Uccide due imprenditori nel Bresciano: dopo la fuga si suicida in un parcheggio

Ha ucciso due volte in meno di due ore, poi si è sparato in testa. Due gli agguati – uno a Flero e uno a Vobarno – e tre le vittime, perché nel primo episodio c’è anche un ferito. Tra un delitto e l’altro la fuga su una Bmw X5 nera rubata al ferito con la quale il killer, Cosimo Balsamo, 62enne pregiudiato bresciano, ha percorso una cinquantina di chilometri. L’epilogo della vicenda tutta Bresciana, infine, è ad Azzano Mella, dove Balsamo si ferma nel parcheggio di un supermercato, il Family Market, e si spara in testa.

Balsamo ha scelto le sue vittime: a Elio Pellizzari, 78 anni, aveva gridato “mi hai rovinato” prima di sparargli col fucile. Con lui un tempo aveva avuto rapporti d’affari. Mentre con l’altro morto, James Nolli, era stato imputato nel processo alla banda dei tir. Anche il ferito di Flero era stato coinvolto nello stesso procedimento.

La catena di delitti è iniziata a Flero, nel capannone della ditta Sga che si occupa di commercio di veicoli industriali. Intorno alle 11 Balsamo è entrato e ha sparato con un fucile più colpi contro Pellizzari, titolare della Pg Metalli, azienda che si trova a pochi metri dal capannone. Poi ha sparato e ferito anche al proprietario della Sga che è stato portato in ospedale con l’elisoccorso. Il nipote dello scampato racconta: “Quell’uomo è entrato in azienda, ha detto a mio zio di chiamare Elio, che era altrove e, quando è arrivato, gli ha sparato”.

Secondo i carabinieri, prima di premere il grilletto, il killer avrebbe urlato: “Mi hai rovinato”. Poi, cinquanta chilometri più avanti, a Vobarno, in Valle Sabbia, è andato a cercare Nolli, la sua seconda vittima.

Il 30 gennaio Balsamo aveva già fatto parlare di sé: era salito su una tettoia del tribunale di Brescia minacciando il suicidio per protestare contro il sequestro della sua abitazione, provvedimento dovuto a un’inchiesta giudiziaria. Nel 2009, infatti, era stato condannato per associazione a delinquere finalizzata al furto e riciclaggio perché faceva parte della banda dei tir che nei primi anni del 2000 aveva derubato aziende di trasporto di metalli in tutto il Nord Italia.

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