TRAPANI – Colpo al clan di Matteo Messina Denaro: 11 misure cautelari, sigilli a 3 imprese [Vd1][Vd2][FOTO]

Si stringe sempre più il cerchio attorno a Matteo Messina Denaro. Gli uomini della Squadra mobile di Trapani, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, hanno eseguito 11 misure cautelari e sottoponendo a sequestro tre imprese controllate da Cosa Nostra.

L’operazione, denominata in codice “Ermes 2”, infligge un altro duro colpo al clan del superlatitante. L’indagine ha confermato i saldi contatti tra il clan mafioso di Mazara del Vallo, retto da Vito Gondola, e quello di Castelvetrano e sono stati scoperti gli accordi per la divisione degli appalti sotto le direttive del latitante Messina Denaro, cui Gondola si sarebbe rivolto per dirimere le varie controversie insorte.

Le imprese sequestrate erano direttamente controllate dalle famiglie mafiose attraverso prestanome.  Mediante queste imprese Cosa Nostra si sarebbe infiltrata, ad esempio, nei lavori per la realizzazione del parco eolico di Mazara del Vallo e nei lavori di ristrutturazione dell’Ospedale.

Tra gli undici provvedimenti emessi dalla Dda sette sono obblighi di dimora e quattro custodie cautelari in carcere. Tra questi ultimi c’è anche Epifanio Agate figlio dello storico boss del Trapanese. Mariano Agate è stato membro di spicco del clan di Mazara del Vallo ed è stato condannato all’ergastolo per la strage di Capaci.

Nel 1985 è stato accusato di sette omicidi, tra cui quelli del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto e del sindaco di Castelvetrano Vito Lipari. Per quest’ultimo omicidio fu assolto in Cassazione nel 1993. Il suo nome è stato citato in diverse indagini su Cosa nostra.

Custiodia cautelare in carcere anche per Carlo e Giuseppe Loretta, che avevano avuto l’appalto per il lavori del parco eolico di Mazara del Vallo, e sono accusati di far da prestanome alla famiglia mafiosa locale. I Loretta sono sospettati di aver gestito per qualche mese in subappalto i lavori che la Cmc di Ravenna, l’impresa che si sta occupando del cantiere all’ospedale Abele Ajello di Mazara del Vallo. L’incarico è stato revocato con l’interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura. Applicazione della Misura Cautelare in Carcere: per CASTELLI Angelo, di 71 anni, per favoreggiamento all’associazione mafiosa di Mazara del Vallo e Castelvetrano. Applicazione della misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza:

ALESSANDRINO Andrea, di 43 anni, SIRAGUSA Filippo,di 45 anni, BONOMO Paola, di 27 anni, per attribuzione fittizia di beni in concorso (per la società MEDIOAMBIENTE);

FRANCAVIGLIA Rachele, di 33 anni, MANGIARACINA Francesco,di 43 anni, OSTASHKO Nataliya, di 39 anni e PASSALACQUA Nicolò, di 48 anni,, per attribuzione fittizia di beni in concorso .

Tra i coinvolti nell’operazione c’è anche un giornalista, il collaboratore del Giornale di Sicilia Filippo Siragusa, che è accusato di intestazione fittizia di beni e a cui è stato applicato l’obbligo  di dimora. La direzione del quotidiano ha subito sospeso la collaborazione in via cautelare.

Queste le dichiarazioni del giornalista:

“Ci sono momenti nella vita in cui ti arrivano dei colpi che non ti aspetti. Avrò modo di chiarire ogni cosa ai magistrati .Ho fiducia in loro e sono certo che presto sarà tutto chiarito in merito alle accuse che mi sono state rivolte .Dire altro in questo momento non serve .E ‘ un momento difficile per me e per i miei cari . Questo territorio mi conosce da troppi anni e sa come ho sempre agito come giornalista e lavoratore precario. Buon Natale”.

 

 

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