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Danno immagine al boss, Rai condannata

La Rai è stata condannata a risarcire con 8mila euro il capomafia palermitano Giuseppe Graviano per danno all’immagine. L’ha deciso la prima sezione civile del tribunale di Roma accogliendo il ricorso del boss stragista che si è costituito in giudizio attraverso gli avvocati Francesco Vinci e Federico Vianelli.

Una vicenda singolare che nasce dal rifiuto di Graviano di farsi riprendere dalle telecamere della Rai durante un processo di corte d’assise in corso nel carcere di Rebibbia. Il consenso di imputati e testi è imposto dalla legge. Nonostante il boss avesse detto no, gli operatori effettuarono le riprese. Le immagini finirono in rete e il padrino di Brancaccio decise di intraprendere le vie legali.

Il presidente del collegio che celebrava il processo ha ribadito che Graviano non aveva prestato il consenso. La Rai dovrà anche pagare 3mila euro di spese legali.

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STATALE 113 – Con la moto contro un camion: muore titolare b&b

Incidente mortale ieri pomeriggio sulla statale 113 all’altezza di Partinico. A perdere la vita un imprenditore palermitano, Filippo Maneri di 52 anni, titolare di un bed and breakfast nella zona.

L’impatto fatale è avvenuto nel tratto di strada che collega Partinico ad Alcamo. Secondo quanto si apprende dalle prime indiscrezioni, Maneri, a bordo di una Bmw, avrebbe perso il controllo della moto schiantandosi al suolo. Non è ancora chiaro se l’uomo abbia impattato anche contro un mezzo pesante, presente al momento dell’incidente

Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, che hanno soccorso Maneri trasportandolo all’ospedale di Partinico. Arrivato al nosocomio già in condizioni disperate, il 52enne è morto poche ore dopo.

Sul posto i carabinieri di Partinico che stanno effettuando i rilievi necessari per costruire l’esatta dinamica dell’incidente. Presente anche la polizia per gestire il traffico sulla statale 113.

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RACALMUTO – Sentenza Appello per la morte del “piccolo Giotto” Giovanni Marchese [FOTO]

La Corte d’Assise d’Appello di Palermo ha confermato la condanna a 1 anno e 4 mesi, per omicidio colposo, inflitta in primo grado il 3 marzo 2016 a Onofrio De Luca, medico anestesista in servizio all’ospedale di Villa Sofia, a seguito della morte, all’età di 13 anni, di Giovanni Marchese, di Racalmuto, conosciuto come “il piccolo Giotto di Racalmuto”, ricoverato nel 2009 a Villa Sofia per un intervento, presentato alla famiglia come facile e risolutivo, al suo cuore malato. Durante la somministrazione dell’anestesia e l’introduzione di un sondino, il 4 settembre del 2009, Giovanni Marchese entrò in sofferenza, cianotico, ed è morto. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’anestesista Onofrio De Luca, nell’introdurre il sondino, perforò un bronco. I genitori della vittima, Angelo Marchese e Carmela Provenzano, e il fratello minore di Giovanni, sono parte civile ed è stato loro riconosciuto il diritto al risarcimento del danno.

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Ancora droga per ‘vip’ a Palermo, vasta operazione fra Sicilia, Campania e Calabria, 16 arresti [VD]

Una vasta operazione antidroga della Polizia di Stato è in corso dalle prime ore del mattino. Sono sedici le ordinanze cautelari che vengono eseguite. L’operazione costituisce il risultato di un’indagine avviata nel 2012 e conclusa nel 2016 su due distinti gruppi criminali che si approvvigionavano di ingenti quantitativi di stupefacente, provenienti, principalmente dalla Campania e dalla Calabria.

Le indagini hanno accertato come grosse quantità di stupefacenti fossero destinate ad insospettabili consumatori del mondo delle libere professioni.

Il primo gruppo criminale, in costante contatto con la Campania, al suo interno esponenti mafiosi riconducibili allo storico mandamento mafioso di “Porta Nuova” e costituisce la riprova di come Cosa Nostra palermitana, attraverso la droga, sia ancora oggi in affari con la camorra napoletana.

Il filone investigativo sul secondo gruppo criminale trae, invece, origine dal sequestro di un’ingente somma di denaro avvenuta nel 2014 che ha scoperchiato un’ altra fiorente rotta della droga, stavolta collegata alla malavita calabrese. Anche in quel caso sono stati effettuati ingenti sequestri di cocaina.

Complessivamente, nell’ambito dell:attività investigativa, nell’arco del 2014 e del 2015, gli agenti hanno arrestato alcuni corrieri della droga con un carico di oltre 70 chili di hashish, 7,5 chili di cocaina, 14 chili di marijuana, 1,5 chili di eroina e, circa, 100.000 euro in contanti.

Nelle scorse settimane un’altra operazione aveva smantellato altre due organizzazioni che si occupavano di spacciare alla Palermo bene.

Ecco l’elenco degli arrestati nel corso dell’operazione antidroga di Palermo. I provvedimenti sono stati emessi dip Fabrizio Molinari la custodia cautelare in carcere per Pietro Catalano, 34 anni, Alessandro Bronte, 31 anni, Angelo Scafidi, 29 anni, Ciro Spasiano, 37 anni, Dario De Felice, 40 anni, Giuseppe Rosciglione, 37 anni, Salvatore Peritore, 59 anni, Carlo Arculeo, 65 anni, Giuseppe Saltamacchia, 32 anni, Gaetano Rubino, 36 anni, Francesco Ferrante, 56 anni. Agli arresti domiciliari per Giuseppe Cutino, 30 anni e Antonio Napolitano 24 anni.

Mancano all’appello tre persone che sono ricercate.

“Sono stati sgominati due sodalizi palermitani che si approvvigionavano a di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente in Campania e Calabria – dice Rodolfo Ruperti capo della squadra mobile di Palermo – Sono stati eseguiti numerosi sequestri. Le due bande riuscivano a dare risposte ad una forte domanda di droga sempre maggiore e riuscivano a soddisfare una clientela palermitana abbastanza variegata”.

I pusher che gestivano un servizio a domicilio venivano contattati al telefono anche da utenze in servizio alla Corte dei Conti e alla Regione. Tanti i professionisti che si rivolgevano alla banda per avere cocaina.

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MAFIA – “Sono stanco di fare il mafioso, voglio cambiare vita”. Si pente Vitale, boss di Resuttana

«Mi sono stancato di fare il mafioso, voglio cambiare vita», comincia così la lunga confessione di Giovanni Vitale, detto il Panda, mafioso del clan Resuttana, a Palermo, arrestato il 24 gennaio dopo due mesi di latitanza.

Vitale ha cominciato a collaborare facendo rivelazioni sul racket delle estorsioni. A interrogarlo le pm Annamaria Picozzi e Amelia Luise. I verbali con le sue dichiarazioni sono stati depositati oggi agli atti del processo denominato Apocalisse a carico di boss e gregari dei clan palermitani.

Vitale era stato condannato per mafia a 8 anni e 4 mesi nella tranche di Apocalisse celebrata in abbreviato. I carabinieri l’hanno trovato in un appartamento di Giardinello.

Giovanni Vitale è diventato  ufficialmente latitante  a dicembre scorso. Lo status è stato messo nero su bianco dalla Corte d’appello di Palermo.  Vitale si nascondeva da metà ottobre, quando i carabinieri sono andati a notificargli il ripristino di una misura cautelare decisa dalla Cassazione e non lo hanno trovato in casa.

Vitale era un nome famoso a Resuttana. Quando si decise di esautorare l’allora reggente Giuseppe Fricano, Vitale, che ne era stato il braccio operativo, sarebbe stato lasciato al suo posto. Vitale in carcere c’è finito quattro vote ma è stato sempre scarcerato.

E doveva tornarci nell’ambito della vicenda per la quale ha rimediato una condanna in secondo grado a quattro anni. Avrebbe tentato di imporre il pizzo ai titolari di due discoteche. Ma non sarebbe stata la condanna a spaventarlo, ma piuttosto dovere stare senza la sua compagna. A tradirlo sarebbe stato l’amore.

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ALIMENA – Padre uccide il figlio strangolandolo al termine di un litigio, l’ammissione dopo un lungo interrogatorio

Dopo un lungo interrogatorio condotto dagli investigatori alla fine ha ammesso di avere strangolato il figlio al termine di una lite furiosa. Antonino Alù, 61 anni, autista dello scuolabus, non tollerava più i modi di Giuseppe, 41 anni che aggrediva le nipoti e rendeva a tutti la vita impossibile con continue richieste di denaro. Giuseppe era agli arresti domiciliari e la mattina era in affido ai servizi assistenziali. Era finito nei guai per spaccio di droga.
    Il padre Antonino ha raccontato al termine di una lunga giornata che il figlio era un violento. Ieri l’ennesima lite che è culminata con la morte di Giuseppe. Il padre è stato portato in carcere ai Cavallacci. Dovrà rispondere di omicidio volontario.
    La caserma dei carabinieri si trova a cinque minuti da via Trapani, la casa dove vive Antonino Alù. Arrivati immediatamente i militari hanno trovato il padre ancora vicino al figlio che teneva la corda attorno al collo. Antonino Alù per ore è rimasto in silenzio in caserma. Poi ha raccontato tutto.

 

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PALERMO – Confiscati beni per 12 milioni di euro a boss del clan Brancaccio

La Polizia ha conficato , su ordine del Tribunale di Palermo, beni per un valore complessivo di 12 milioni di euro a Francesco Francofonti, 62 anni, imprenditore ritenuto organico al clan “Brancaccio” e già arrestato per mafia ed estorsione nel 2009.

A spingere il Tribunale di Palermo a sequestrare prima e a confiscare ppoi i beni di Francofonte sono state le indagini della Squadra Mobile coordinate Dda palermitana. Si tratta di un consistente patrimonio costituito da imprese operanti in campo edile, nella commercializzazione di materiali da costruzione, nel movimento terra, nel settore del recupero e smaltimento di rifiuti edili, nonchè di beni immobili, beni mobili, conti correnti e polizze assicurative.

Secondo gli investigatori l’imprenditore avrebbe ricoperto un ruolo di primo piano all’interno del clan di Brancaccio, circostanza della quale si sarebbe avvantaggiato per mettere pressione alla concorrenza e dunque riuscendo ad espandere la sua attività nel settore edile e di movimentazione terra, traendone, così, notevoli vantaggi economici personali.

La Polizia ha confiscato cinque imprese con sede a Palermo, un fabbricato, quattri appartamenti, un locale box, un garage, diversi appezzamenti di terreno, e mezzi tra cui autocarri trasporto, trattori stradali, semirimorchi, veicoli commerciali ed autovetture.

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PALERMO – Domato incendio su traghetto: nessun ferito

Un incendio è divampato nella sala macchine del traghetto Snav in servizio tra Napoli e Palermo a un miglio dal porto di Palermo.

In questo momento la nave, che non è ancora ormeggiata, sta facendo manovra per entrare nello scalo. A bordo vi sono 113 passeggeri, che sono stati fatti radunare nei ponti di riunione come prevede in questo caso il protocollo di emergenza, e 75 uomini d’equipaggio. Il comandante della nave ha comunicato alla Capitaneria di porto che non vi sono feriti e che la situazione è «sotto controllo».

Nelle operazioni di spegnimento sono impegnati anche gli uomini della Capitaneria di Porto, i carabinieri e la polizia.

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PALERMO – Renato Cortese, l’uomo che catturò Provenzano, sarà il nuovo questore dal 1 marzo

Renato Cortese, l’uomo che prese Bernardo Provenzano, è il nuovo questore di Palermo: lascia la direzione del Servizio Centrale operativo dove arriva Alessandro Giuliano, attuale questore di Lucca. Giuliano, figlio di Boris Giuliano, il capo della squadra mobile di Palermo ucciso dalla mafia nel 1979, si insedierà al vertice dello Sco il prossimo 1 marzo così come Cortese, che torna a Palermo dove aveva già diretto la sezione Catturandi della squadra Mobile.(ANSA).

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PALERMO – Massimo Ciancimino trasferito in un altro carcere per motivi di sicurezza

Massimo Ciancimino, imputato nel processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, detenuto nel carcere Pagliarelli di Palermo per scontare due condanne definitive, è stato trasferito per motivi di sicurezza in un’altra struttura penitenziaria. A deciderlo è stato il Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria.
    Ciancimino, che al dibattimento risponde di concorso in associazione mafiosa e calunnia, è anche uno dei principali testimoni dell’accusa. Dietro alla decisione del Dap c’è l’esigenza di proteggerlo proprio per le rivelazioni fatte in passato ai pm. Oggi avrebbe dovuto rendere dichiarazioni spontanee, ma ha rinunciato a partecipare all’udienza. Sarà presente alle prossime attraverso la videoconferenza, tranne se decidesse di esserci personalmente. Ciancimino deve scontare 5 anni e 4 mesi di reclusione per riciclaggio e detenzione di esplosivo.

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