ROMA – Si dimette il sindaco Marino dopo lo scandalo delle note spese

«Mi dimetto». Alla fine ha ceduto. Il sindaco Ignazio Marino giovedì sera ha lasciato la poltrona da sindaco, schiacciato dal peso dell’ultimo scandalo, quello delle cene private pagate con la carta di credito del Comune. Con una lunga nota ha rivendicato i risultati raggiunti da quando è stato eletto e ha ricordato che le dimissioni «possono per legge essere ritirate entro venti giorni». E, ancora, ha parlato di «un lavorio rumoroso nel tentativo di sovvertire il voto democratico dei romani. Questo ha avuto spettatori poco attenti anche tra chi questa esperienza avrebbe dovuto sostenerla. Oggi quest’aggressione arriva al suo culmine». E ancora: «Nessuno pensi o dica che lo faccio come segnale di debolezza o addirittura di ammissione di colpa per questa squallida e manipolata polemica sulle spese di rappresentanza e i relativi scontrini successivamente alla mia decisione di pubblicarli sul sito del Comune. Chi volesse leggerle in questo modo è in cattiva fede. Ma con loro non vale la pena di discutere».

Marino ha tentato fino all’ultimo di coprire lo scandalo, ma ha ceduto al pressing trasversale: dal Pd alle opposizioni, dopo le varie testimonianze che smentiscono i giustificativi delle spese rimborsate al sindaco dal Campidoglio, tutti hanno chiesto il passo indietro. E a nulla è servita la mossa della disperazione di mercoledì sera, quando si è offerto di pagare di tasca sua quei 20 mila euro di spese di rappresentanza su cui già indaga la procura per peculato. Il premier Renzi e il Pd hanno deciso di scaricarlo nella notte fra mercoledì e giovedì. E anche Matteo Orfini, presidente del partito e fino a ieri strenuo difensore del sindaco, ha alzato bandiera bianca. Nel corso di una drammatica giunta intorno all’ora di pranzo di giovedì 8 ottobre tre assessori entrati con l’ultimo rimpasto voluto dal Pd (Stefano Esposito, Marco Causi e Luigina Di Liegro) si sono dimessi. Ma anche dopo questa manifestazione forte di sfiducia, Marino ha provato in un primo momento a resistere. Il Pd ha allora manifestato l’intenzione di sfiduciare il sindaco. E in serata Marino si è arreso.

Nei giorni scorsi era esplosa anche la polemica del viaggio a Philadelphia per la visita del Papa: aveva fatto intendere di essere stato invitato da Francesco e che la sua trasferta non sarebbe costata un euro ai romani: ma a smentirlo quella volta fu addirittura il Santo Padre sul volo di rientro:«Marino non è stato invitato né da me né dagli organizzatori»,..mentre il costo complessivo del vaggio per il sindaco e per tre accompagnatori è stato per il Campidoglio di 22 mila euro secondo quanto ricostruito poi dai consiglieri di opposizione.

 

 

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