RACALMUTO – Popolo in festa per Santa Rosalia [FOTO]

di Salvatore Picone

Un popolo in festa. Tutta la comunità di Racalmuto si è riunita ieri sera per la solennità della Patrona, santa Rosalia.

Un tripudio, un’esplosione di gioia per una festa che anno dopo anno è cresciuta sempre di più, soprattutto nel cuore dei racalmutesi.

E ieri sera, dopo tre giorni di preghiere e celebrazioni, a Racalmuto si è riaccesa la tradizione bloccata negli ultimi due anni dalla pandemia.

Sbandieratori, tamburi, banda musicale, passeggiata a cavallo. E poi la processione con il Simulacro della Santa molto venerata nei secoli in questo paese che conserva, sin dal 1625, le sante reliquie. Arrivate qui non a caso: a Racalmuto, infatti, fu costruita la prima chiesa dedicata a Santa Rosalia ancor prima del ritrovamento, nel Seicento, delle ossa nel monte Pellegrino di Palermo. Esistono le carte, i documenti d’archivio che provano il forte legame di questa terra con la santuzza.

E per questo, nel 2005, un comitato di studiosi e appassionati di storia locale – da ricordare certamente lo storico Giuseppe Nalbone e l’arciprete Alfonso Puma – diedero impulso affinché si riprendesse una tradizione che era stata declassata per dare ampio respiro a quella che nel tempo diventerà la festa patronale di Racalmuto, ovvero i festeggiamenti in onore della Madonna del Monte, che resta tuttavia la compatrona del paese.

E’ accertato che fino alla metà del Settecento si svolgeva il 4 settembre una grande festa dedicata a Santa Rosalia. E anche se il culto continuerà ancora per un po’, già nei primi del’Ottocento la santa era già dimenticata. Ma forte fu la devozione se si pensa che addirittura Rosalia Sinibaldi, di nobili origini, divenuta santa nel 1170, sia nata proprio a Racalmuto e che vi sia rimasta per soli tre mesi.

E così, da 17 anni, il 4 settembre è ormai un appuntamento atteso. Lo è stato con l’arciprete Puma e poi ancora con Don Diego Martorana, scomparso meno di un anno fa. E continua ad esserlo oggi con Don Carmelo La Magra, la giovane e dinamica guida spirituale del paese già devoto di Santa Rosalia.

“Ho sentito pulsare il cuore della comunità”, ha detto Don Carmelo che ha messo cuore e anima per organizzare questa festa senza soldi pubblici, ma con le offerte e i doni dei fedeli, dei componenti del comitato e delle associazioni.

A loro si devono: la riuscitissima e molto apprezzata “Passeggiata a cavallo” organizzata da Lillo Rizzo e Lillo Lauricella dell’associazione “Cavalieri di Maria SS. del Monte”, i colori e i suoni del gruppo “Giocolieri di stendardi” di Delia, la partecipazione della banda cittadina diretta dal Maestro Francesco Carrara.

E ancora la collaborazione dell’associazione “Food and Beverage”, i ragazzi portatori dell’antica Statua, l’associazione “Vesperti”, la collaborazione con Polizia municipale e i Carabinieri.

Una grande festa, insomma, senza l’utilizzo di un soldo dalle casse del Comune: esempio di fulgido impegno di come entusiasmo e partecipazione possano dare un fattivo contributo al mantenimento delle tradizioni e al dinamismo della comunità.

Il 4 settembre di Racalmuto è ormai un appuntamento importante. Ci hanno creduto da sempre i componenti del Comitato.

Santa Rosalia, venerata in un altare della Matrice, ha ripreso lentamente il suo posto nella storia di questo paese.

397 anni dopo l’arrivo delle Reliquie, arrivate grazie ai Del Carretto e alla probabile mediazione con i vertici della Chiesa palermitana dell’epoca del celebre medico racalmutese Marco Antonio Alaimo, si è ripetuto ieri sera quel che era successo nel 1625: un popolo in festa attorno al Reliquiario accompagnato da decine e decine di cavalieri a cavallo. Una rievocazione da ripetere, certamente: con l’omaggio delle rose alla patrona ai piedi dei due campanili del Duomo.

“Protetti da Santa Rosalia, sotto il manto della nostra Madre santissima del Monte – ha ribadito l’arciprete La Magra – questa terra fortunata, come descritto nelle antiche pergamene, continuerà ad avere splendidi doni e il fuoco della fede e della ragione  terranno lontana la peste”.

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