REGIONE – Crocetta battuto in aula sulle Province L’opposizione: “Questa è la sua fine”

Il governo di Rosario Crocetta e la sua maggioranza battuti in aula. Con 33 voti a favore e 32 contrari l’Ars ha approvato l’emendamento che sopprime il disegno di legge di proroga dei commissari delle Province, che scadranno il 31 dicembre. La norma dava tempo al governo di completare la riforma che cancella le Province e istituisce i Liberi consorzi di Comuni. Tutto è avvenuto con voto segreto.

“In un certo senso è stata fatta chiarezza – sostiene il governatore -: non voglio parlare di questa o di quell’altra forza politica, ma è evidente che ci sono stati franchi tiratori. Si scava un solco culturale fra chi è per la modernità e il cambiamento, e chi si abbandona a un rigurgito parassitario e vuole un ritorno al passato. La riforma delle Province non me la sono inventata un giorno, mentre ero in diretta Rai da Massimo Giletti: era un punto del mio programma elettorale”.

Il voto di oggi di fatto obbliga governo e parlamento a varare la riforma entro 45 giorni di proroga ordinaria dei commissari, altrimenti si dovranno indire le elezioni e ripristinare i precedente assetto istituzionale. “Per questa sessione, che è la sessione di Bilancio, la legge non potrà più essere discussa. Evidentemente durante la prossima sessione l’Assemblea dovrà tornare a legiferare. C’è un voto di soppressione che riguarda le proroghe dei commissari, ma questo può significare tutto e niente”, ha detto il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone.

“Lo dico anche per non creare confusione nell’opinione pubblica – ha spiegato Antonello Cracolici, presidente della commissione Affari istituzionali, intervenendo in aula -: non è stata bocciata l’abrogazione delle Province, ma la proroga dei commissari. Questo significa che dobbiamo completare la riforma in teoria entro il 31 dicembre, o comunque entro i 45 giorni di proroga ‘ordinaria’ dei commissari”.

Immediati i commenti distruttivi dell’opposizione: “Crocetta ancora una volta ha mostrato l’inconsistenza della sua raccattata maggioranza – dice Roberto Di Mauro, capogruppo del Partito dei siciliani-Mpa all’Ars -, che già al momento del voto sulla mozione di sfiducia si era mostrata del tutto risicata e raccattata. Non a caso quei 46 voti comprendevano anche quelli ‘last-minute’ di alcuni parlamentari del centrodestra”

Ancora più drastico Giuseppe Castiglione, sottosegretario alle Politiche agricole e coordinatore del Ncd nell’isola: “Con il voto di oggi è finita la maggioranza che ha eletto Crocetta e il governatore ne prenda atto. La maggioranza oggi si è liquefatta nel segreto dell’urna”.

“Il dato politico più rilevante – sentenzia il deputato regionale de La Destra, Nello Musumeci – è che il governo Crocetta non ha più una maggioranza. L’approvazione dell’emendamento del nostro gruppo dimostra che una parte dei deputati, di tutti i gruppi, è stanca di assistere impotente ai continui rinvii di un governo incapace di sostituire le province che dice di volere cancellare. Col voto d’aula di oggi si pone fine a questo teatrino e si impone all’Ars di varare una legge entro un mese e mezzo”.

Per Lino Leanza, deputato di Articolo 4, “purtroppo è accaduto quello che tutti temevano. Per affrontare il nodo ‘riforma delle Province’ ora è necessario ripartire subito dal disegno di legge Cracolici e farne una priorità subito dopo bilancio e finanziaria. Il governo si impegni perché la norma venga approvata dall’Ars entro la fine di gennaio”.

Giuseppe Picciolo, capogruppo dei Democratici riformisti per la Sicilia all’Assemblea regionale: “Al di là del mancato funzionamento del sistema di voto elettronico, sul quale è giusto che si facciano verifiche approfondite, emerge una posizione molto frastagliata tra i partiti di maggioranza. Tra assenze e franchi tiratori abbiamo toccato oggi il minimo storico. Da questa analisi bisogna ripartire e riconsiderare i motivi dello stare assieme attorno al progetto di Crocetta con lealtà e trasparenza per la realizzazione del programma e delle riforme, in primis quella dell’abolizione delle province entro i quarantacinque giorni previsti”.

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