ASP – Ficarra definitivamente trasferito a Ragusa

La prima Commissione all’Assemblea Regionale, agli “Affari istituzionali” ha approvato confermandoli i trasferimenti e le conferme disposte dal Governo regionale nell’ambito della mappa degli ex direttori di Ospedali e Aziende sanitarie in Sicilia, il cui mandato è scaduto lo scorso 30 giugno e che adesso, quindi, sono Commissari straordinari. Dunque, Salvatore Lucio Ficarra, già a capo dell’Azienda sanitaria di Agrigento, è stato trasferito a Ragusa, dove subentra a Maurizio Aricò. A sua volta Aricò è dirottato all’ospedale “Villa Sofia – Cervello” di Palermo, da dove parte verso Agrigento Gervasio Venuti, che subentra al posto di Ficarra.

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COMISO – Agguato dei giorni scorsi, altri 2 arresti

Due persone, padre e figlio, sono state arrestate dalla Polizia di Stato per un tentativo di omicidio avvenuto a Comiso (Ragusa) 10 giorni fa.
    Per lo stesso agguato sono stati già fermati altri due fratelli, componenti della stessa famiglia che erano stati fermati dalla squadra mobile della Questura di Ragusa poco dopo la sparatoria.
    I quattro, padre e tre figli, tutti pastori, volevano uccidere la vittima che si era rivolta a loro perché pensava avessero tentato un furto nella sua azienda. Il titolare del fondo agricolo si era salvato per puro caso: le molle del sedile della sua automobile avevano deviato e bloccato un proiettile a pochi centimetri dalle spalle dell’obiettivo.
    La Polizia di Stato – Squadra Mobile e Commissariato di Comiso – ha eseguito la misura della custodia cautelare in carcere a carico di Calabrese Gaetano e del figlio Angelo, emessa dal gip di Ragusa su richiesta della locale Procura della Repubblica.

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Bimbi maltrattati in un asilo del ragusano, due maestre rinviate a giudizio [VIDEO]

Due maestre di un asilo nido di Modica sono state rinviate a giudizio dopo che le indagini della Squadra Mobile di Ragusa avevano confermato le denunce e le preoccupazioni di alcuni genitori.. L’inchiesta aveva preso il via proprio un anno fa quando ai poliziotti arrivarono una serie di segnalazioni su bambini che si rifiutavano categoricamente di andare all’asilo. Una vicenda che era stata prima segnalata senza successo al preside che aveva comunque richiamato le e due maestre a non tenere quel comportamento che terrorizzava i bambini e che di conseguenza preoccupava i genitori.

A quel punto la palla è passata alla Polizia che ha anche installato delle telecamere e delle microspie all’interno dell’asilo. Indagini che hanno potuto coprire solo il mese di giugno ma che sono state molto significative tanto da spingere gli investigatori della Squadra Mobile a richiedere nuovamente le intercettazioni per l’avvio della scuola a settembre dello scorso anno. Alcuni genitori hanno nel frattempo cambiato scuola ai figli e il preside è tornato a richianare le due insegnanti. Ma nonostante tutto la situazione non è cambiata. Ecco alcune delle frasi intercettate: “Alzati, ti do tanti di quegli schiaffoni! Sei un bambino insopportabile!”; è un incubo questo bambino, se la smetti di piangere forse vai, perché sei un disturbo”; “sto chiamando il preside che è sopra e glielo dici al preside…e la mamma e te ne vai a casa tua e non vieni più però e dici io devo trovarmi un’altra scuola”; questa è rimbambita…c’era l’acqua nel bicchiere, ma sei rimbambita”; ce la smetti, ce la smetti! Non ti sopporta più nessuno, guarda che schifo, fai a casa ad asciugarti il naso”; ti arrivano tanti di quegli schiaffoni brutto maleducato! … non deve venire a scuola uno di questi, deve stare a casa sua, perché è un bambino che non si sopporta più!”

In un altro caso il bambino aveva sbagliato il nome della maestra: “Quest’altro rimbambito …mi chiama – omissis – a fine anno non sa neanche come mi chiamo! Perché hai voluto l’acqua, delinquente, stupido, perché hai voluto l’acqua e poi non la bevi, ti do tanti di quegli schiaffi bestione, sei un bestione. Quest’altro rimbecillito è un tormento questo, un tormento…e poi si permette di dire che i compagni non vogliono giocare con lui, vergognati!”; il bambino dice: “devo fare la cacca” e la maestra risponde: “a casa tua la fai la cacca”; ti do all’orco, lo chiamo per – omissis – …così se lo mangia e ce lo toglie dai piedi…”

L’altra maestra rinviata a giudizio per lo stesso titolo di reato: “se piangi ancora ti lascio solo”; non lo fare più, non ti azzardare, non ti azzardare, ti metto solo, non ti azzardare mai più, mai più!”; “dormi a casa! La prossima volta non vieni, stai a letto a casa, lo dici alla mamma!”.

Le due maestre sono state rinviate a giudizio per il reato di maltrattamento degli alunni, a loro affidati per ragioni di istruzione ed educazione. La richiesta di rinvio a giudizio è arrivata dopo che il gip ha rigettato la richiesta di misure cautelari nei confronti delle due donne.

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COMISO – Tentano di uccidere un imprenditore, arrestati due fratelli gelesi [VD TG]

Due fratelli, Francesco e Orazio Calabrese, di 40 e 37 anni, entrambi pastori originari di Gela sono stati fermati dalla polizia di Stato di Ragusa perché accusati del tentativo di omicidio di un loro collega per motivi di vicinato.

L’aggressione è avvenuta la notte tra il 9 e il 10 giugno scorso a Comiso dopo che la vittima aveva accusato i due di aver tentato di rubare nella sua azienda. L’uomo, rimasto illeso, è stato bloccato mentre era in auto da quattro persone che hanno colpito la vettura con colpi di spranga e sono stati esplosi anche diversi colpi di pistola: un proiettile si è conficcato nel sedile del conducente, senza fortunosamente ferirlo. *L’uomo, sfuggito all’attentato, contattava il 113 chiedendo aiuto* per lui e per il fratello che si trovava da solo in azienda. La Sala Operativa inviava la Volante del Commissariato di Comiso che metteva in sicurezza le vittime e subito dopo sopraggiungeva la Squadra Mobile e la Polizia Scientifica per un accurato sopralluogo e le immediate indagini. Grazie al lavoro degli investigatori ed alla testimonianza diretta della vittima venivano individuati i due fratelli che, considerati i numerosi precedenti penali e la possibilità di reiterazione del reato con il compimento di quanto programmato e non portato a termine sono stati sottoposti a fermo.

La squadra mobile di Ragusa e il commissariato della polizia di Stato di  Comiso hanno individuato i due fratelli, uno dei quali, ha confessato. Indagini sono in corso per identificare gli altri due aggressori. Sull’episodio la Procura di Ragusa ha aperto un’inchiesta.

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Droga e furti di bestiame: il patto tra clan siciliani e ‘ndrine calabresi: 19 arresti

Su delega della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catania, dalle prime ore di oggi i Carabinieri del comando provinciale di Ragusa, hanno dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Catania, nei confronti di 19 persone siciliane e calabresi, dedite al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti e furti di bestiame tra la Calabria e la Sicilia.
L’indagine condotta dai carabinieri del nucleo investigativo ibleo ha consentito di accertare che il clan di “Cosa Nostra” operante a Vittoria e Comiso, negli ultimi anni, si era dedicato al traffico di sostanza stupefacente del tipo cocaina, che acquistava dalla Calabria, da soggetti legati alle ‘ndrine operanti della piana di Gioia Tauro, per poi smerciarla in tutta la provincia di Ragusa e anche nella provincia di Agrigento. L’indagine ha anche permesso di ricostruire i legami tra gli esponenti di “Cosa Nostra Vittoriese” e i clan della medesima organizzazione criminale operanti nella provincia di Agrigento, nello specifico appartenenti al clan Fragapane, il cui capo clan, Salvatore, rappresentante di “Cosa Nostra” per la provincia di Agrigento, e’ detenuto in quanto condannato all’ergastolo anche per la scomparsa e l’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia.
In manette, arrestati dai Carabinieri del Reparto operativo di Villaseta, sono finiti Francesco Fragapane di Santa Elisabetta, figlio di Salvatore, i gia noti e Roberto Lampasona di Santa Elisabetta, Antonino Mangione di Raffadali già arrestati sia per mafia, che per traffico di droga con i calabresi e furti di bestiame, e Giuseppe Quaranta di Favara già coinvolto nell’operazione kronos.
Nel corso delle indagini e’ stato anche accertato che un’altra delle attività criminali a cui si era dedicata “Cosa Nostra Vittoriese” era l’abigeato, compiendo una serie indeterminata di furti di capi di bestiame, in molti casi intere greggi di animali, ai danni di aziende di allevamento site in varie province siciliane. Tali furti venivano messi in atto da soggetti calabresi, su indicazioni ricevute da basisti locali, con successiva rivendita del bestiame in Calabria.

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COMISO – Arrestate due ragazze con la pistola

I carabinieri di Comiso hanno arrestato due ragazze per la rapina a un’anziana avvenuta lo scorso mese di febbraio nelle vicinanze dell’ufficio postale di via Mancini.

L’anziana signora si era vista puntare una pistola alla tempia mentre era a bordo della sua auto da due persone a volto coperto, tradite dalla loro voce di donna. Bottino della rapina la borsa contenente 230 euro. Attraverso la visione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza posti nelle varie abitazioni private della zona, i carabinieri hanno individuato le due donne autrici della rapina.

Ulteriori riscontri sono stati forniti in seguito alle perquisizioni domiciliari che hanno consentito di recuperare l’arma dei delitto utilizzata e gli indumenti indossati il giorno della rapina. Le due donne fermate, le 27enni Lorena Martinez e Ketty Giannelli, sono state sottoposte agli arresti domiciliari, a disposizione dell’A.G. di Ragusa.

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Veronica Panarello dal carcere: “L’unica cosa che oggi non rifarei”

E’ in attesa del processo d’appello Veronica Panarello, la donna condannata in primo grado per l’omicidio del figlio Lorys a Santa Croce Camerina il 29 novembre 2014. E oggi “Mattino 5” ha mandato in onda l’audio dell’intervista realizzata in carcere tramite l’avvocato della donna Francesco Villardita.

Veronica ribadisce di non aver ucciso lei il piccolo: “Non sono una lucida assassina nè una criminale. Cosi’ come è scritto nella sentenza. Mi ha dato molto dispiacere, non dico fastidio ma mi ha procurato dolore essere dipinta per quello che non sono. Ho detto la verità e non sono stata creduta. Ho raccontato tutto e non mi credono: ho fornito arma del delitto, complice e movente. E non sono stata creduta. Cos’altro devo e posso fare? Il giudice dice che potrei continuare ad uccidere. L’errore è proprio in quella parola… ‘continuare’. Non posso continuare a fare una cosa che non ho fatto. Io non ho ucciso mio figlio”.

C’è però una cosa che Veronica ammette (ma chi da lei tirato in ballo dice di essere cosa del tutto falsa): il tradimento nei confronti del marito Davide: “Le confesso, oggi l’unica cosa che non farei è quella di tradire Davide… di avere una relazione con un’altra persona. Men che meno tradirlo con mio suocero Andrea. Così non avrei nulla da nascondere a mio marito. E poi, se avessi avuto il coraggio di parlargliene forse… no ne sono certa. Lui mi avrebbe aiutata”.

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Agronomo licataese e biologo con la “passione” per la marijuana: due arresti

Un sospetto via vai all’interno di un’azienda agricola a Chiaramonte Gulfi (Rg) ha permesso di scoprire il traffico di marijuana. Due giovani sono stati trovati in possesso di marijuana.

Sono stati arrestati per traffico di sostanze stupefacenti due giovani, un agronomo di Licata e un  biologo di Catania. Si tratta di Calogero Alberto Messina, di 34 anni, di Licata (Ag) e il catanese Antonino Fasolo, di 28 anni. Gli agenti con l’ausilio delle unità cinofile di Catania, avendo avuto notizia di uno strano andirivieni dall’azienda agricola, hanno effettuato un controllo.

La perquisizione ha permesso, grazie al cane antidroga “Sky”, di trovare prima 30 grammi di marijuana nella stanza dove stava ancora dormendo Fasolo e poi, grazie al cane “Vite” gli altri 620 grammi. Infatti  il cane  ha segnalato dopo il primo ritrovamento la presenza di sostanze stupefacenti in una stanza,  dove all’interno di una scatola in polistirolo c’erano altri 620 grammi.I due giovani sono stati portati in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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La trasmissione Quarto grado mostra un video con l’ammissione della Panarello: “Sono un mostro, merito l’ergastolo”

“Non merito di vivere, è stata la cosa più cara che avevo. Fatemi dare l’ergastolo. Glielo chiedo io al giudice: ‘Mi dia l’ergastolo’ perché sono un mostro, non una persona, un mostro…”. E’ quanto disse Veronica Panarello durante il sopralluogo compiuto circa un anno dopo il delitto del figlio Loris nel canalone di contrada Grotte di Santa Croce. Il video con le frasi della madre della vittima è trasmessa da Quarto grado e riproposta da Mattino 5. Le riprese filmate furono fatte dalle forze dell’ordine dopo che la donna, condannata a 30 anni di reclusione, aveva cambiato versione parlando di un incidente: Loris sarebbe rimasto a casa, ma sarebbe morto soffocandosi da solo mentre giocava con le fascette di plastica.

Ammise anche di avere occultato il cadavere nel canalone: “Non credevo ci fosse il vuoto dopo il muretto, credevo che la strada continuasse…”. E al suo legale, l’avvocato Francesco Villardita, aggiunse: “mi livai a vita da sula…” (“mi sono tolta la vita da sola…”). Versione che ha poi smentito, accusando il suocero di avere ucciso Loris per non fare rivelare al padre la presunta relazione tra la madre e il nonno paterno. Veronica Panarello è stata condannata a 30 anni di reclusione al termine del processo di primo grado. I giudici hanno anche disposto la trasmissione degli atti al pm perchè proceda contro Panarello per il reato di di calunnia nei riguardi del suocero.

IL VIDEO

«Quando ho gettato Loris non credevo ci fosse il vuoto, ho buttato la…

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VITTORIA – Incendiati quattro Tir, grave un autista

Un incendio di natura dolosa è stato appiccato nottetempo a quattro articolati parcheggiati all’interno dell’area del Consorzio Caair, in prossimità del mercato del mercato ortofrutticolo di Vittoria, il più grande per volume d’affari del Meridione. All’interno della cabina di uno degli autocarri vi era l’autista che ora versa in gravi condizioni nell’Ospedale Cannizzaro di Catania, dove è stato trasferito in elisoccorso. L’uomo è stato ricoverato in Rianimazione con ustioni di secondo e terzo grado sul 15% del corpo e una prognosi di 30 giorni.
    Sul posto dell’attentato sono intervenuti i vigili del fuoco di Vittoria e Santa Croce Camerina che hanno concluso le operazioni alle 3.30. Sono in corso indagini della polizia per risalire al movente dell’atto intimidatorio.

 

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