto accaduto per la loro azione di feroce critica nei confronti della nuova Amministrazione Comunale, dovrebbero chiedersi il perché hanno trascinato questa vicenda per più di quattro anni facendola di fatto ereditare a me che, in quegli stessi anni, nulla sapevo e nulla potevo fare per evitare la contestazione dell’Atto di nomina.

Per correttezza d’informazione vorrei evidenziare che, subito dopo l’elezione a Sindaco e conseguentemente a Presidente della Fondazione Sciascia, venivo informato, con posta certificata inviatami dal genero dello scrittore Sciascia, Nino Catalano, dell’elenco di tutti i componenti del Consiglio di Amministrazione della Fondazione e del fatto che l’elezione di Cavallaro non era stata perfezionata e dunque che lo stesso non risultava far parte del CdA. 

 

A questo punto due potevano essere i possibili scenari che mi si presentavano:

il primo, fare finta di niente ed in contrasto alla lettera di Catalano ed alle norme, continuare a deliberare con il rischio di invalidare tutti i successivi Atti di gestione;

il secondo, prendere atto del vizio formale della delibera di nomina e nel rispetto della legge, non considerare Cavallaro consigliere del CdA.

Fatte le ulteriori verifiche in Comune, accertato che nessuna pubblicazione era avvenuta, preso atto che l’elenco di tutte le delibere non pubblicate dal precedente Segretario Comunale era stato già trasmesso agli organi di vigilanza preposti per i dovuti adempimenti e, quindi,confermate le dichiarazioni del Consigliere Catalano, ho convocato la riunione del CdA della Fondazione invitando i soli Consiglieri legittimati alla presenza.

 

 

Non entro in merito alle indiscusse capacità ed all’attivismo di Cavallaro, che ritengo valide per la sua storia ed al quale in una conversazione telefonica ho chiarito i termini della questione,  ho voluto tutelare la validità dei successivi Atti che il CdAprenderà durante il mio mandato amministrativo.

Mi amareggia dunque la posizione di chi, pur sapendo dell’inefficacia della nomina di Cavallaro, per partito preso, la difende anche a costo di complicare ulteriormente la situazione e non me ne vogliano dunque quelli che hanno sentenziato su questa brutta vicenda se, nel rispetto del mio ruolo, io abbia preferito agli interessi di parte il rispetto delle norme e della regolarità degli Atti.

 

                                                                                                                                             Vincenzo Maniglia

 

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