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OPERAZIONE “DOPPIA SPONDA” – Armi e droga gestiti da cosa nostra, blitz con 17 arresti fra Messina e Catania

I carabinieri stanno eseguendo, nella provincia peloritana e in quella catanese, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Messina su richiesta della competente Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 19 persone ritenute responsabili a vario titolo di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi da fuoco e altro.

Tredici sono in carcere, quattro agli arresti domiciliari e per due c’è l’obbligo di presentazione alla pg. L’inchiesta, denominata “Doppia sponda”, ha permesso di sgominare due gruppi criminali attivi nel territorio di Messina, che gestivano un vasto traffico di droga anche grazie agli stretti collegamenti con esponenti di vertice di alcuni sodalizi mafiosi catanesi.

In particolare, l’attività investigativa ha consentito di delineare gli assetti interni della organizzazione e le responsabilità dei singoli associati in ordine all’approvvigionamento e alla commercializzazione di ingenti partite di cocaina e marijuana, destinate alle principali “piazze di spaccio” dell’hinterland messinese.

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CATANIA – Contrabbando di carburante, 14 arresti, 100 indagati, tasse evase per 80 milioni [VIDEO]

Quattordici persone sono state messe ai domiciliari dalla Guardia di Finanza e ad altre 15 è stato notificato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nell’ambito di una inchiesta su un contrabbando di carburante che permettere agli indagati di non versare né l’Iva né l’accise. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Catania su richiesta dalla Procura distrettuale etnea. I finanzieri hanno anche sequestrato 25 impianti di distribuzione di carburante stradale di carburante ubicati tra le province di Catania, Ragusa, Siracusa ed Enna.

Gli indagati sono accusati di associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di prodotti petroliferi immessi nel mercato nazionale in evasione d’imposta dell’accise e dell’iva, l’utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, falso ideologico, frode in commercio e turbata libertà del commercio.

Le indagini hanno fatto emergere due sistemi di frode attraverso i quali i componenti dell’associazione criminale si rifornivano del carburante di “contrabbando”. Il primo sistema è quello rappresentato dall’utilizzo di gasolio agricolo (prodotto petrolifero sottoposto a tassazione agevolata perché destinato alle macchine agricole) prelevato da depositi “complici” attraverso la produzione di falsa documentazione e poi “dirottato” per l’autotrazione di veicoli non agricoli; Il secondo sistema riguardava il carburante per autotrazione, proveniente legittimamente da raffinerie e depositi commerciali, che veniva commercializzato senza l’applicazione dell’IVA ricorrendo a documentazione di trasporto contraffatta e fatture false in quanto compilate con destinatari diversi da quelli reali. Nel sistema era coinvolta anche una società “cartiera” che, oltre a consentire il mancato versamento dell’iva, risultava completamente sconosciuta al fisco.

Nel dettaglio, il primo canale illegale di approvvigionamento si appoggiava, per il prelievo del gasolio agricolo, ad un deposito compiacente di Scordia gestito dalla “G.P. carburanti dei F.lli Mauro e Augusto Pillirone” e, mediante la presentazione di falsi “libretti” U.M.A. (Utenti Macchine Agricole) sui quali vanno annotati di volta in volta i prelievi di carburante agevolato, veniva distratto dall’uso agricolo e venduto ad autotrasportatori attraverso rifornimenti abusivi effettuati in zone di sosta e capannoni.

Queste aree venivano gestite in assenza di qualsiasi precauzione antincendio e in spregio a ogni norma di sicurezza, con rischi elevatissimi per l’incolumità di coloro che si trovavano a maneggiare il prodotto in transito nell’area.

Con il secondo canale illecito di approvvigionamento il gruppo criminale prelevava il prodotto petrolifero direttamente da raffinerie, siciliane e campane, tramite le società “CO.ME.CO srl” di Siracusa e la “PETROL SERVICE S.a.s.” di Catania e lo rivendeva senza l’applicazione dell’IVA pari al 21%. Ciò era possibile redigendo false dichiarazioni d’intento emesse dalla società “cartiera” campana “GI.SA.PE. s.r.l.”, amministrata formalmente da tale Luigi Barbato -in realtà già titolare di un salone da parrucchiere- secondo le quali il prodotto era fittiziamente destinato all’estero in esenzione di imposte.

In realtà il carburante non lasciava mai il territorio siciliano, ove veniva prontamente messo in consumo attraverso i canali ufficiali di vendita utilizzando distributori stradali di carburanti prevalentemente localizzati a Catania e in provincia che lo rivendevano ai normali prezzi di cartellino (quindi applicando l’iva) a ignari consumatori finali.

A completare il circuito criminale interveniva Francesco Tomarchio, all’epoca dei fatti dipendente di un’azienda che si occupava della manutenzione di impianti, esperto nella manomissione del contalitri delle colonnine dei distributori di carburante: la contraffazione dei contatori si rivelava essenziale sia per eludere i controlli fiscali sulle giacenze di carburante sia per aggirare le ispezioni delle stesse società petrolifere in quanto, proprio attraverso l’aggiustamento del contalitri, il prodotto di “contrabbando” erogato non veniva contabilizzato, perdendosi così ogni traccia del suo passaggio.

L’indagine dei finanzieri, ha, dunque, permesso di disarticolare l’organizzazione e ricostruire l’intera “filiera del carburante di contrabbando”: dai depositi di carburante agricolo alle imprese petrolifere, di trasporto e di distribuzione, dai distributori stradali ai tecnici degli impianti.

Tra i 14 soggetti arrestati, rivestivano il ruolo di promotori e organizzatori dell’associazione a delinquere Sergio Leonardi, considerato il capo, gestore di fatto di un distributore stradale di Catania e principale artefice dell’opera di “convenzionamento” dei distributori ossia di ricerca e cioè di ricerca sul mercato di operatori commerciali compiacenti, che si avvaleva della collaborazione di Eugenio Barbarino (titolare della Petrol Service di Catania), Alessandro Primo Tirendi (Titolare della Tiroil Srl di Catania) e Damiano Sciuto (cognato di Leonardi e gestore “formale” di distributori stradali) per la realizzazione del secondo sistema di frode anche ricorrendo alla società cartiera campana “Gisape” amministrata effettivamente da Giuseppe Savino; In manette anche Giuseppe Forte, un pensionato catanese, “broker” nel settore del “gasolio agevolato” che operando, tra l’altro, con l’ausilio del figlio Salvatore (addetto alla 3 fase di distribuzione e commercializzazione) si occupava delle forniture di carburante agricolo e della successiva cessione a clienti complici generalmente rappresentati da autotrasportatori.

Nei confronti di altri 15 indagati è stata applicata la misura dell’obbligo di presentazione, tra questi vi è anche una figura di spessore criminale quale quella di Salvatore Messina, organico al clan “Cappello”, attualmente detenuto per associazione mafiosa , particolarmente attivo nella distrazione dagli usi consentiti del gasolio agricolo nonché nella ricerca di illeciti canali di approvvigionamento del carburante.

L’indagine, nell’ambito della quale risultano indagate circa 100 persone, ha consentito di ricostruire una rilevante frode fiscale non limitata alle sole iva e accise gravanti sul carburante contrabbandato. I dati acquisiti nel corso delle indagini di polizia giudiziaria, infatti, sono stati utilizzati dalla Guardia di Finanza per l’avvio di verifiche fiscali nei confronti di aziende coinvolte nelle illecite attività.

In tale ambito, è stata rilevata la sottrazione a tassazione di oltre 45 milioni di euro in materia di imposte dirette, Iva per circa 30 milioni di euro, accisa per circa 4 milioni di euro e Irap per oltre 1,5 milioni di euro. L’elevato volume di prodotto contrabbandato in frode, stimabile in oltre 1,2 milioni di litri lascia appena comprendere l’entità del danno provocato ai commercianti onesti dello specifico settore effetto della sleale concorrenza praticata dagli indagati, in beffa agli ignari consumatori che pagavano a “prezzo pieno” il carburante di contrabbando, e alle compagnie petrolifere all’oscuro del passaggio “sotto traccia”, attraverso loro distributori stradali, del prodotto in contrabbando.

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CATANIA – Colpo ai Santapaola, arrestato boss Galletta [VIDEO]

Maurizio Galletta, 51 anni, ritenuto elemento di primissimo piano del clan Santapaola-Ercolano, arrestato il 5 marzo del 1996 e condannato nel 2007 all’ergastolo e posto ai domiciliari nel 2008, per usufruire di un regime detentivo meno rigido, avrebbe accentuato le sue patologie con l’appoggio di alcuni medici compiacenti che avrebbero ripetutamente certificato che le sue condizioni di salute erano tanto gravi da essere incompatibili con il regime carcerario.

Lo ha accertato un’indagine della Dia di Catania, che, su delega della locale Dda, diretta dal procuratore Carmelo Zuccaro, ha eseguito stamane alcuni provvedimenti restrittivi nei confronti dell’uomo, del cognato e di un suo presunto fiancheggiatore. Galletta è stato raggiunto da una ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di concorso in falsità ideologica, truffa aggravata ai danni dell’Inps, intestazione fittizia di beni e detenzione e porto illegale di pistola. Galletta è stato rinchiuso nel carcere di Bicocca, a Catania.

Coinvolti nell’indagine anche dei medici professionisti che a vario titolo avrebbero favorito il boss. Galletta, detenuto in vari istituti carcerari, si è sottoposto a continui accertamenti medici in varie strutture sanitarie pubbliche e nell’arco di circa 12 anni, dal 1996 al 2008, è stato trasferito in 17 strutture carcerarie ed è stato sottoposto a numerose visite ambulatoriali.

A seguito di una ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Bologna nel luglio del 2008 mentre era detenuto nel carcere di Parma era stato scarcerato e sottoposto alla detenzione domiciliare nella sua abitazione nel Villaggio Delfino di contrada Vaccarizzo “non essendo le condizioni fisiche conciliabili con il regime carcerario”.

Secondo quanto ha accertato la Dia di Catania invece l’uomo  avrebbe usato lo stesso espediente utilizzato da suo cugino, il boss Maurizio Zuccaro, che durante la detenzione si praticava dei salassi prelevando ingenti quantitativi di sangue così da aggravare le sue condizioni di salute e quindi usufruire dei previsti benefici carcerari.

In questo modo, sostiene la Procura di Catania, Galletta avrebbe avuto la possibilità, pur essendo in regime di detenzione domiciliare, di gestire affari illeciti ostentando ‘coram populo’ il proprio carisma mafioso per le vie del centro cittadino. Grazie alla patologia simulata Galletta ha ricevuto dall’Inps una pensione civile e una indennità di accompagnamento.

Le indagini preliminari proseguono per accertare eventuali corresponsabilità di medici e specialisti, con incarichi dirigenziali nella sanità pubblica, che nel tempo hanno sottoposto Galletta a visite e/o perizie e per questo motivo sono state eseguite perquisizioni in studi e uffici di medici.

Durante le indagini sono anche emersi elementi a carico di suo cognato, Rosario Testa – marito della sorella Graziella, attualmente detenuto nel carcere Ucciardone di Palermo per concernenti violazioni in materia di stupefacenti – per il tentato omicidio, il 3 maggio del 2015, del fratello Angelo e del nipote Francesco per rancori familiari e debiti non onorati. Per Testa, attualmente detenuto, è stata disposta la custodia cautelare in carcere per detenzione e porto di arma da fuoco.

Una terza persona, un romeno, M. D. A., indagato per favoreggiamento personale nei confronti di Galletta, è stata posta ai domiciliari per porto illegale di arma da fuoco e spari in luogo pubblico. Secondo gli investigatori avrebbe da Galletta avuto il compito di avvertirlo in caso di accesso di forze di polizia nel Villaggio Delfino.

In un’occasione il romeno, Galletta e altre due persone non ancora identificate avrebbero esploso alcuni colpi di pistola per far allontanare alcune persone che si erano introdotte in un appartamento.

Nella stessa inchiesta risultano anche indagati, per intestazione fittizia di beni Antonino Luigi Ragusa e Carmelo Spampinato. Galletta avrebbe intestato un distributore di carburanti con annesso lavaggio e bar a San Giovanni la Punta e un altro distributore di carburanti di Aci Castello alla Rasp Di Ragusa Antonino Luigi & C. Sas, da loro costituita.

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CATANIA-GELA: Incidente, con l’auto si schianta contro un tir: muore manager della Ortogel

Ha perso la vita ieri in un incidente stradale lungo la Catania-Gela, in territorio di Caltagirone, Vincenzo Davide Tamburino, catanese di 55 anni. Era il manager della ditta “Ortogel”.

Tamburino era alla guida di una Mercedes Station Wagon quando, per cause da accertare, è finito contro un tir guidato da un cittadino straniero. L’auto si è completamente accartocciata tanto da rendere difficili ai soccorritori le operazioni di estrazione del corpo dalle lamiere. L’autista del tir è rimasto ferito, ma non è in pericolo di vita.

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MAFIA – Catturato nel Catanese il boss Nizza. Tra i 100 latitanti più pericolosi d’Italia

È stato catturato nel Catanese Andrea Nizza, considerato a capo del braccio armato della cosca Santapaola e a capo di uno più vasti traffici di droga. Era inserito nell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi d’Italia.

Carabinieri del comando provinciale di Catania lo hanno arrestato a Viagrande, assieme a due suoi amici che avevano preso in affitto la casa in cui si nascondeva. Probabilmente alla sua cattura si è giunti anche grazie alle indicazioni del fratello del ricercato, Fabrizio, che è un collaboratore di giustizia.

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“Sbarcai incinta di due gemelli ma dopo il parto uno è sparito”

La Procura di Caltagirone ha aperto un’inchiesta sulla denuncia di una migrante nigeriana di 25 anni ospite del Cara di Mineo che il 9 dicembre ha partorito una bambina, sostenendo di essere in attesa di due gemelli. “Stiamo svolgendo gli accertamenti del caso – afferma il procuratore Giuseppe Verzera – aspettiamo l’esito di esami e perizie per verificare cosa sia veramente accaduto”. La migrante sostiene di avere eseguito, dopo essere sbarcata in Sicilia, un’ecografia nell’ospedale Santo Bambino di Catania nella quale si vedevano due feti. La donna, che parla solo inglese, sottoposta a intervento parto cesario ha visto sua figlia solo quatto giorni dopo il parto. Dall’ospedale di Caltagirone si sostiene che l’ecografia evidenziava la presenza di un solo feto. La donna, arrivata dalla Libia dove sarebbe rimasta incinta mentre era in attesa di imbarcarsi, è assistita psicologicamente e legalmente dal Cara di Mineo. Sequestrate cartelle cliniche negli ospedali di Catania e Caltagirone.

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CATANIA – Aggressione al medico del pronto soccorso, indagini anche su un operatore del 118

Dopo l’aggressione al medico del pronto soccorso del Vittorio Emanuele nei guai è finito anche un sedicente – così lo definisce la Questura di Catania – operatore del 118. Ieri, dopo pochi minuti, i poliziotti hanno arrestato Mauro Cappadonna ma le indagini sull’aggressione proseguono speditamente.

E proseguono anche e soprattutto su una persona, che sarebbe l’operatore del 118, che sebbene si trovasse fuori servizio, avrebbe utilizzato il proprio codice d’ingresso per far accedere Cappadonna insieme al quale si è presentato al medico poi malmenato, nell’area riservata dove il pubblico in attesa non può entrare. In questo momento sono al vaglio degli investigatori della Questura sia il fatto che l’uomo abbia fatto un uso indebito del codice di servizio per scopi privati, sia il suo ruolo nell’intimidazione nei confronti del dirigente medico.

Nei confronti dell’uomo, oltre i profili di responsabilità penale che gli sono già costati una denuncia a piede libero, emergeranno certamente ulteriori rilievi di carattere amministrativo e disciplinare che permetteranno all’Azienda ospedaliera di adottare i provvedimenti del caso.

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PEDOPORNOGRAFIA – La denuncia dell’associazione Meter: in nove ore scovati nel web quasi 8 mila video e foto

Neonati abusati, fotografati e diffusi online. Lo segnala l’associazione Meter di don Fortunato Di Noto, impegnata da 25 anni nel contrasto alla pedofilia e pedopornografia, che ha presentato un esposto alla Polizia postale di Catania dopo avere monitorato alcuni siti tra l’1.08 e le 9.34.

«Se ne contano diverse decine – si legge in una nota di Meter – di cui una in particolare che con una sequenza di 13 foto rappresentano una violenza inaudita. I pedopornografi in queste ore trafficano molto questo materiale attraverso le chat dedicate».
In tutto negli archivi cloud e dropbox in sole nove ore sono stati scoperti e denunciati 7.562 tra video e foto con migliaia di bambini e bambine coinvolte in uno dei più grandi traffici e sfruttamento sessuale.

«Come rimanere in silenzio di fronte a questo scempio sui neonati? La mole della produzione di materiale pedopornografico nel mondo ha raggiunto una produzione ingente e di vaste proporzioni – dice don Di Noto – Non dimentichiamo che in ogni foto e video c’è un bambino, di un abuso già subito e di profonde ferite che si porterà per sempre. Inquieta la crescente richiesta di materiale con neonati. Meter continuerà in questa opera di aiuto delle vittime, di denuncia e di sensibilizzazione a livello nazionale e internazionale».

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Tir giù da un viadotto a Enna, un morto

Incidente mortale sulla A19. Un’autoarticolato di oltre 6 tonnellate di Poste italiane, partito da Catania e diretto a Palermo, è volato giù dal viadotto dei Calderari. Morto sul colpo, il conducente, Angelo Severino, 55 anni di Catania.

L’incidente si é verificato all’alba. E’ intervenuta la polizia stradale di Catenanuova, sezione di Enna, che ha effettuato una serie di rilievi per tentare di ricostruire la dinamica dell’incidente. A fare uscire fuori strada il camion potrebbe essere stato il manto stradale gelato.

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CATANIA – Nel centro massaggi anche sesso a pagamento

I poliziotti del Commissariato di Nesimo hanno denunciato alla Procura di Catania D. G. L. A. di 40 anni per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. L’uomo infatti, titolare di un centro massaggi ubicato in via De Cosmi a Catania, avrebbe consentito che all’interno del centro le dipendenti fornissero agli avventori anche prestazioni di natura sessuale.

L’operazione prende spunto da un esposto anonimo che ha dato impulso nella giornata di ieri ad un‘attività di osservazione del centro. Dal successivo sopralluogo è stato accertato che all’interno dell’attività, la titolare, a solo scopo di lucro, tollerasse le prestazioni sessuali delle dipendenti; del resto il rinvenimento all’interno di un cestino per l’immondizia di alcuni profilattici usati avvalorava il fatto che nel centro massaggi non si svolgesse soltanto attività di massaggi, ma si esercitava anche la prostituzione.

E’ stato anche accertato che l’utenza telefonica pubblicizzata all’esterno del centro massaggi, sul web trovava riscontro in annunci a sfondo sessuale. L’esame delle immagini riprese all’interno del centro dalle telecamere dal sistema di video sorveglianza, nonché quelle del telefono rispondente all’utenza pubblicizzata, ha permesso di raccogliere ulteriore indizi a carico della donna. Il centro massaggi che era sprovvisto di qualsiasi autorizzazione amministrativa, è stato chiuso e l’immobile adibito a tale attività è stato sequestrato. Sono in corso ulteriori indagini.

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