RACALMUTO – La tassa raddoppia. Ma i commissari non lo dicono

Annamaria Cancellieri ci aveva messo la faccia su Racalmuto. Dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, il ministro dell’Interno era andata per ben due volte nel paese di Leonardo Sciascia: ad aprile e poi a luglio. Aveva detto che di quel paese era “innamorata”. E la seconda volta, il 24 luglio, si era presentata con il ministro della Cultura Lorenzo Ornaghi e il sottosegretario alla Pubblica Istruzione Marco Rossi Doria per firmare, nella sede della Fondazione Leonardo Sciascia, un protocollo che portava un milione e duecentomila euro a Racalmuto, destinati a progetti per i giovani e recupero di strutture pubbliche.
Ma appena due mesi dopo, il “laboratorio Racalmuto”, così come è stato definito dal presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante, rischia di diventare una polveriera, epicentro della rivolta contro l’Ato rifiuti e simbolo della rabbia verso i commissari prefettizi insediati dal Viminale.
Ad accendere la protesta, la decisione presa in silenzio dai tre commissari incaricati di amministrare il Comune per diciotto mesi (il prefetto Gabriella Tramonti, il viceprefetto Enrico Galeani e il funzionario Saverio Buda) di aumentare del 78 per cento la Tarsu, la tassa per la raccolta dei rifiuti. Deliberato il 21 giugno scorso e mai annunciato pubblicamente, l’aumento vertiginoso della tassa, che ha portato la tariffa da 3 euro a 5,46 euro a metro quadrato, è stato scoperto dai cittadini a fine agosto, con l’arrivo a casa delle prime bollette per il 2012.
Risultato: firme di petizioni, assemblee in piazza, articoli e servizi televisivi, prese di posizioni critiche di Pd, Pdl, Udc, comunicati duri della Cia, della Cna, della Federconsumatori. Le segreterie provinciali dei sindacati Cgil, Cisl e Uil che da aprile chiedono un incontro con i commissari, ma non sono mai stati ricevute, adesso attaccano la decisione di portare quasi al raddoppio le tariffe, per un servizio di raccolta rifiuti non certo esempio di eccellenza. Lo stesso vale per le segreterie cittadine dei partiti, anche loro tenute alla porta, pronte a scagliarsi contro l’aumento: “La mano pesante dei commissari – scrive il Pd in un manifesto – rischia di far morire Racalmuto”. Sui blog “Regalpetra Libera” e “Castrum Racalmuto Domani” si allungano i commenti di tanti che insorgono contro la tassa rifiuti più cara d’Italia.
Insomma, vista dal Viminale è una situazione disastrosa. Gli sforzi di Annamaria Cancellieri, assieme a Confindustria Sicilia, per realizzare a Racalmuto un sistema di sviluppo e di rilancio coniugato alla legalità garantita dalla gestione prefettizia, sono stati vanificati nel giro di poche settimane. Da quando si sono insediati, il 10 aprile scorso, i commissari non hanno mai comunicato pubblicamente le loro decisioni e le loro scelte, limitandosi a rilasciare una sola intervista al giornale locale “Malgrado tutto” nella quale spiegavano: “Abbiamo trovato un Comune nel caos: evasione fiscale, debiti e spese esagerate”. Per il resto, mai una conferenza stampa, mai un comunicato, mai un intervento pubblico per spiegare o annunciare i loro provvedimenti. E non lo hanno fatto nemmeno al momento di varare la super tassa sui rifiuti che adesso accende le proteste. Il “laboratorio Racalmuto” rischia così di diventare il laboratorio della rivolta siciliana contro le tasse.

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