AGRIGENTO – Palmese morto per infarto intestinale, 3 medici a giudizio per omicidio colposo

Il giudice dell’udienza preliminare di Agrigento, Alessandra Vella, ha disposto il rinvio a giudizio di tre medici dell’ospedale San Giovanni di Dio accusati di omicidio colposo. Per un quarto sanitario è stato disposto il non luogo a procedere.

Sotto processo, a partire dal 23 marzo, andranno Antonio Maniscalco, Michele Castellano e Danilo Turco. Il giudice ha, invece, prosciolto Alessio D’Angelo.

Gli imputati, ai quali si contesta l’omicidio colposo, non avrebbero diagnosticato in tempo un infarto intestinale provocando la morte di un paziente, Antonio Carlino di 48 anni, deceduto il 26 maggio del 2015 nel reparto di rianimazione tre giorni dopo il ricovero. L’inchiesta fu avviata dopo un esposto dei familiari.

 

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CANICATTI’ – Giuseppe Augello nominato nuovo direttore sanitario dell’ospedale Barone Lombardo

E’ il dottor Giuseppe Augello il nuovo Direttore sanitario del presidio ospedaliero “Barone Lombardo” di Canicattì. Augello, è primario di Medicina e direttore del dipartimento di Medicina. L’ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì serve oltre venti comuni tra le province di Agrigento e Caltanissetta per una utenza potenziale di oltre 100-150 mila pazienti.

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AGRIGENTO – Un nuovo Broncoscopio in ospedale

Gli agrigentini non saranno costretti più fuori provincia per sottoporsi alle indagini diagnostiche di broncoscopia. Infatti, l’ottimizzazione delle risorse esistenti ha consentito alla direzione dell’ Azienda sanitaria provinciale di acquistare un nuovo broncoscopio, a supporto del nuovo primario di chirurgia generale, endoscopia e laparoscopia dell’ospedale di Agrigento, che è il dottor Carmelo Sciumé. L’acquisto della nuova attrezzatura e l’avvio di nuove metodiche operative, rendono oggi possibili ad Agrigento le broncoscopie, gli esami endoscopici che consentono un attento esame della trachea, dei bronchi principali e delle loro diramazioni per patologie che riguardano l’apparato respiratorio. In particolare è possibile accertare precocemente la presenza e la natura di tumori o stenosi, ma anche appurare la necessità di manovre di disostruzione, le biopsie ed il cosiddetto B.A.L. ossia il lavaggio bronco-alveolare per esame citologico.

 

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CALTANISSETTA – Pensionato ricoverato per meningite

Un pensionato di 70 anni, originario di Santa Caterina Villarmosa (CL) è stato ricoverato la scorsa notte all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta perché affetto da una meningite batterica. Presentava febbre, rigidità degli arti ed era in preda a un forte stato di agitazione. A confermare la diagnosi di meningite batterica l’esame del liquor.

E’ il secondo caso in Sicilia a distanza di pochi giorni dopo quello di Piazza Armerina, ma la forma batterica è più grave rispetto a quella virale.

Nella notte è stato cercato un posto letto in un reparto di malattie infettive, ma in tutta la Sicilia non ce ne sarebbero di liberi. La prognosi è attualmente riservata; i medici hanno provveduto a somministrare la terapia di prevenzione ai parenti del pensionato e anche alle persone presenti al pronto soccorso al momento dell’arrivo del paziente.

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SCIACCA – Dopo le trasfusioni per la talassemia contraggono l’epatite C

Ammalarsi nel luogo nel quale ci si sarebbe dovuti curare, o, almeno, dove si sarebbe dovuto ricevere supporto e accoglienza. È accaduto a tre malati di talassemia, che oggi si trovano a dovere fare i conti con una infezione da virus dell’epatite C, contratto – non si sa ancora bene come – dopo essersi sottoposti a trasfusioni all’ospedale “Giovanni Paolo II” di Sciacca, in provincia di Agrigento. A rilevarlo sono stati i controlli periodici ai quali i malati di anemia mediterranea si sottopongono presso la stessa struttura sanitaria. Verifiche necessarie per eliminare il rischio proprio della diffusione di patologie legate al sangue e tutelare malati e operatori sanitari. L’allarme scatta ad inizio di ottobre, ma della vicenda l’azienda viene incaricata solo a fine di quel mese, cercando ancora oggi di fare piena chiarezza sull’accaduto. I primi elementi, comunque, ci sono: dietro non vi sarebbe uno scandalo connesso a forniture di sangue non in regola. «Sarebbe improprio parlare di sangue infetto – precisano dalla direzione sanitaria – ci sono stati dei casi di infezione, o segnali di infezione di virus di Epatite C. su questa vicenda, ancora tutta da chiarire stanno lavorando i Nas, che nelle scorse settimane hanno fatto visita al “Giovanni Paolo II”, acquisendo documentazione e partecipando anche ad alcune riunioni tecniche. Ai malati, ai quali l’epatite C è stata comunque riscontrata in una fase iniziale, l’assessorato regionale garantirà le cure necessarie per curare l’infezione. Il loro recupero, fortunatamente, è dato per certo e completo entro poco tempo

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Meningite a Piazza Armerina

Un caso di meningite virale è stato accertato all’ospedale Chiello di Piazza Armerina, in provincia di Enna. Venerdì scorso un uomo di 33 anni si è presentato all’ospedale con forte cefalea e rigidità muscolare.

Il paziente, dopo essere stato sottoposto agli accertamenti che hanno confermato i sospetti dei sanitari, è stato trasferito al reparto di malattie infettive dell’ospedale Umberto I di Enna. E’ sposato e padre di due figli. Una cinquantina di persone, entrate in contatto con l’uomo, i familiari, tutto il personale medico e paramedico e quanti si trovavano al pronto soccorso e nell’astanteria dell’ospedale Chiello sono stati sottoposti alla profilassi. Le condizioni del paziente sono definite “serie” mentre sono in corso gli accertamenti per risalire alla possibile fonte di contagio.

Il paziente risponde bene alle terapie. I medici del pronto soccorso di Piazza Armerina hanno subito riconosciuto i classici sintomi della meningite: febbre, cefalea e disorientamento.

La circostanza che il paziente abbia risposto positivamente ai farmaci fa escludere che si possa trattare di meningite meningococcica, quella del tipo più letale. L’uomo, che è stato trattato con antibiotici e antiedemigeni, potrebbe essere dimesso tra qualche giorno.

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La fisica nissena che ha aperto nuove prospettive nella cura dei tumori

Una ricerca che è valsa alla trentenne siciliana, che da settembre ha una borsa post doc della durata di due anni all’Infn Tifpa di Trento, il prestigiso premio Christoph Schmelzer 2016, uno dei più importanti nel campo della terapia con particelle.

«La mia è una ricerca di Fisica nucleare sulle interazioni nucleari degli ioni elio in acqua, dove l’acqua simula sostanzialmente il paziente – spiega la dottoressa Rovituso -. La mia ricerca è stata fatta sulla possibilità di utilizzare, nella cura dei tumori, non solo i protoni o gli ioni carbonio, ma anche gli ioni elio che si prospettano come una valida soluzione soprattutto per i pazienti pediatrici» (che oggi possono essere curati solo con i protoni e non con gli ioni carbonio).

In Italia esistono soltanto due centri che forniscono questi tipi di terapie (utilizzate in genere per tumori radio-resistenti o vicini a organi critici a rischio): il centro di protonterapia di Trento, la cui sala sperimentale è gestita proprio dal Tifpa, e quello di adroterapia del Cnao di Pavia. In particolare, i tumori trattati con questo tipo di terapie sono quelli cerebrali e della base cranica, del distretto cervico-cefalico, i sarcomi dei tessuti molli e dell’osso, i tumori pediatrici (solo con i protoni), quelli della colonna vertebrale, i tumori pelvici e i ritrattamenti dopo precedente radioterapia a Trento; i tumori cerebrali, i cordomi e i condrosarcomi della base cranica, i melanomi oculari, i tumori sei seni paranasali, quelli delle ghiandole salivari, i melanomi mucosi delle alte vie aerodigestive, i linfomi, i tumori del pancreas, del fegato, della prostata, del retto, i cordomi e condrosarcomi sacrali, i sarcomi delle parti molli a Pavia.

Ma quale è la differenza tra l’utilizzo dei protoni o degli ioni carbonio rispetto agli ioni elio?

«Anzitutto – spiega la dottoressa Rovituso -, c’è da dire che con i pazienti pediatrici non sono usati gli ioni carbonio, ma solo i protoni. La differenza è poi a livello fisico: quando interagiscono con la materia, i protoni hanno uno scattering (diffusione, ndr) laterale molto forte, provocando una minore uniformità nel piano di dose soprattutto nei contorni vicino agli organi a rischio. Gli ioni elio, invece, avendo il doppio della massa, hanno uno scattering laterale molto minore e quindi per alcuni tipi di tumori ciò può comportare dei vantaggi. In altre parole, gli ioni elio hanno delle caratteristiche fisiche che sono migliori, più convenienti e hanno una efficacia biologica maggiore rispetto ai protoni». Come dire: un maggiore successo terapeutico per alcuni tipi di tumore, soprattutto su pazienti pediatrici.

Non per nulla, il premio Schmelzer è uno dei più prestigiosi in questo campo. E quest’anno è stato vinto da tre donne (oltre alla dottoressa Rovituso, Bianca Berndt dell’università Ludwig Maximilians di Monaco e Maria Saager del German Cancer Research Center di Heidelberg). Un caso o questa circostanza significa forse che la ricerca è “rosa”? «Sono rimasta sorpresa anch’io quando ho visto che eravamo tutte donne, considerato che la Fisica è un mondo molto maschile. In realtà, tuttavia, questo premio è conferito dall’associazione per il trattamento dei tumori con gli ioni, che è un mondo in cui esiste un’importante sinergia tra Fisica, Biologia e Medicina. E nel campo della Biofisica ci sono tantissime donne rispetto alla Fisica nucleare pura».

La dottoressa Rovituso, trentenne di Caltanissetta, si è laureata (triennale e specialistica) in Fisica nucleare a Catania: «Già durante la specialistica – racconta – ho fatto la tesi in collaborazione con i Laboratori nazionali del Sud e il Gsi di Darmstadt in Germania, dove mi hanno poi chiesto di rimanere per il dottorato, anche grazie al prof. Marco Durante. Sono stata lì 4 anni. Al termine, ho avuto un contratto di post dottorato al centro Infn Tifpa di Trento, che collabora con il centro di protonterapia della stessa città».

Studi catanesi, dunque, per la fisica nucleare siciliana, di ottimo livello: «Quando vai all’estero, ti confronti con gli altri – al Gsi c’è tutto il mondo – e ho visto che la preparazione che danno a Catania a livello sperimentale e teorico è davvero elevata. Sono stata fortunata ad avere ricevuto questa formazione».

In questo caso, nessun cervello in fuga (tra l’altro la dottoressa Rovituso ora è di nuovo in Italia), ma solo una questione di opportunità e di scelte: «Non sono dovuta scappare, a Catania stavo benissimo, avevo docenti di alta qualità. È stata una scelta».

Marta Rovituso difende il livello della ricerca in Italia, almeno nel suo campo, che non ha nulla da invidiare a quella estera, se non i finanziamenti: «La ricerca è di altissimo livello sia in Italia che all’estero. Quello che ho potuto notare è che in Germania sicuramente era molto più finanziata rispetto all’Italia. È chiaro tuttavia che io ero una studentessa quando facevo ricerca ai Laboratori nazionali del Sud e quindi ho molta più esperienza di come funziona in Germania che in Italia, dove peraltro sono tornata da poco».

Ma vorrebbe rientrare in Sicilia?

«Io – spiega – ho un rapporto di amore-odio con la Sicilia. È la mia terra e la amo in maniera incondizionata. Però, dopo che sono stata all’estero, in Germania, e ho visto come funzionano le cose là, è chiaro che quando scendo mi viene un po’ pesante, perché vedo che ci sono tante cose che non vanno come dovrebbero. Sono dunque sempre combattuta tra quello che non va e quello che uno dovrebbe fare e che non si può fare perché da sola non si possono cambiare le cose. Mi piacerebbe tornare a parità di condizioni, vivrei in Sicilia senza rancore, ma per il momento non è una mia priorità».

Le carenze che lamenta Marta Rovituso sono di vario genere: di servizi e, a volte, di mentalità. «È chiaro che non parlo dei Laboratori nazionali del Sud, che sono molto avanzati, ma dei servizi della vita quotidiana, perché anche la qualità della vita è importante. Parlo dell’inquinamento, della raccolta differenziata, del rispetto verso l’ambiente. Ci sono tanti siciliani che conosco che hanno questo rispetto, però la comunità in generale non ce l’ha: e questo mi fa male, perché abbiamo dei paesaggi meravigliosi che però sono maltrattati dagli stessi cittadini del posto. In Germania, ad esempio, hanno invece un grandissimo rispetto per l’ambiente, che è inculcato sin da bambini. Il rispetto verso la natura e verso gli altri è un valore che a volte manca da noi. Per quanto riguarda la mentalità, è come se fossimo 50 anni indietro rispetto alla Germania, abbiamo pochi input, anche cambiare le cose diventa complesso, la mentalità è chiusa rispetto al cambiamento».

Peccati – non veniali – molto più siciliani che italiani, secondo la dottoressa Rovituso: «A Trento mi sento molto più vicina alla Germania. Il passaggio dalla Germania a Trento è stato molto soft perché qui c’è una mentalità molto più vicina a quella tedesca. Anche il mio fidanzato che è tedesco – facciamo lo stesso lavoro e pure lui è venuto a Trento – quando scende in Sicilia ha un impatto più forte rispetto a quello che ha a Trento».

Infine, un consiglio ai giovani: «Sicuramente consiglio di uscire dai propri confini, di girare, di andare in posti nuovi per confrontarsi con persone diverse, perché anche se all’inizio può fare paura, d’altro canto è una formazione non solo lavorativa, ma anche personale. Incito quindi tutti, anche quelli che non fanno il mio stesso lavoro, a fare un’esperienza all’estero, perché ciò fa apprezzare di più le cose che si hanno e fa anche capire quali sono le cose che potrebbero essere migliorate nell’ambito in cui si vive».

FONTE – di Maria Ausilia Boemi by La Sicilia

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PALMA DI MONTECHIARO – Parto in ambulanza per una donna romena

Il Punto Nascite all’ Ospedale di Licata al momento non è funzionante, e così una donna romena che risiede a Palma di Montechiaro ha partorito il suo sesto figlio durante il viaggio verso l’ ospedale di Agrigento, in contrada Mosella, a bordo di un’ambulanza del 118. Ciò testimonia le gravi difficoltà che insorgerebbero qualora il Punto Nascite di Licata, al momento in ristrutturazione, fosse del tutto soppresso.

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LICATA – Rientrato allarme meningite sulla ragazzina di 15 anni

Allarme rientrato nell’ agrigentino : la ragazzina di 15 anni di Licata, ricoverata prima in ospedale a Licata e poi trasferita a Palermo al “Di Cristina” per sospetta meningite, non è affetta da meningite. Il direttore dell’unità operativa “Servizio sanità pubblica, epidemiologia e medicina preventiva” dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, Gaetano Geraci, afferma : “Secondo i nuovi accertamenti è da escludere la meningite quale causa del malessere che ha recentemente costretto una giovane studentessa di Licata al ricovero ed alle cure ospedaliere. La giovane paziente licatese riceverà adesso le cure necessarie e sarà sottoposta ad ulteriori accertamenti per individuare le cause del suo problema di salute che, è bene ribadire, non sono riconducibili ad un caso di meningite. Peraltro ci risulta che la ragazza sia già stata vaccinata in passato proprio contro questa patologia”.

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LICATA – Sospetto caso di meningite virale, quindicenne in ospedale

Una studentessa di 15 anni di Licata è stata prima ricoverata all’ospedale San Giacomo d’Altopasso di Licata e poi trasferita al reparto di Malattie infettive dell’ospedale dei bambini Di Cristina di Palermo. Lo riporta il quotidiano La Sicilia. L’Asp parla di un “sospetto caso di meningite virale” ed invita tutti – nell’Agrigentino – ad eseguire le vaccinazioni che hanno, naturalmente, uno scopo squisitamente preventivo.

Del fatto è stato informato anche il sindaco Angelo Cambiano il quale da sabato sta monitorando la situazione chiedendo costanti aggiornamenti all’ufficio di Igiene Pubblica. 

Se verrà accertato, con certezza categorica che si tratta di meningite virale, non sarà necessario sottoporre nessuno dei familiari ed amici a profilassi. Procedura diversa e preventiva che invece scatta nei casi di meningite batterica.  

 

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