SICILIA – Precari degli enti locali, svolta sulle assunzioni

La svolta è arrivata a cavallo di Ferragosto ed è quasi passata inosservata. Ma per i 22.500 precari degli enti locali siciliani la stabilizzazione questa volta potrebbe essere davvero a un passo. È l’effetto della riforma della pubblica amministrazione diventata da poco legge, nella quale alcune norme ammorbidiscono quei paletti che per anni hanno impedito la stabilizzazione dei contrattisti. Comuni e Regioni potranno in sostanza assumere più facilmente senza dover rispettare gli stringenti vincoli di bilancio. «Le norme si applicano subito anche in Sicilia – chiarisce Giuseppe Morale, dirigente del dipartimento Autonomie locali – di certo creano le condizioni per stabilizzare questa platea di contrattisti». I sindacati mostrano ottimismo, col Movimento dei giovani lavoratori che da qualche giorno sta studiando gli effetti della norma nell’Isola: «Senza questi vincoli – dice Massimo Bontempo – i Comuni potranno procedere con le assunzioni senza sforare la spesa». Ma l’Anci Sicilia, l’associazione dei sindaci, chiede certezze alla Regione, che fino ad oggi ha garantito il sostegno finanziario agli enti locali stanziando i 260 milioni di euro annui necessari al pagamento degli stipendi. «È vero, grazie alla riforma – spiega Paolo Amenta, vicepresidente dell’Anci – sarà molto più semplice assumere i lavoratori, ma prima di procedere con le stabilizzazioni vogliamo firmare un accordo col governo regionale che ci garantisca l’erogazione dei fondi anche quando i dipendenti saranno a carico nostro. Quale sindaco assumerebbe oggi un contrattista col rischio che la Regione possa tagliare il giorno dopo il finanziamento?».
La notizia intanto è stata accolta con entusiasmo dai ventimila contrattisti che da vent’anni lavorano nella pubblica amministrazione con stipendi tra i 600 e i mille euro. «La stabilizzazione offrirebbe loro maggiori garanzie ad esempio nella richiesta di un prestito in banca» spiega Amenta. La svolta potrebbe arrivare proprio dal dl 90/2014, quello sulla riforma della pubblica amministrazione del ministro Marianna Madia, da poco divenuto legge. Il primo paletto caduto riguarda il limite alle assunzioni negli enti locali che dovevano rispettare il patto di stabilità, cioè il tetto alla spesa fissato per rispettare i bilanci. La norma vietava qualsiasi forma di assunzione ai Comuni nei quali l’incidenza delle spese di personale fosse pari o superiore al 50 per cento delle spese correnti, cioè legate a funzionamento e altri servizi. Questo vincolo è decaduto. Altra deroga riguarda la possibilità per gli enti locali, nel 2014 e 2015, di procedere ad assunzioni rispettando il limite del 60 per cento della spesa di personale cessato l’anno precedente. Questo tetto sale all’80 per cento nel 2016 e nel 2017 e arriva al cento per cento a partire dal 2018, quando per ogni dipendente che andrà in pensione in pratica i sindaci potranno subito assumerne un altro. Ma c’è di più: fino ad oggi i Comuni dovevano contenere ogni anno la spesa per il personale che quindi doveva progressivamente essere ridotta. Adesso, a partire dal 2014, il parametro di riferimento non sarà più l’anno precedente ma il valore medio del triennio appena trascorso.
La riforma della pubblica amministrazione porta in dote anche altre novità che aiuteranno il turn over del personale nella pubblica amministrazione. Sempre tenendo d’occhio l’equilibrio di bilancio, per coprire i posti di responsabili dei servizi o degli uffici, di qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione, i Comuni potranno ricorrere a contratti a tempo determinato, in misura non superiore al 30 per cento dei posti istituiti nella dotazione organica della medesima qualifica. Novità in vista anche nei piccoli Comuni turistici con una popolazione tra i mille e i cinquemila abitanti: a partire dal 2014 potranno assumere personale per potenziale i servizi di polizia locale, per far fronte, ad esempio, all’aumento di turisti nella stagione estiva.

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