COMISO – Protocollo d’intesa nel nome di Sciascia, Consolo e Bufalino [FOTO]

E’ stato firmato ieri sera a Comiso, nella sede della Fondazione Bufalino, il Protocollo d’intesa tra le città di Comiso, Racalmuto e Sant’Agata di Militello che hanno dato i natali a Gesualdo Bufalino, Leonardo Sciascia e Vincenzo Consolo, tre grandi scrittori del Novecento europeo.

I tre sindaci, Emilio Messana per Racalmuto, Filippo Spataro per Comiso e Carmelo Sottile per Sant’Agata di Militello, hanno firmato il Protocollo che prevede di realizzare iniziative in comune, coinvolgendo le Fondazioni e le associazioni culturali presenti nei tre territori, oltre a costituire un Comitato di organizzazione che possa promuovere attività di programmazione.

Nel corso della manifestazione si è parlato dei tre scrittori con Salvatore Picone e Melinda Recupero,  assessori alla Cultura di Racalmuto e Sant’Agata, che hanno seguito le fasi di preparazione del Protocollo, Renato Meli e Nunzio Zago, rispettivamente presidente  e direttore scientifico della Fondazione Bufalino, Maria Giovanna Lauretta, presidente dei Lions Club di Comiso.

Ha introdotto e coordinato l’incontro Gigi Bellassai. Tra gli amministratori presenti, l’assessore alla Pubblica Istruzione di Racalmuto Carmela Matteliano.

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Usura tra Modica e Scicli: tre arresti nell’operazione “Donne d’affari” [VIDEO]

Donne usuraie, con un giro di affari di 100 mila euro. I carabinieri di Modica, guidati dal capitano Francesco Ferrante, hanno arrestato tre persone per i reati di usura aggravata, esercizio abusivo di attività finanziaria e minaccia aggravata. In manette sono finite Eleonora Brafa, 40 anni, e la mamma Giovanna Imbergamo, 62 anni, di Modica e Maria Concetta Neri, 57 anni, di Scicli. 

Secondo la ricostruzione dei carabinieri sono più di venti le vittime delle tre donne. L’inchiesta “Donne d’affari”, coordinata dal pm Valentina Botti, è partita nel giugno 2016 a seguito del suicidio di Guglielmo Delibera, ex direttore delle Poste di Scicli, trovato impiccato nella sua casa di Marina di Modica. Vennero accertati numerosi contatti dell’uomo con una delle donne, Neri. Sfruttando lo stato di bisogno di agricoltori, commercianti, artigiani, casalinghe, le arrestate si sono presentate come punto di riferimento, pretendendo un tasso di interesse oscillante tra il 20 e il 60%. Per gestire i loro affari e per convincere le vittime ad onorare i debiti, le tre donne non esitavano a ricorrere a pesanti minacce facendo riferimento anche all’intervento di “amici di Catania”, ricordando che “dietro le donne ci sono gli uomini”.

Sequestrati assegni, cambiali, copie di contratti di prestiti, ricevute di pagamento, le tre non concedevano solo prestiti usurari ‘tradizionali’, ma, come emerso anche nel corso dei dialoghi intercettati, svolgevano pure un’attività di mediazione creditizia e quindi finanziaria illecita. In particolare il meccanismo attuato verteva nel procacciare clienti da condurre ad alcune finanziarie da loro prescelte, per far sì che ottenessero dei prestiti che le vittime non potevano regolarmente ottenere in quanto già protestate o considerate “cattivi pagatori”. In cambio per aver fatto ottenere loro il prestito, ricevevano esosi compensi in denaro corrisposti a tasso usuraio.

Le vittime dunque, corrispondevano una percentuale

In denaro per il solo fatto di aver ottenuto il prestito, somma che aumentava il costo del prestito. E’ emerso ancora che per portare a buon fine le pratiche dei finanziamenti, mantenevano contatti con alcuni impiegati di fiducia presso le finanziarie che ricompensavano.

Gli impiegati infatti riuscivano per brevi periodi, ad “oscurare” le posizioni creditizie delle vittime in modo che non venissero messe in evidenza il loro stato debitorio. 

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VITTORIA – Terapie a domicilio coi farmaci dell’ospedale: arrestate 2 infermiere

Si appropriavano di medicinali e presidi sanitari per somministrare terapie a domicilio a pagamento. Con l’accusa di peculato, la polizia di Vittoria ha arrestato due infermiere dell’ospedale “Guzzardi”. Si tratta di Ornella Vietti, 52 anni, e Franca Tolentino, 51 anni. La Vietti e la Tolentino, in servizio entrambe presso il nosocomio di Vittoria, utilizzavano i presidi ospedalieri e i farmaci nella loro disponibilità come se fossero di loro proprietà per somministrare terapie a pagamento a ignari pazienti presso i loro domicili. Le due donne lavoravano privatamente sia per case di cura che come assistenza domiciliare ai pazienti dimessi dall’ospedale, offrendo un servizio “all inclusive”.
Il paziente non doveva comprare nulla in quanto, per lo più, erano le stesse infermiere a procurare i medicinali e altri presidi direttamente dalla farmacia ospedaliera o dai reparti. Le prestazioni domiciliari erano retribuite in nero a seconda della tipologia del servizio (3 euro un’iniezione intramuscolo, 15 per una flebo). La Squadra Mobile ha inoltre evidenziato che le due infermiere svolgessero arbitrariamente ruoli che possono essere svolti solo da medici, effettuando terapie senza alcuna disposizione di un medico.  Le indagini sono partite in seguito a una telefonata anonima alla direzione sanitaria per denunciare che all’interno vi fossero delle irregolarità. Il medico che ricevette la telefonata e il direttore sanitario, hanno informato subito gli investigatori.
Già durante le indagini era stato effettuato un riscontro attraverso un ingente sequestro di medicinali e presidi sanitari effettuato dalla Squadra Mobile di Ragusa nel marzo del 2017 a Vittoria. In quell’occasione sono stati trovati farmaci ospedalieri e presidi sanitari di proprietà del nosocomio presso un’agenzia di onoranze funebri e il tutto era riconducibile alle due indagate che utilizzavano quel luogo anche come deposito.

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VITTORIA – Arrestato ex Sindaco Giuseppe Nicosia e il fratello per mafia e voto di scambio nelle elezioni 2016

I Finanzieri di Catania, dopo un’indagine coordinata dalla Procura etnea, ha eseguito sei misure di arresti domiciliari per scambio elettorale politico-mafioso in relazione alle elezioni amministrative del 2016 del comune di Vittoria (Ragusa).

Tra le persone arrestate anche l’ex sindaco Giuseppe Nicosia e il fratello Fabio, attuale consigliere comunale, Giombattista Puccio e Venerando Lauretta, entrambi giàcondannati per associazione mafiosa.

La notizia di un’inchiesta sulle amministrative del 2016 a Vittoria, con nove indagati, si diffuse a giugno dello scorso anno, a pochi giorni dal voto. Il fascicolo era stato aperto dall’allora procuratore aggiunto di Catania, Amedeo Bertone, oggi procuratore a Caltanissetta, e dal sostituto della Dda etnea Valentina Sincero, che avevano delegato le indagini alla guardia di finanza.

Furono le perquisizioni eseguite dalle Fiamme gialle nei comitati elettorali di alcuni candidati del Pd a fare emergere la notizia. Il fascicolo, di cui è titolare il procuratore Carmelo Zuccaro, scaturì dalle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Biagio Gravina e Rosario Avila.

L’ex sindaco Giuseppe Nicosia (Pd) commentò l’indagine parlando di “infondata accusa infamante” e di “macchina del fango”, che “si è diffusa nei gangli vitali, nei settori economici e in quelli politici della città, con il coinvolgimento di settori criminali che evidentemente non hanno gradito l’azione di legalità portata avanti con determinazione dalla mia amministrazione”.

“Voglio che sia la magistratura – aggiunse – ad acclarare e a smascherare il disegno criminoso che esponenti mafiosi, evidentemente toccati dalla mia azione e dalle mie denunce contro i clan, e ispirati da chissà chi, hanno inteso macchinare”.

A essere eletto sindaco è stato Giovanni Moscato, 40 anni, avvocato, che ha fatto segnare una svolta storica a Vittoria: dopo 70 anni, il Comune non è più retto da un esponente della sinistra come lo era stato dal 1946 al 2016.

Il nuovo sindaco, a capo di una coalizione di liste civiche, è un esponente del centrodestra che quando furono eseguite le perquisizioni era tra i nove indagati, ma è totalmente estraneo all’operazione di oggi.

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RAGUSA – Fermati gli scafisti che ridono [VD TG]

Cinque presunti scafisti sono stati fermati dalla polizia grazie al video girato da una donna tunisina, tra le 121 persone che il 15 settembre sono state soccorse nel Canale di Sicilia e condotte prima a Porto Empedocle, e da lì all’hotspot di Pozzallo, nel Ragusano.

I fermati, tutti tunisini, sono Imad Amri, 29 anni; Kais Siidi, 30 anni, Saber Saad 38 anni; Faouzi Sghaier, 27 anni e Mohammed Dalhoum, 32 anni. I migranti erano partiti dalla Tunisia facendo rotta sulle coste di Agrigento ma sono stati intercettati prima da un pattugliatore della guardia di finanza.

A bordo erano tutti tunisini e avevano pagato per la traversata circa duemila euro ciascuno ai cinque connazionali fermati dalla polizia. Gli investigatori hanno trovato in uno dei telefoni cellulari in uso a una donna, un video che riprendeva il capitano e l’equipaggio intenti a ridere a scherzare tra loro in cabina di comando.

Inizialmente reticenti, davanti al video i migranti hanno finito per descrivere nel dettaglio il ruolo di ogni membro dell’equipaggio. Gli scafisti sono stati rinchiusi nel carcere di Ragusa.

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VITTORIA – Blitz contro la Stidda: 15 arresti [FOTO]

Sin dalle prime ore di stamattina, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Catania, i Carabinieri del Comando Provinciale di Ragusa e la Squadra Mobile di Ragusa hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Catania nei confronti di pregiudicati di Vittoria accusati di associazione mafiosa, estorsioni e fittizia intestazione di beni aggravate dalle modalità mafiose. Gli arrestati sono considerati appartenenti al clan “Ventura”, ovvero all’associazione mafiosa denominata “Stidda”. L’organigramma era dedito alle estorsioni in danno di commercianti e imprenditori,a Vittoria e Comiso, i cui proventi venivano reinvestiti in attività economiche lecite. Oltre alle catture sono stati eseguiti perquisizioni e sequestri preventivi di un’azienda di imballaggi per prodotti ortofrutticoli e terreni agricoli adibiti per la coltivazione in serra. Nel mirino anche  imprese di onoranze funebri. Dopo la cattura di Carmelo Dominante, aveva assunto il comando Filippo Ventura (che lo manteneva anche durante la permanenza in carcere). Un valido contributo è stato dato anche dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. Era sufficiente avanzare alle vittime la richiesta di un regalo per la “famiglia” la consegna di 5.000 euro” .
Oltre all’azienda di imballaggi denominata Linea Pack sono stati sequestrati due terreni riconducibili sempre alla famiglia Ventura. In particolar modo sono state sequestrate due serre di circa 20.000 mq per un valore di circa 50.000 euro. Questi due impianti serricoli sono intestati fittiziamente a due soggetti estranei alla famiglia Ventura.
Il Giudice per le Indagini Preliminari, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia,  ha applicato la misura della custodia cautelare in carcere a 15 indagati : VENTURA Filippo inteso “Fulippu u marmararu”, 63 anni; VENTURA Gbattista inteso “Titta u marmararu”, 59 anni; VENTURA Angelo di Filippo, inteso “Elvis”, 30 anni già detenuto per altra causa; VENTURA Angelo di Gbattista inteso “U checco” 33 anni;NIFOSI’ Rosario di 63 anni; GILIBERTO Francesco inteso “Cicciu munnizza”,35 anni e  GILIBERTO Enzo inteso “Enzo u voi”, 59 anni , tutti di Vittoria. CUTELLO Maurizio Angelo inteso “Mauriziu u tabbutaru o svuorricamuorti”, nato in Germania, di 46 anni; ALESSANDRELLO Pietro, di Comiso, 30 anni; BATTAGLIA Francesco inteso “Ciccio pizzetto”, di Vittoria, 31 anni;  GALOFARO Emanuele, di Ragusa , 37 anni;  PAPA Marco, 43 anni; SAVIO Giovanni, inteso “U sigghiaru” di 54 anni;  MACCA Salvatore inteso “Turi Budda”, di 46 anni e   NICOTRA Salvatore,  di 53 anni quest’ultimi quattro tutti di Vittoria.

LE FOTO DEGLI ARRESTATI

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“Polizia vi piscio in faccia”

“Polizia vi odio sempre di più e come ve lo dico in faccia lo scrivo, siete indegni fate schifo…mi fate sempre il solletico, io vi rido e vi piscio in faccia, è normale che poi vi fate odiare, perchè scassate la minchia”.

Un pluripregiudicato vittoriese che aveva ricevuto una sanzione amministrativa dalla polizia di Stato per infrazione al codice della strada ha insultato e minacciato sul proprio profilo Facebook gli agenti e le loro famiglie.

Per questo l’uomo, dopo gli accertamenti di rito, è stato denunciato dalla squadra mobile di Ragusa per diffamazione e minacce. L’uomo convocato per essere identificato si è presentato negli uffici della Questura con il suo avvocato, ammettendo le proprie responsabilità e chiedendo scusa per le parole utilizzate.

Quest’ultime dichiarazioni sono state inserite nel fascicolo che è stato trasmesso alla Procura di Ragusa.

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MODICA – Picchia compagna che parla al cellulare

Non sopportava che la convivente, 39 anni, usasse il cellulare per parlare con la sua amica e così un 38enne di Ragusa, davanti ai figli, ha colpito la donna con schiaffi e pugni fino a farle perdere i sensi.

E’ stato arrestato dalla Polizia a Modica e posto ai domiciliari per violenza e lesioni personali. L’uomo, inoltre, ha minacciato di morte la donna usando una sciabola da sommelier. È’ stata la figlia a chiamare la polizia.

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RAGUSA – Si è insediato il nuovo commissario straordinario dell’Asp Salvatore Lucio Ficarra

Si è insediato il nuovo commissario straordinario dell’Asp Ragusa Lucio Ficarra che prende il posto di Maurizio Aricò trasferito all’ospedale ‘Cervello’ di Palermo dopo le polemiche sulla mancata apertura del nuovo ospedale ‘Giovanni Paolo II’ e relativa inchiesta giudiziaria.

Ficarra parlando oggi con i giornalisti ha detto che il suo primo impegno a Ragusa sarà quello di aprire il nuovo Ospedale nel quale comincerà a lavorare dopo la pausa ferragostana. 

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SANTA CROCE CAMERINA – I piromani erano i vigili del fuoco [VIDEO]

Appiccavano il fuoco e simulavano richieste di soccorso al 115 per guadagnare 10 euro all’ora, quanto lo Stato paga i volontari dei vigili del fuoco. E’ l’accusa contestata dalla polizia di Ragusa a un’intera squadra di 15 pompieri ausiliari indagata per truffa; alcuni di loro devono rispondere anche di incendio.

Il capo del gruppo è stato arrestato e posto ai domiciliari. Le indagini dell’operazione “Efesto” sono state avviate dopo una segnalazione del comando dei vigili del fuoco, che aveva notato delle anomalie sul numero di interventi effettuati da una squadra rispetto alle altre. 

Il gruppo di 15 volontari dei vigili del fuoco era in servizio nel distaccamento di Santa Croce Camerina e, secondo l’accusa, appiccava incendi e lanciava falsi allarmi alla sala operativa del 115 per percepire ingiuste somme di denaro.

Dalle indagini della squadra mobile di Ragusa è emerso che il capo del gruppo durante il turno come volontario si assentava, con la complicità dei colleghi, per andare con il suo furgoncino ad appiccare incendi per poi uscire con l’autobotte a spegnere le fiamme e percepire così le indennità.

Quasi tutti i 15 volontari hanno ammesso le proprie responsabilità durante gli interrogatori, delineando un quadro ancora più chiaro. La Procura aveva chiesto provvedimenti cautelari, ma il gip ha ritenuto passato troppo tempo (2013-2015) dai fatti contestati. Il capo gruppo è stato sottoposto agli arresti domiciliari perché “ha continuato a reiterare il reato”. Addirittura, sostiene la polizia, “in una occasione ha asserito di voler ‘fare scoppiare una bomba’ pur di prendere le indennità spettanti”.

Gli indagati sono stati allontanati dal distaccamento e sono tutti residenti in provincia di Ragusa, parte a Vittoria, Santa Croce, Ragusa e Modica. Quasi tutti svolgono un’attività lavorativa anche se spesso non assunti regolarmente. 

“Loro sanno tutto, sanno che abbiamo dato fuoco”, si dicevano tra di loro nelle conversazioni intercettate, scambiandosi reciproche accuse. Anche se volontari, gli uomini del distaccamento percepiscono delle indennità ma solo quando effettuano gli interventi; diversamente, se restano presso la caserma non hanno diritto ad alcun rimborso.

La prima anomalia riscontrata che ha permesso l’avvio delle indagini era da individuare sul numero degli interventi effettuati dal turno “D”. Rispetto agli altri volontari, gli indagati operavano per 3 volte in più. A dispetto di 40 interventi di una squadra, loro ne effettuavano 120, creando malumore per alcuni e volontà di aggregarsi in altri, così da ottenere più denaro.

I componenti del turno “D” agivano mettendo in pratica tre modalità: la prima era quella di simulare degli interventi mediante segnalazioni inesistenti alla centrale operativa del 115. La seconda chiedere aiuto a parenti ed amici, ottenendo così segnalazioni da parte loro del tutto inesistenti, così da percepire le indennità previste per gli interventi. La terza e più grave tipologia di truffa ai danni dello Stato era quella di appiccare incendi a cassonetti e terreni.

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