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Ricercato per furti nell’agrigentino, romeno arrestato da Cc a Catania

Carabinieri del nucleo Radiomobile del comando provinciale di Catania hanno arrestato un 29enne romeno, Cristian Craciun Ionut, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Sciacca per associazione a delinquere, ricettazione e furto aggravato in concorso.

I reati contestati sarebbero stati commessi, fino al 2015, tra Catania, Castelvetrano (Tp), Torrenova (Me) e Sciacca (Ag). L’uomo era irreperibile dall’aprile del 2016. Dagli accertamenti eseguiti da carabinieri dopo la cattura è emerso che l’uomo era da poco rientrato dalla Spagna. L’arrestato, dopo la notifica del provvedimento restrittivo, è stato condotto nel carcere di Catania.

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CATANIA – Crolla palazzina, un morto. Tra le macerie anche una bimba di 10 mesi [FOTO]

E’ di un’anziana deceduta, di 4 feriti, di cui due gravi. Il bilancio del crollo all’alba di ieri della palazzina di tre piani al centro di Catania, attribuibile a una fuga di gas. La donna vittima è Agata Strano 85 anni. I feriti gravi sono una bambina di 10 mesi, in coma farmacologico all’ospedale Garibaldi, e un uomo ustionato( probabile si trovasse vicino alla bombola esplosa ricoverato al Civico di Palermo. Il boato è stato avvertito  a chilometri di distanza e alcune famiglie che abitano accanto alla palazzina sventrata sono state evacuate. Una tragedia annunciata. Questo perché pare che l’uomo  che ha determinato l’esplosione di ieri ( e che, fra l’altro, si sarebbe salvato in quanto protetto dalla struttura del frigorifero, che gli ha fatto da scudo) avesse qualche problema mentale, tanto da essere stato trattato in passato da psichiatri.La Procura ha aperto un’inchiesta per disastro colposo.

 

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Prove di G7, Maria Elena Boschi a Taormina

«Saremo pronti per il G7: abbiamo tutte le autorizzazioni necessarie per realizzare le due elipiste, i lavori cominceranno lunedì». Lo ha detto la sottosegretaria Maria Elena Boschi dopo un incontro nel municipio di Taormina dove a maggio si terrà l’evento. «Il consiglio dei ministri – ha ricordato – ha stanziato 15 milioni per il G7. Proseguiremo rapidamente e saremo pronti per maggio». «Se ci sarà Putin a Taormina? E’ un G7… », ha aggiunto Boschi rispondendo ai giornalisti sulla possibile presenza del leader russo in Sicilia a maggio.

«La sicurezza è uno dei temi oggetto della riunione che una volta a settimana teniamo a palazzo Chigi sul G7. Saranno 6 mila le persone impegnate, tra forze dell’ordine e militari, e siamo già a buon punto». 

«Abbiamo tempi stretti, ma per gli appalti avremo molta attenzione sulle procedure da seguire e la trasparenza». 
«Abbiamo stilato un protocollo con l’Anac – ha aggiunto – ed è un ulteriore elemento di garanzia. I soldi pubblici, come sempre, vanno spesi tutti bene e in modo trasparente». 

«Stiamo passando dalla fase della preoccupazione a quella del fare. Bisogna accelerare e andare più veloci ma sono prevalentemente ottimista. L’unica preoccupazione è il palazzo dei Congressi: è da fare e subito». Aveva affermato invece il sindaco di Taormina, Eligio Giardina, poco prima dell’incontro con la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi.

La sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi con il sindaco di Taormina - Ansa

La sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi con il sindaco di Taormina – Ansa

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INCHIESTA SULLE CAMERE DI COMMERCIO – Cam Com e Sac, luci sul verminaio

Oltre una decina gli indagati – a vario titolo per falso ideologico, omissione d’atti d’ufficio e abuso d’ufficio- nell’inchiesta della Procura di Catania sul verminaio della Camera di Commercio, fra iter di accorpamento e bilanci. Ma , in un filone parallelo che conduce ai veleni di Fontanarossa, ci sono anche il Sindaco di Catania, Enzo Bianco, e la commissaria “crocettiana” Maria Grazia Brandara fra i cinque iscritti nel registro con l’ipotesi di abuso d’ufficio nella nomina dell’ex ad di Sac, Ornella Laneri, anch’essa indagata.

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AGRIGENTO – Disordini e scontri durante Akragas-Catania, firmati 26 Daspo

Cinque agrigentini e 21 catanesi. Sono i destinatari dei 26 Daspo firmati dal questore Mario Finocchiaro. E’ l’esito delle indagini della Digos in collaborazione con l’ufficio Misure di prevenzione della divisione polizia Anticrimine della Questura dopo quanto è avvenuto in occasione dell’incontro di calcio Akragas – Catania. 

Il divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive è stato firmato a carico di A. A., 47 anni, sottoposto a Daspo per 3 anni, con prescrizioni; di P. C., di anni 34, sottoposto a Daspo per anni 2 con prescrizioni; di S. A., 19 anni, sottoposto a Daspo di 2 con prescrizioni; di R. G., 27 anni, sottoposto a Daspo di 2 anni; di V. N., di anni 36, sottoposto a Daspo per anni 4 con prescrizioni.

 

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LEGA PRO – Fatale la sconfitta con la sua ex Akragas: Pino Rigoli esonerato dal Catania

In uno stringato comunicato diffuso dalla società etnea all’indomani della sconfitta contro l’Akragas, il Calcio Catania «rende nota la risoluzione consensuale del legame contrattuale con l’allenatore Pino Rigoli e l’allenatore in seconda Alessandro Russo, ringraziando i due professionisti per il lavoro svolto ed esprimendo rammarico per la conclusione dell’esperienza alla guida della prima squadra». Il comunicato conclude con un “in bocca al lupo” per l’allenatore che aveva dimostrato il suo coinvolgimento nel progetto rossazzurro ma che evidentemente non è stato accompagnato dai risultati richiesti dalla società: «A mister Rigoli, legato ai colori rossazzurri da un sincero affetto – è scritto nella nota –  i migliori auguri per il prosieguo della carriera».

Il ko all’Esseneto contro la sua ex squadra risulta fatale quindi a Pino Rigoli. Secondo alcune indiscrezioni, la dirigenza sarebbe stata riunita fino a tarda notte per prendere una decisione se continuare o meno con Rigoli e solo la mattina avrebbe portato consiglio con l’ad Pietro Lo Monaco e l’allenatore che avrebbero avuto un ultimo confronto prima di prendere la decisione di separarsi.

Nelle interviste post-partita l’allenatore aveva espresso tutto il suo rammarico per la sconfitta contro l’Akragas, maturata dopo che i rossazzurri erano passati in vantaggio, ma aveva detto che non era stata certo la peggior partita del suo Catania e sembrava ancora saldamente al comdano della squadra. La situazione deve essere precipitata durante i confronti notturni tra dirigenza e allenatore.

Mario Petrone è il nuovo allenatore del Catania. Ex Ascoli, club dal quale si era svincolato, il tecnico napoletano si è legato al club etneo sino a fine stagione.

Il contratto prevede un’opzione per il prolungamento fino al 30 giugno 2018. Il vice di Petrone sarà Cristian La Grotteria, ex attaccante di Ancona, Palermo, Padova e Spal.

Petrone, che era stato già cercato nella scorsa estate dalla dirigenza prima del ritorno di Lo Monaco, prende il posto di Pino Rigoli, al quale è costata cara la brutta sconfitta nel derby con l’Akragas.    

Il nuovo tecnico rossazzurro verrà presentato ufficialmente martedì alle 12.00 a Torre del Grifo Village.

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CARA DI MINEO – “Appalti truccati e corruzione processo per 18”

La Procura distrettuale di Catania ha chiesto il rinvio a giudizio di 17 persone per turbativa d’asta nell’ambito dell’inchiesta sulla concessione dell’appalto dei servizi, dal 2011 al 2014, al Cara di Mineo, e per reati amministrativi del Sol.Calatino Tra loro il sottosegretario all’Agricoltura, Giuseppe Castiglione, in qualità di soggetto attuatore del Cara, insieme con il suo grande accusatore Luca Odevaine, il sindaco di Mineo, Anna Aloisi, ex presidente del consorzio dei Comuni “Calatino Terra d’ Accoglienza”; l’ ex direttore del consorzio, Giovanni Ferrera; gli ex vertici dell’ Ati interessati. La notizia, pubblicata dal quotidiano La Sicilia, ha trovato conferme in fonti giudiziarie impegnate nell’inchiesta. L’udienza preliminare è stata fissata per il 28 marzo prossimo, davanti al Gup Santino Mirabella. La richiesta di rinvio a giudizio è stata avanzata dal procuratore Carmelo Zuccaro e dai sostituti Raffaele Vinciguerra e Marco Bisogni.

La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio, per reati amministrativi, anche del consorzio Sol.calatino scs. Nel provvedimento, di 14 pagine, firmato dai sostituti Raffaella Agata Vinciguerra e Marco Bisogni, e vistata dal procuratore Carmelo Zuccaro e dall’aggiunto Michelangelo Patanè, è stata stralciata la posizione di cinque indagati, su cui sono in corso ancora accertamenti e valutazioni. Al centro dell’inchiesta le gare d’appalto per la gestione dei servizi del Cara fra il 2011 e il 2014, intervallata da sette proroghe avallate da un protocollo con la Prefettura di Catania.

Secondo l’accusa, Castiglione, che entra nell’inchiesta non per l’attuale incarico ma perché all’epoca dei fatti soggetto attuatore del Cara, assieme a Odevaine e Ferrera, quest’ultimi due in qualità di presidente e componente la commissione aggiudicatrice, avrebbero “predisposto il bando di gara con la finalità di affidamento all’Ati appositamente costituita”. La Procura distrettuale di Catania ritiene, inoltre, che le coop interessate si “costituivano appositamente in Ati” dopo avere “ricevuto rassicurazioni sull’aggiudicazione degli appalti”, il cui “bando era concordato con lo stesso Castiglione, Odevaine e con Ferrera”. A Castiglione e al sindaco di Mineo, Anna Aloisi, e Paolo Ragusa, in qualità di presidente del consorzio Sol Calatino, è contestata anche la corruzione “per la promessa di voti per loro e i gruppi politici nei quali gli stessi militavano (Pdl, lista Uniti per Mineo e Ncd)” in cambio di “assunzioni al Cara”. Ferrera e Odevaine sono indagati anche per falso ideologico per l’assunzione di quest’ultimo al Cara di Mineo come esperto di fondi Ue. Un ‘faro’ sull’appalto da quasi 100 milioni di euro era stato acceso anche dall’Autorita’ Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone che alle Procure di Catania e Caltagirone ha inviato la documentazione sull’appalto per la gestione della struttura, definendo la gara “illegittima” e lesiva dei principi di “concorrenza” e “trasparenza”.   

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LEGA PRO – Clamoroso all’Esseneto, l’Akragas vince in rimonta nel derby sul Catania [2-1]

L’Akragas rimane la bestia nera del Catania. Vittoria all’andata per 1-0, stessa storia, oggi, all’Esseneto, con la formazione di Lello Di Napoli, brava a non disunirsi dopo il gol del vantaggio etneo subito dopo appena 11′ su calcio di rigore trasformato da Mazzarani. Il Catania, del resto, in trasferta, non ha mai brillato , e nella ripresa all’Akragas riesce il capolavoro di una rimonta perfetta.

 A 58′, arriva, infatti, il pareggio con Pezzella, una vera prodezza la sua, un tiro da oltre 30 metri che si insacca all’incorcio dei pali. All’Esseneto è l’apoteosi. Poi al 73′ altro rigore, stavolta a favore degli agrigentini, tirato in porta da Salvemini. Eppure, nonostante il Catania giochi sottotono, a pochi minuti dal 90′ con Biagianti atterrato in piena area di rigore, riesce a conquistaresi un altro calcio di rigore, che, questa volta Mazzarani non riesce a depositare in rete , con Pane , bravo a neutralizzare il tiro dal dischetto Il risultato finale sarà di 2-1 per i padroni di casa, tre punti meritati che ridanno morale e soprattutto la fiducia di riuscire ancora nell’impresa della salvezza. .

 La classifica vede il Catania fermo all’ottavo posto, mentre l’Akragas risale al 16esimo a pari punti col Taranto, posto in classifica che inizia a essere fuori dalla pericolosa zona play off.

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Truffa contributi editoria, 3 a giudizio

Il Gup di Catania, Rosa Alba Recupido, accogliendo la richiesta della Procura, ha rinviato a giudizio per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche il vice presidente di Ediservice, Filippo Anastasi, il presidente del Cda e legale rappresentante della società, Carlo Alberto Tregua, e il titolare della Eagle Service, Sebastiano Urzì.

La decisione risale al 20 dicembre scorso, ma la notizia si è appresa oggi. La prima udienza del processo si terrà il 1 dicembre 2017 davanti alla prima sezione del Tribunale penale in composizione monocratica. Al centro dell’inchiesta, basata su indagini della guardia di finanza di Catania, presunte “simulazione di vendite di copie del ‘Quotidiano di Sicilia’ alla Eagle service”, la fatturazione di “prestazioni di servizio e consulenza mai forniti” e “l’inserimento nei conteggi degli abbonamenti copie che non sono distribuite a pagamento”.

Iniziative che, secondo il procuratore Carmelo Zuccaro e il sostituto Fabio Regolo, per le annualità 2010-2014, avrebbe “indotto in errore la Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento per l’Editoria nella determinazione del contributo pubblico da erogare”, procurando un “ingiusto profitto di 527.839,20 euro”. La Presidenza del consiglio dei ministri nel procedimento è indicata come parte offesa rappresentata dall’Avvocatura dello Stato.

L’inchiesta era emersa durante l’esecuzione, da parte delle Fiamme gialle nel 2016, di sequestri e successivi dissequestri di beni. La Ediservice, allora, nel ribadire la piena fiducia nella magistratura, come “sempre attestato in quasi 40 anni di corretto e onesto lavoro giornalistico ed editoriale”, aveva contestato le accuse, dichiarandosi estranea a tutte le contestazioni mosse.

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OPERAZIONE “DOPPIA SPONDA” – Armi e droga gestiti da cosa nostra, blitz con 17 arresti fra Messina e Catania

I carabinieri stanno eseguendo, nella provincia peloritana e in quella catanese, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Messina su richiesta della competente Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 19 persone ritenute responsabili a vario titolo di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi da fuoco e altro.

Tredici sono in carcere, quattro agli arresti domiciliari e per due c’è l’obbligo di presentazione alla pg. L’inchiesta, denominata “Doppia sponda”, ha permesso di sgominare due gruppi criminali attivi nel territorio di Messina, che gestivano un vasto traffico di droga anche grazie agli stretti collegamenti con esponenti di vertice di alcuni sodalizi mafiosi catanesi.

In particolare, l’attività investigativa ha consentito di delineare gli assetti interni della organizzazione e le responsabilità dei singoli associati in ordine all’approvvigionamento e alla commercializzazione di ingenti partite di cocaina e marijuana, destinate alle principali “piazze di spaccio” dell’hinterland messinese.

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