SICILIA – Ticket, il rebus delle esenzioni

Un operaio che ha uno stipendio di mille euro lordi al mese, con moglie e figli a carico, pagherà per farmaci, visite ed esami lo stesso ticket di un avvocato che guadagna più di 100 mila euro all’anno. Una donna delle pulizie con un contratto part-time di 400 euro al mese sborserà per le prestazioni sanitarie in una struttura pubblica quanto un imprenditore che ha un reddito di centinaia di migliaia di euro. Già, perché se col vecchio sistema di calcolo dell’esenzione bastato sull’Isee (ovvero sulla combinazione di indicatori economici e sociali) queste categorie avevano diritto a non pagare, ora dovranno mettere mano al portafoglio. Sono solo alcuni dei paradossi scaturiti dall’applicazione della nuova legge che adegua l’Isola al resto d’Italia.

A perdere il diritto all’esenzione sono oltre 500 mila siciliani. Insorgono i sindacati: “Penalizzate le fasce più deboli e le famiglie in difficoltà”, scrivono Cgil, Cisl e Uil chiedendo un incontro con l’assessore Massimo Russo. Che replica: “Non avevamo scelta”. Ma apre a possibili ritocchi.

Sono esenti i bambini con meno di 6 anni o gli anziani con più di 65 anni, appartenenti a un nucleo familiare con reddito inferiore ai 36 mila euro. Tra i 6 e i 65 anni gli unici a non pagare sono i portatori di malattie gravi e “i soggetti in particolari situazioni di disagio economico”. Si tratta di disoccupati, cassintegrati o pensionati con reddito inferiore a 8.200 euro, incrementato fino a 11 mila euro in presenza del coniuge e

di altri 500 euro per ogni figlio a carico.

Il nuovo sistema basato sulla dichiarazione dei redditi ha gettato nel caos gli uffici delle aziende sanitarie, presi d’assalto dai pazienti che reclamano il certificato di esenzione (320 mila a Palermo e provincia). Per correre ai ripari, ieri l’Asp ha siglato le prime convenzioni con i Caf (centri di assistenza fiscale) dove ottenere assistenza gratuita. Sono lo sportello Acli in via Trapani, il Caf Cisl di piazza Castelnuovo, il Caf Acai in via Mariano Stabile, lo sportello della Cgil Sicilia in via Bernabei, il Centro servizi Uil in via Leonardo Ximenes e Servizi fiscali in via Monteverdi. L’alternativa è autocertificare, barrando la casella R e firmando lo spazio apposito sulla ricetta. Una procedura valida per i prossimi due mesi, fino al rilascio del certificato definitivo.

Lo spaesamento colpisce anche gli operatori. “Ci sono ancora nodi da sciogliere – dice Titti Basso, responsabile amministrativo del Caf della Cgil Sicilia – soprattutto in merito alla definizione della categoria dei disoccupati. Vengono considerati tali solo coloro che hanno perso il lavoro e iscritti negli elenchi del centro provinciale dell’impiego. Sono escluse le persone non occupate, che non hanno mai lavorato o in cerca della prima occupazione. Un altro problema è quello di chi ha contratti a tempo determinato o a progetto, che andrebbero considerati disoccupati se lavorano per meno di otto mesi all’anno, ma sui quali non abbiamo ricevuto chiarimenti”. Nodi che saranno oggetto martedì di una riunione con l’Asp.

I sindacati fanno risuonare tamburi di guerra. Elvira Morana (Cgil), Giuseppe Franchina (Cisl) e Daniela De Luca (Uil) hanno chiesto un incontro urgente con l’assessore, denunciando il fatto che la nuova disciplina “sta creando gravi situazioni di iniquità e pesanti disagi soprattutto per le fasce più deboli e per le famiglie in difficoltà già a causa della crisi”. Appello raccolto dall’assessore: “Condivido le perplessità – dice Russo – ma bisognava recepire la norma nazionale, altrimenti la Sicilia avrebbe perso quasi 100 milioni di euro”. Poi l’apertura: “Ho già dato piena disponibilità in commissione Sanità all’Ars per discutere eventuali modifiche e anche a livello nazionale, con il fondamentale apporto del ministro Balduzzi, si sta valutando di modificare alcuni punti”.

FONTE: REPUBBLICA.IT – GIUSI SPICA

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