TRAPANI – Sequestrati dalla Dia beni per 450 milioni di euro a imprenditore palermitano

Un patrimonio del valore stimato di 450 milioni di euro, comprendente un villaggio turistico e diverse società immobiliari, è stato sequestrato dalla Dia all’imprenditore Calcedonio Di Giovanni, 76 anni, di Monreale (Palermo). Il provvedimento è stato emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani, presieduta da Pietro Grillo. Secondo gli inquirenti, l’attività di Di Giovanni sarebbe stata «indissolubilmente intrecciata con i destini delle famiglie mafiose di Mazara del Vallo», e l’imprenditore sarebbe stato in contatto con Vito Roberto Palizzolo, il finanziere che si è costruito una fortuna in Sudafrica e che viene considerato uno dei più abili riciclatori dei guadgani illeciti di Cosa Nostra.

Cointeressenze tra i due vengono riferite in particolar modo al villaggio turistico «Kartibubbo» di Campobello di Mazara, dove si trovano 100 villette adesso sequestrate. Il resort era riconducibile a Palazzolo ma fu poi acquisito da Di Giovanni, che però in quel momento secondo l’accusa non disponeva di capitali leciti tali da giustificare quell’operazione. Inoltre, sono emersi legami tra l’imprenditore e Filippo Guttadauro, cognato del boss latitante di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, e con il commercialista Pino Mandalari, legato al capomafia corleonese Totò Riina.Secondo la Dia, Di Giovanni avrebbe cercato di mettere i suoi beni al riparo da provvedimenti patrimoniali antimafia e perciò avrebbe creato a giugno in Inghilterra la società «Titano real estate limited» che gestisce villaggi turistici e ha domicilio fiscale proprio a «Kartibubbo». Anche questa società è stata sequestrata assieme a varie altre, tra quai «Compagnia immobiliare del Titano», Il Cormorano, Fimmco, «Campobello park corporation, «Immobiliare La Mantide», «Associazione orchidea club, «Selinunte country beach, alcune quote del «Selene residence» di Campobello di Mazara, della «Parco di Cusa vita e vacanze», e della «Dental house, Numidia srl». Di Giovanni nei mesi scorsi aveva patteggiato una condanna per truffa. L’imputazione si riferiva all’uso di finanziamenti pubblici erogati per la costruzione di villaggi turistici.

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