TELECOLOR – Annullati i licenziamenti “Allora a Catania esiste un giudice!”

La Corte d’appello sezione Lavoro di Catania ha riformato la sentenza di primo grado e ha accolto “gli appelli incidentali e, parzialmente, quello principale” dichiarando “l’inefficacia dei licenziamenti”, disposti nell’estate del 2006, di sei giornalisti dell’emittente televisiva Telecolor di Catania. I giudici hanno confermato la riassunzione di Giuseppe La Venia, e, ribaltando il giudizio di primo grado del 2010, disposto “il reintegro nei medesimi posti di lavoro in precedenza occupati” di Alfio Sciacca, Fabio Albanese, Walter Rizzo, Nicola Savoca e Katya Scapellato.

La Corte ha disposto anche il “risarcimento del danno” ai sei giornalisti “pari, per ciascuno, ad un’indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dai medesimi goduta dalle date dei licenziamenti sino all’efettiva reintegra” oltre “agli interessi legali e rivalutazione monetaria” e ha condannato inoltre la società al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti”. La Corte ha depositato il dispositivo della sentenza, riservandosi, come prassi, del tempo per le motivazioni.

In una dichiarazione congiunta, i sei giornalisti dell’emittente televisiva Telecolor scrivono: “C’è un giudice a Catania! Questa volta è proprio il caso di dirlo. Dopo sei anni e mezzo vengono finalmente riconosciute le nostre ragioni annullando i nostri licenziamenti”.

“La sentenza della Corte d’appello di Catania che condanna Telecolor, azienda del gruppo Ciancio, al nostro reintegro e al risarcimento dei danni – aggiungono Alfio Sciacca, Fabio Albanese, Walter Rizzo, Nicola Savoca, Katia Scapellato e Giuseppe La Venia – non può che riempirci di gioia. Non solo perché ci restituisce il posto di lavoro ma anche perché ci ripaga, soprattutto moralmente, di anni di isolamento. Ringraziamo i nostri avvocati D’Amati e Biancarosa”.

“In questo momento, inoltre il nostro pensiero e la nostra solidarietà vanno ai tanti colleghi di Telecolor che stanno vivendo sulla loro pelle la medesima minaccia di licenziamento. In tal senso la sentenza della Corte d’appello sancisce un principio importante – concludono – pure in una città difficile come Catania si può ancora confidare nella giustizia e sostenere a testa alta le proprie ragioni”.

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