Archive | CALTANISSETTA

GELA – Lancio di sassi dal cavalcavia: denunciato un ragazzino, si cercano i complici

La polizia ha posto fine al pericoloso gioco di alcuni ragazzini che a Gela, per diversi giorni, si sono divertiti a lanciare sassi dal cavalcavia di via Venezia contro le automobili che transitavano nella strada sottostante. Almeno tre le autovetture danneggiate, tanta paura tra gli occupanti dei veicoli ma per fortuna nessun ferito. I vandali si rifornivano di pietre dalla vicina ferrovia Gela-Licata. Gli uomini del commissariato, dopo numerosi appostamenti, sono riusciti a bloccare uno dei giovanissimi autori della bravata che è stato denunciato alla procura dei minori, in concorso con i complici ancora da identificare, avendo tutti insieme “messo in pericolo la sicurezza dei trasporti su terra”. Il ragazzino è stato affidato ai genitori.

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CALTANISSETTA – Trasporto rifiuti pericolosi: 3 denunce

Operazione “Oro rosso” a Caltanissetta, in tre denunciati per raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi senza autorizzazione: ieri la polizia ha fermato in contrada Calderaro gli agenti hanno fermato un autocarro munito di gru, fermo davanti una ditta di autodemolizioni, colmo di materiale ferroso, parti di motori, elettrodomestici e altri rifiuti in ferro e rame. A bordo del mezzo un 27enne privo di patente di guida e di assicurazione e con il mezzo non revisionato.

Analogamente in piazza Garibaldi è stato fermato e controllato un altro autocarro cassonato anch’esso colmo di parti di motori, elettrodomestici, rifiuti in ferro e altri metalli. A bordo due nisseni rispettivamente di 49 e 25 anni.

I tre fermati condotti in questura sono stati denunciati in stato di libertà per attività di raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi senza la prescritta autorizzazione. I due autocarri e tutto il materiale ferroso raccolto sono stati invece sequestrati. Al 27enne sono state inoltre contestate tre sanzioni amministrative previste dal codice della strada.

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CORTE D’ASSISE – “Contagiò 30 donne con l’Aids”, chiesto l’ergastolo per un 32enne di Caltanissetta

Per l’accusa non ci sono dubbi: Valentino Talluto, il sieropositivo originario di Caltanissetta accusato di aver contagiato volontariamente non meno di 30 donne deve essere condannato all’ergastolo. La richiesta è stata fatta dal pm Elena Neri ai giudici della terza corte di assise della capitale dove, per la prima volta in Italia, si celebra un processo in cui è contestato il contagio diffuso di Hiv. Epidemia dolosa e lesioni gravissime i reati attribuiti a Talluto il quale, nel corso del dibattimento, si è difeso negando di «essere un mostro».

Ma per il pm Neri all’imputato «non possono essere concesse le attenuanti generiche non avendo mai dimostrato pentimento».

«Talluto – ha aggiunto il rappresentante dell’accusa durante la requisitoria – non ha mai collaborato, ha reso false dichiarazioni, ha sempre negato ogni responsabilità anche di fronte all’evidenza: il suo era un modo per seminare morte». All’imputato sono contestati 57 casi tra contagi diretti (oltre 30), indiretti (un bimbo e tre partner di donne in precedenza infettate), ed episodi di donne scampate alla trasmissione del virus.

La corte presieduta da Evelina Canale emetterà la sentenza il 25 ottobre prossimo.

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CALTANISSETTA – Accoltellò l’ex compagno due mesi fa, arrestata 24enne

Due mesi fa aveva accoltellato il suo ex compagno, ieri è stata arrestata dai carabinieri che hanno ricostruito la vicenda. La protagonista è una giovane nissena di 24 anni, Maria Guarnieri. Nei suoi confronti il Gip di Caltanissetta ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di tentativo omicidio. La ragazza, lo scorso 17 agosto, aveva dato appuntamento a un uomo con cui aveva avuto una relazione sentimentale in un casolare abbandonato di Caltanissetta. L’incontro è presto degenerato e la giovane ha tirato fuori dalla borsa un coltello con il quale ha trafitto alle spalle l’ex compagno, poi riuscito a fuggire. L’uomo si presentò ferito in caserma e venne subito accompagnato presso il Pronto soccorso di Caltanissetta per le cure del caso. Le indagini hanno permesso ai Carabinieri di risalire alla responsabile dell’aggressione e di deferire all’Autorità Giudiziaria la donna che adesso è detenuta presso la casa circondariale di Agrigento. 

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SERRADIFALCO – Si lancia col paracadute e si schianta al suolo: morto Carabiniere di 41 anni

Morto per seguire la sua passione: il lancio col paracadute. E’ accaduto ad un carabiniere di 41 anni, Giuseppe Pace, che ha perso la vita, secondo una prima ricostruzione fatta al momento della tragedia, perché il paracadute utilizzato non si sarebbe aperto regolarmente durante le fasi di atterraggio. Una vita spezzata, quella del Militare dell’Arma, originario di Serradifalco, nel nisseno, a seguito dell’incidente accaduto ieri pomeriggio nei cieli di Vercelli.

Pace era fuori servizio e si era recato sul posto per un lancio, cosa che faceva spesso e di cui era esperto. Sembra che quando si trovava a circa 50 metri dal suolo, Pace non sia riuscito a stabilizzare la discesa per il paracadute aperto in maniera anomala. L’impatto è stato violento, a nulla sono serviti i soccorsi.

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GELA – Aveva tentato di uccidere anziano, telecamere lo incastrano

La sezione di pg della guardia di finanza presso la procura di Gela ha eseguito un ordine di custodia cautelare in carcere per tentativo di omicidio a carico del gelese Gaetano Davide Alfieri, di 41 anni, con precedenti penali. All’inizio del mese scorso, durante un tentativo di furto che stava compiendo in un villino di campagna, in contrada «Femmina Morta», a ovest della città, Alfieri fu sorpreso dal proprietario, un anziano di 90 anni, e si nascose sul terrazzo della casa da dove, per aprirsi una via di fuga, lanciò un pesante concio di tufo sul suo inseguitore colpendolo alla testa e alla scapola sinistra. Così riuscì a dileguarsi.

L’anziano riportò ferite che i medici del pronto soccorso dell’ospedale «Vittorio Emanuele» giudicarono guaribili in 40 giorni. Dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza dello stesso villino, la guardia di finanza, incaricata delle indagini, è riuscita a identificare Gaetano Davide Alfieri che oggi è stato rinchiuso nel locale carcere di contrada «Balate». 

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SAN CATALDO – Corruzione al Comune, arrestati l’imprenditore e funzionario Utc

Un imprenditore e un funzionario del Comune di San Cataldo sono stati arrestati e messi ai domiciliari dalla Guardia di Finanza per corruzione. I provvedimenti sono stati firmati dal gip del Tribunale di Caltanisetta su richiesta della Procura nissena. Sono anche stati sequestrati 46.550 euro che sarebbero il provento del reato. Perquisizioni sono state eseguite al Comune di San Cataldo e nella società Ediltecnica Costruzioni s.r.l.

Le indagini della Guardia di Finanza hanno preso il via a seguito dell’operazione Perla Nera che, nell’aprile del 2016, aveva portato all’arresto di tredici persone tra funzionari pubblici e imprenditori nisseni per reati contro la pubblica amministrazione. Tra gli arrestati anche all’epoca figuravano Salvatore Ficarra, rappresentante legale della Ediltecnica Costruzioni s.r.l., e Daniele Silvio Baglio, funzionario dell’Ufficio tecnico del Comune di San Cataldo, tutti e due indagati in relazione ad un rapporto corruttivo intrattenuto con l’ing. Giorgio Salamanca, ex dirigente dell’Utc di Caltanissetta. Le indagini svolte dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria di Caltanissetta e dirette dalla Procura della Repubblica, hanno consentito al Gip di Caltanissetta di sottoporre ancora a misura cautelare personali l’imprenditore Salvatore Ficarra e il funzionario comunale Daniele Silvio Baglio.

Secondo l’accusa Baglio era socio occulto della Ediltecnica Costruzioni s.r.l. e si era attivato per far ottenere vari appalti pubblici nel Comune di San Cataldo in cambio del pagamento di somme di denaro. In particolare, Ficarra pagava “in nero” mensilmente somme di denaro al Baglio in cambio dell’affidamento di lavori pubblici, con procedure amministrative semplificate, in favore della Ediltecnica Costruzioni s.r.l., impresa nella cui compagnie sociale figurava peraltro la moglie di Baglio.

Si tratta di circostanze emerse dall’esame di una contabilità in “nero”, da cui risultava che nel corso degli anni il funzionario dell’Utc di San Cataldo aveva percepito poco meno di 50 mila euro dall’imprenditore. La somma è stata sequestrata. La tecnica era ormai collaudata. Daniele Silvio Baglio, in palese conflitto di interessi, assumeva il ruolo di Rup di diversi e numerosi procedimenti amministrativi relativi all’affidamento, senza gara pubblica, di lavori alla Ediltecnica Costruzioni s.r.l., anche sottoscrivendo provvedimenti di liquidazione di fatture emesse dalla società e così rivestendo contemporaneamente il ruolo di “controllore” e quello di “controllato”. In definitiva, è stato accertato il completo asservimento della funzione pubblica affidata al Baglio agli interessi privati propri e del suo socio.

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GELA – Uccide la madre a bastonate e tenta di ammazzare il padre [VIDEO]

Un uomo affetto da turbe psichiche, Giuseppe Di Dio, di 54 anni, ha assassinato alle prime luci del giorno l’anziana madre, Nunzia Minardi, di 75 anni. L’ha assassinata al culmine dell’ennesima lite scoppiata nell’abitazione a piano terra di via Livorno,15 – nel popoloso quartiere Sant’Ippolito, dove il matricida era tornato da qualche giorno dopo essersi allontanato dalla casa protetta lo scorso fine settimana. 

Erano le 7 quando l’uomo si è avventato contro l’anziana madre, colpendola con un ventilatore e un bastone, infine, soffocandola. L’anziano genitore, Emanuele di 84 anni, ha cercato di difendere la moglie dalla furia omicidi del figlio. E l’ha scampata grossa. Giuseppe Di Dio ha tentato di colpire anche il padre che è riuscito a divincolarsi e trovare riparo fuori. Sul posto, allertati dai vicini, sono intervenuti gli agenti del Commissariato che hanno bloccato il matricida e trasportato in ospedale, dove è piantonato.

L’anziano padre è stato trasferito al pronto soccorso ma le sue condizioni non desterebbero particolari preoccupazioni. La salma della povera donna è invece ancora all’interno dell’appartamento, teatro della macabra uccisione, in attesa dell’arrivo del medico legale.

I vicini che hanno sentito le grida degli anziani e poi dato l’allarme, raccontano che il figlio ha aggredito la madre in cucina, forse con un bastone. Tracce di sangue sono state trovate a terra e su un ventilatore.

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CALTANISSETTA – Confiscati beni per 3,5 milioni a due presunti boss di Gela e Montedoro

La Direzione investigativa antimafia di Caltanissetta sta eseguendo due decreti di confisca, emessi dal locale Tribunale-Sezione misure di prevenzione, disposti su proposta del direttore della Dia, nei confronti di due persone ritenute vicine alle famiglie mafiose di Gela e Montedoro.

Nel mirino della Dia sono finiti Carmelo Vella, 56enne di Gela e Nicolò Falcone, 68enne di Montedoro.

“Vella – riferisce la Dia di Caltanissetta – più volte coinvolto in operazioni di polizia finalizzate alla repressione del fenomeno mafioso, è risultato vicino alla cosca gelese di Cosa Nostra dei Rinzivillo”. “Nicolò Falcone, a cui è stata, altresì, applicata la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza per la durata di due anni – prosegue la Dia di Caltanissetta – è ritenuto uomo d’onore e capo della famiglia mafiosa di Montedoro, nonché persona ai vertici dell’associazione mafiosa Cosa Nostra operante nella provincia di Caltanissetta, capeggiata dal noto Giuseppe Madonia, detto Piddu”.

Oggetto delle confische, in corso di esecuzione, beni mobili e immobili situati in provincia di Caltanissetta complessivamente costituiti da cinque aziende, tre immobili, 59 terreni, nonché alcune autovetture e numerosi rapporti bancari, per un valore complessivo di oltre 3 milioni e mezzo di euro.

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NISCEMI – Beni sequestrati a dentista ritenuto vicino a Cosa Nostra

Ammonta a cinque milioni il valore dei beni sequestrati da polizia e guardia di finanza ad un medico odontoiatra di Niscemi, Giuseppe Amedeo Arcerito, 64 anni, ritenuto affiliato a Cosa nostra. Il provvedimento, emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Caltanissetta, riguarda 51 immobili, tra fabbricati (2), terreni (15) e capannoni industriali (34), tre mezzi agricoli e un’automobile.

Secondo la magistratura inquirente, il valore dei beni a disposizione di Arcerito (intestati anche alla sorella Rosaria e al cognato Calogero La Rosa) risulterebbe sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati dallo stesso medico, che è stato già indagato e sottoposto a misure restrittive nelle inchieste antimafia «Ricostruzione (2001) e «Parabellum» (2011).
Con l’accusa di associazione mafiosa, nel 2003 è stato condannato a tre anni (sentenza passata in giudicato) perché ritenuto ai vertici locali di Cosa nostra. Attualmente risulta sottoposto all’obbligo di dimora e di firma a Niscemi. Nei suoi confronti gli inquirenti hanno proposto la sorveglianza speciale. 

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