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PORTO EMPEDOCLE – 15enne aggredito e malmenato finisce in ospedale, al via l’inchiesta

E’ giallo sul ferimento di un ragazzino di 15 anni di Porto Empedocle. Il giovane è stato ricoverato al San Giovanni di Dio di Agrigento per una grossa ferita alla testa e altre più lievi in altre parti del corpo.
Il ragazzino sarebbe stato picchiato la mattina di domenica scorsa e avrebbe raggiunto la casa dei nonni, abitanti a Monserrato, a piedi.
Questi ultimi viste le condizioni lo hanno immediatamente portato in ospedale per le cure.
Qui i medici lo hanno tenuto sotto osservazione per diverse ore per poi dimetterlo. Successivamente il ragazzo è stato ascoltato dai servizi sociali per capire cosa fosse successo. Sul fatto stanno indagando i carabinieri.
Non è escluso che il quindicenne possa aver subito maltrattamenti in famiglia. E l’audizione di ieri è servita proprio a mettere dei punti fermi nelle indagini.

 

 

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LICATA – Maria Grazia Brandara è il nuovo commissario straordinario al Comune

Maria Grazia Brandara, già sindaco di Naro e deputato regionale, ed attuale commissario straordinario dell’Irsap, guiderà il Comune di Licata fino alle elezioni amministrative del mese di giugno dell’anno prossimo. Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, l’ha infatti nominata commissario straordinario dell’ente.

Maria Grazia Brandara prende il posto del sindaco Angelo Cambiano, sfiduciato da 21 consiglieri comunali il 9 agosto scorso. Per lei si tratta di un ritorno: ha infatti guidato il Comune, da commissario straordinario, dal dicembre 2014 al giugno del 2015. Proprio a giugno del 2015 c’era stato il passaggio di consegne tra il commissario straordinario ed il neo eletto sindaco Angelo Cambiano. Ora la staffetta è al contrario, considerato che Maria Grazia Brandarà prende il posto di Cambiano.

L’insediamento del neo commissario straordinario del Comune è in programma per i prossimi giorni. 

 

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LICATA – Omicidio Marzullo, non convalidato il fermo del nipote 19enne

Il fermo non è stato convalidato perchè non sono stati ravvisati pericoli di fuga. Nei confronti di Giuseppe Volpe, il diciannovenne licatese accusato di avere ucciso lo zio Giacinto Marzullo, 52 anni, per un contrasto economico, è stata comunque emessa un’ordinanza cautelare in carcere.

Queste le decisioni del giudice Stefano Zammuto al termine dell’udienza di convalida del provvedimento, eseguito dalla squadra mobile, dai poliziotti del commissariato di Licata e dai carabinieri della Compagnia di Licata, nel corso della quale il giovane – difeso dagli avvocati Rosanna Scrimali e Gaetano Timineri – si è avvalso della facoltà di non rispondere. 

Marzullo, agricoltore e muratore, è stato assassinato venerdì. All’origine del delitto, secondo quanto lo stesso ragazzo avrebbe confermato, ci sarebbero dei contrasti di natura economica.

 

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In amichevole la Libertas Racalmuto subisce un poker dalla Pro Favara [VIDEO]

Nuova amichevole per la Libertas Racalmuto, dopo quella della scorsa settimana contro il Canicattì. La formazione di Lillo Capraro si confronta ancora contro una formazione del torneo di Eccellenza, e perde con lo stesso identico risultato di sette giorni fa, 4-1. L’obiettivo di entrambe le squadre è di disputatare un campionato senza grandi ambizioni nelle rispettive categorie. I favaresi allenati da Peppe Balsamo che hanno ottenuto la salvezza nelle ultime due stagioni attraverso gli spareggi play-out, vogliono iniziare la nuova stagione con il piede giusto. La Libertas Racalmuto che, dopo il divorzio con il tecnico Angelo Consagra si è affidata a Lillo Capraro, ha cambiato quasi tutto nel suo organico confermando pochi uomini rispetto alla passata stagione. Spicca l’inserimento in prima squadra di una colonia di giocatori africani che, con le conferme di Omar, Hassan e Cozma e l’esperienza di Agozzino e Pino potranno sicuramente trarre spunti importanti nel loro cammino nel calcio siciliano che si presenta difficile ed ostico, specie, il torneo di Promozione, dove affronteranno avversari temibilissimi della provincia di Trapani e Palermo.  Ritornando alla cronaca della partita disputata allo stadio Bruccoleri di Favara, il match ha visto partire forte la più quotata Pro Favara, che al 15′  si portava in vantaggio  con il difensore Peppe Fallea. Al 23′ il raddoppio di Francesco Fanara. Al 25′ bagnava l’esordio in maglia gialloblù con la rete del 3-0 Pasq2uale Galluzzo. Sul 3-0 la reazione della Libertas che portava al calcio di rigore  che al 30′ Cozma si faceva respingere dall’ottimo Daniele Pandolfo. Nella ripresa, Balsamo dava spazio ad altri giocatori cambiandoli quasi tutti. La LIbertas si mostrava più propositiva , ma era il Pro Favara a realizzare il poker di reti al 78′ con Curaba, che trasformava il calcio di rigore concesso per atterramento di Mercurio. All’89’ la Libertas Racalmuto realizzava il gol della bandiera con Karamou.  

IMMAGINI VIDEO DI CALCEDONIO IACUZZO

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LICATA – Omicidio Marzullo, il nipote tradotto in carcere

Giuseppe Volpe, il diciannovenne accusato dell’omicidio dello zio, Giacinto Marzullo assassinato ieri pomeriggio, in serata è stato tradotto nel carcere Petrusa di Agrigento, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Il giovane è accusato di omicidio ed è stato posto in stato di fermo. Egli stesso, all’alba di oggi al termine di un lungo interrogatorio al commissariato di polizia di Licata, avrebbe confessato di avere sparato allo zio, uccidendolo. Il giovane ha fatto ritrovare agli agenti la pistola usata per il delitto, una calibro 9, indicando il canalone di raccolta delle acque piovane dove l’aveva buttata subito dopo l’omicidio.

Determinanti sono stati gli interrogatori che la polizia di Licata, la squadra mobile di Agrigento ed i carabinieri della compagnia cittadina hanno condotto nel corso della notte, sentendo familiari e parenti della vittima. Alcune dichiarazioni non hanno convinto gli inquirenti, che hanno continuato a sentire queste persone per molte ore. All’alba sarebbe arrivata la confessione di Giuseppe Volpe. 

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LICATA – Marzullo ucciso dal nipote 18enne per dissidi economici

Per l’omicidio del muratore di Licata, Giacinto Marzullo, 52 anni, ucciso ieri nel pomeriggio da un sicario armato di pistola calibro 9 si segue una pista ben precisa e pare ci sia anche un fermato, il nipote diciottenne figlio della sorella della vittima che adesso si trova nel carcere di Petrusa in attesa della convalida.. Quest’ultima, a quanto pare, avrebbe assistito a tutte le scene del delitto dato che, come trapela, avrebbe accompagnato il figlio all’incontro con Giacinto Marzullo.
L’arma del delitto, dopo le serrate investigazioni, e, a quanto pare dopo la confessione del giovane, sarebbe stata ritrovata.
Il movente sarebbe da ricercare all’interno della famiglia dell’uomo ucciso e poggerebbe le sue basi su un prestito ricevuto dalla vittima e mai restituito.
Polizia (commissariato di Licata e Squadra mobile di Agrigento) e Procura della Repubblica (indagine condotta dal Pm Carlo Cinque) sembrano privilegiare questa ipotesi investigativa alla luce anche dell’esito degli interrogatori avvenuti nel corso della notte che avrebbe posto in evidenza un fortissimo dissidio maturato in ambiente familiare.
La vicenda per il resto è nota: ieri una decina di colpi, di cui cinque, forse sei, sarebbero andati a segno, ha posto la parola fine alla vita del muratore Giacinto Marzullo di Licata in contrada Mollaca Faia, nei pressi della rotonda per Mollarella a Licata.
Marzullo sarebbe stato avvicinato – secondo la prima ipotesi investigativa – davanti al cancello dove i killer avrebbero iniziato a sparare. L’uomo, sposato e padre di due figli, avrebbe cercato di scappare ma sarebbe stato raggiunto e freddato prima d’arrivare alla porta del magazzino dove custodiva gli attrezzi agricoli. Familiari, amici, conoscenti e colleghi di lavoro sono stati sentiti durante tutta la notte.
Gli agenti della squadra mobile di Agrigento, coordinati dal dirigente Giovanni Minardi, dopo avere interrogato delle persone durante tutta la notte, all’alba hanno sequestrato un’auto e del materiale balistico. Inoltre avrebbero sottoposto alcune persone alla prova del tampon kit, utile a verificare se sulle loro mani ci sono tracce di polvere da sparo.
Ed a quanto pare i risultati del febbrile lavoro sono arrivati.
La Procura. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore Carlo Cinque, ha già incaricato un medico legale per effettuare l’autopsia che sarà eseguita lunedì prossimo ad Agrigento.

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LICATA – L’agricoltore Giacinto Marzullo ucciso come un pezzo da novanta

Ucciso come un pezzo da novanta, ma dalle prime risultanze investigative la criminalità organizzata non c’entrerebbe affatto. Chi ha sparato ha fatto fuoco almeno dieci volte con una o due pistole calibro 9 per ammazzare uno sconosciuto, senza storia, per tutti un gran lavoratore. Sei o sette i colpi che, lo hanno raggiunto all’addome ed alle gambe, anche se i bossoli rinvenuti sul terreno, ed esplosi sembrano essere di più. E’ stato freddato accanto un deposito adibito a magazzino di arnesi agricoli. Quasi sicuramente gli autori dell’efferato omicidio hanno cominciato a sparare dalla vicina stradina, una vera e propria trazzera, e Marzullo preso di sorpresa, forse già ferito dalla pioggia di piombo, ha tentato un ultimo sforzo fuggendo via per mettersi in salvo. Non ce l’ha fatta. 

Al momento si tratta di  un vero rompicapo per gli investigatori che non escludono alcuna pista. Sin da subito i poliziotti hanno raccolto quanti più elementi possibile per venire a capo del delitto. A questo scopo è stata avviata una massiccia operazione di perquisizioni e controlli.

 L’esito dei rilievi effettuati dal personale della Scientifica della Questura e l’autopsia daranno le prime importanti risposte.

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PORTO EMPEDOCLE – No al centro d’accoglienza, la Sindaca Carmina: “Siamo noi a dover essere aiutati”

“Porto Empedocle è città d’accoglienza. Il nostro santo, San Calogero, è nero. C’è stato un centro d’accoglienza per immigrati in via Lincoln e uno nella zona dei Grandi Lavori e nessuno ha mai protestato. Ma in questo caso il luogo non è adeguato: è vicino ai negozi e questa è una città che vive di turismo, ed è alle spalle della scuola media”. La sindaca di Porto Empedocle (Ag), Ida Carmina del Movimento cinque stelle, commenta così l’apertura di un centro d’accoglienza per migranti minorenni non accompagnati, alle spalle della centrale via Roma.

Un gruppo di 43 extracomunitari è arrivato nel pomeriggio del 14 agosto e in città, fra i commercianti che si sono sempre opposti alla location, è scoppiato il caos. La sindaca su Facebook aveva scritto: ”Chiedo il sostegno di tutti coloro che hanno a cuore le sorti di Porto Empedocle e vogliono lottare per il futuro proprio e dei propri figli. Intendo oppormi e porre in essere tutto ciò che sia possibile e necessario perché il territorio empedoclino e la sua cittadinanza abbiano il dovuto rispetto della dignità di popolo e dei suoi diritti di cittadinanza e perché sia considerata la prospettiva di sviluppo di Porto Empedocle”.

“E’ uno dei momenti più difficili della storia di Porto Empedocle – dice Carmina -. Non abbiamo i soldi necessari per pagare puntualmente gli operatori ecologici, con il conseguente rischio igienico-sanitario in caso di sciopero, e gli impiegati comunali. Porto Empedocle ha bisogno di essere aiutata e non di aiutare. Se vera accoglienza deve essere, i migranti vanno portati nelle zone economicamente più floride, come la Valle d’Aosta, ad esempio, che ha il reddito pro capite più alto d’Italia. Non certamente a Porto Empedocle dove per aiutare un padre di famiglia, che doveva far operare il figlio di 4 anni, abbiamo fatto una colletta, fra noi, al Comune. Al momento, siamo in contatto con la prefettura che ci ha chiesto di pazientare qualche giorno per capire se sarà possibile diminuire il numero di migranti”.

”Questa è comunque una autorizzazione provvisoria – conclude la sindaca -. Verificheremo gli standard, come organo di vigilanza dovrò verificare le condizioni effettive del centro. Non mi risulta che abbiano una scala anticendio. E’ stato comunque un blitz, perché sapevano che la città, i commercianti, non volevano accogliere i migranti minorenni in quel posto”.

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LICATA – Agricoltore di 50 anni ucciso con numerosi colpi di pistola calibro 9

Sono 5, secondo la prima ricostruzione degli agenti del commissariato di polizia di Licata, i colpi che hanno ucciso Giacinto Marzullo, l’agricoltore di 52 anni assassinato nel pomeriggio di oggi tra le sue serre di contrada Ritornella Margi, nelle campagne di Mollarella.

I colpi, tutti di calibro 9, hanno raggiunto l’uomo alle gambe ed al torace. Secondo la polizia, però, i sicari avrebbero esploso diversi altri colpi di pistola, andati a vuoto. Vicino al cadavere, infatti, gli agenti hanno rinvenuto numerosi bossoli.

I killer hanno sorpreso Giacinto Marzullo davanti alla casa in cui custodiva gli attrezzi agricoli. Pare che l’uomo abbia provato a sfuggire ai sicari, ma è stato raggiunto e finito. Il commando omicida, così come era arrivato, si è dileguato, senza che nessuno abbia visto o sentito nulla. 

Una telefonata anonima ha avvertito la polizia e gli agenti si sono precipitati sul posto. Sono arrivati anche gli operatori del 118 con l’autoambulanza, ma constatato che il loro intervento non era necessario sono tornati in ospedale.

L’uomo era incensurato, non aveva mai avuto problemi con la giustizia. Le indagini, al momento, sono a 360 gradi. La polizia non esclude alcuna ipotesi, nel tentativo di fare luce sul delitto. 

Intanto sono cominciati gli interrogatori delle persone vicine alla vittima a cominciare dai familiari (Marzullo era spostato ed aveva due figli).

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AGRIGENTO – Rino La Mendola su Cattedrale e Ipogei [VD TG]

Sul tema del consolidamento della cattedrale interviene il Vice Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti e componente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici Rino La Mendola, che conosce bene il territorio della città dei templi, per avere a lungo ricoperto il ruolo di Presidente dell’Ordine Provinciale e di Capo del Genio Civile di Agrigento.

Bisogna intervenire presto !! Ben vengano i lavori di manutenzione e consolidamento della cattedrale, sottolinea La Mendola, che sono indispensabili per mantenere il monumento, evitando danni irreversibili, ma il tema principale rimane quello di risolvere alla radice il problema con lavori di consolidamento del versante su cui sorge la Cattedrale, che è costituito da un banco calcarenitico fratturato, i cui blocchi si muovono in modo disarticolato, procurando un progressivo quadro fessurativo di difficile consolidamento agli edifici che, come la cattedrale, ricadono a cavallo delle fratture del banco stesso.

L’auspicio è dunque che i lavori di messa in sicurezza della cattedrale, siano propedeutici ai lavori di consolidamento dell’intero versante, che sono particolarmente impegnativi, in quanto non è affatto semplice ridurre gli effetti dei movimenti relativi tra i blocchi del banco calcarenitco su cui sorge buona parte del centro storico.

Ma i problemi del sottosuolo agrigentino , continua La Mendola, non si limitano alle fratture che provocano i dissesti della cattedrale, ma anche alla necessità di consolidare gli ipogei che attraversano il sottosuolo del centro storico, i quali, per secoli, hanno raccolto le acque sotterranee per drenarle a valle, alleggerendo notevolmente il peso del banco calcarenitico ed evitandone lo scivolamento verso valle. Tali ipogei, nel corso dell’ultimo secolo, sono stati manomessi e trasformati in pericolose cavità sotterranee che raccolgono le acque senza poterle più drenare a valle, appesantendo la collina e svolgendo dunque un ruolo opposto a quello per i quali erano stati realizzati. Vi è peraltro il rischio che, in assenza di manutenzione, qualche cavità sotterranea possa nel tempo cedere, provocando gravi danni in superficie ed ai fabbricati sovrastanti.

Sono queste le motivazioni che nel 2007, nella qualità di Capo del Genio Civile, mi avevano spinto a chiedere all’Assessorato alle Infrastrutture l’istituzione di un tavolo interdipartimentale, con l’obiettivo di rilevare dettagliatamente la rete sotterranea e di programmare adeguati interventi di consolidamento nelle zone più critiche. Tale tavolo, all’epoca aveva prontamente avviato la prima fase, eseguendo il rilievo e la mappatura georeferenziata degli imbocchi agli ipogei. Ma la seconda fase, finalizzata al consolidamento delle cavità del sottosuolo agrigentino, è rimasta all’epoca sospesa per mancanza di fondi. Oggi, nell’ambito dei lavori di consolidamento del versante su cui sorge la cattedrale, il progetto di consolidamento e valorizzazione degli ipogei potrebbe essere ripreso e portato a termine, offrendo peraltro alla città un duplice vantaggio: la messa in sicurezza del sottosuolo ed un parziale recupero di percorsi sotterranei che, se adeguatamente restaurati, potrebbero costituire una nuova attrattiva per i turisti.“

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