Trattativa Stato-mafia, 12 indagati

La procura di Palermo ha notificato a 12 persone l’avviso di chiusura dell’indagine sulla trattativa Stato-mafia. L’atto, che normalmente precede la richiesta di rinviato a giudizio, ha come destinatari due ex ministri, Mancino e Mannino, il senatore Dell’Utri, gli ufficiali dei carabinieri Subranni, Mori e De Donno, Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo, e i capimafia Totò Riina, Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Bernardo Provenzano e Nino Cinà.

Nell’indagine sono finiti anche l’ex ministro della Giustizia Giovanni Conso, l’ex capo del Dap Adalberto Capriotti e l’europarlamentare dell’Udc Giuseppe Gargani: per loro l’accusa è di false informazioni al pubblico ministero. Ma la legge prevede che l’inchiesta, in questo caso, sia bloccata fino alla definizione in primo grado del processo principale, quello, appunto, sulla trattativa; l’avviso di chiusura indagine, dunque, ai tre indagati non è stato notificato.

Ai capimafia indagati i pm contestano, al termine di quattro anni di inchiesta, il reato di violenza o minaccia a Corpo politico dello Stato. Stessa accusa viene fatta a Calogero Mannino, ex ministro dell’Agricoltura e per il Mezzogiorno, già processato e assolto con sentenza definitiva dal reato di concorso in associazione mafiosa e al senatore Marcello Dell’Utri.

Di violenza o minaccia a Corpo politico dello Stato rispondono anche l’ex capo del Ros Antonio Subranni, il suo vice dell’epoca Mario Mori e l’allora capitano Giuseppe De Donno. Per Massimo Ciancimino, invece, il reato contestato è il concorso in associazione mafiosa. Nicola Mancino, nel ’92 al dicastero dell’Interno, risponde di falsa testimonianza.

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