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Play off mondiali, l’Italia non ha fortuna: pescata la Svezia

Sarà la Svezia l’avversaria dell’Italia agli spareggi per qualificarsi ai Mondiali di Russia 2018. Lo ha stabilito il sorteggio Fifa a Zurigo.

Questi tutti gli accoppiamenti dei play off europei per i Mondiali di Russia 2018, come stabilito dal sorteggio Fifa di Zurigo (la prima squadra gioca l’andata in casa): Irlanda del Nord-Svizzera, Croazia-Grecia, Danimara-Eire, Svezia-Italia.

«Un sorteggio non agevole”: lo dice Lele Oriali, team manager della nazionale, commentando da Zurigo il sorteggio dello spareggio per i Mondiali che opporrà agli azzurri la Svezia. «Dovremo recuperare alcuni infortunati, e servirà una condizione fisica al top – ha detto a RaiSport Oriali – Loro sono un avversario di tutto rispetto, noi abbiamo ottimismo e la storia non va in campo. Giocare la prima in trasferta, anche se troveremo un ambiente ‘caldò, può essere un vantaggio, ma fa poca differenza: semplicemente, non è immaginabile un Mondiale senza Italia».

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BELGIO – Insufficienti indizi colpevolezza, scarcerato l’empedoclino Prestia

Accogliendo le istanze dei difensori, gli avvocati Nino e Vincenza Gaziano, in Belgio è stato scarcerato, per insufficienza di indizi di colpevolezza, Salvatore Prestia, 37 anni, di Porto Empedocle, arrestato dalla Squadra Mobile di Agrigento e dal Commissariato di Porto Empedocle lo scorso 16 giugno in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dall’Autorità giudiziaria del Belgio. Prestia, arrestato a Porto Empedocle, è sospettato di avere avuto un ruolo nel tentato omicidio, lo scorso 28 aprile in Belgio, a danno di Saverio Sacco di Porto Empedocle.

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È morto Hugh Hefner, fondatore di Playboy. Aveva 91 anni

È morto Hugh Hefner, fondatore di «Playboy». Aveva 91 anni. La rivista ha pubblicato una dichiarazione dicendo che Hefner è morto mercoledì a casa sua, per cause naturali, circondato dalla famiglia.

«Playboy» fu fondata nel 1953 e attraverso la sua rivista Hefner costruì un marchio che definì la cultura sessuale della seconda metà del XX secolo. Le prosperose modelle di Playboy, le «conigliette», diventarono presto oggetti delle fantasie di milioni di uomini, mentre Hefner sfidò apertamente e irrise l’atteggiamento puritano dell’America nei confronti del sesso. Il ruolo di Playmate è via via impersonato negli anni anche da numerosissime star di Hollywood, prima delle quali fu una giovane Marilyn Monroe. La dimora di Hefner , la Playboy mansion, è diventata negli anni leggendaria per le feste e per le bellissime donne di cui il magnate si circondava.

Gli inizi come editore di Hefner furono avventurosi: Playboy andò in stampa nel ‘53 grazie ai soldi raccolti tra gli amici e impegnandosi anche i mobili di casa. La prima cover-girl, come detto, fu una sensualissima Marilyn Monroe, fotografata senza veli quando era ancora in cerca di fortuna. Alla formula vincente di presentare foto di donne in deshabillé dalla bellezza mozzafiato, un servizio fotografico a colori sulla playmate del mese, con paginone centrale pieghevole, staccabile e da appendere, presto si affiancano grandi firme della letteratura e del giornalismo. In poco tempo la rivista diventa un vero e proprio cult che accompagna i sogni di generazioni di maschi con edizioni in tutto il mondo e che decreta la fortuna di Hefner, che arrivà a incarnare perfettamente il sogno americano degli anni cinquanta.

Sposato tre volte e due volte divorziato, tra un matrimonio e l’altro Hugh Hefner negli anni ha amato migliaia di donne, arrivando a convivere con ben sette donne contemporaneamente. In un’intervista degli anni sessanta dichiarava: «Mi piacciono le ragazze. Me le scelgo tra le playmate che il giornale pubblica ogni mese». Sulla sua rivista disse: «Quelli che definiscono Playboy un periodico sexy o un opuscolo di ragazze nude dimostrano solo di non averlo mai letto». E in un’intervista aggiunse che «coloro che acquistano Playboy solo per le donne ricevono ben poco in cambio del loro denaro. I miei lettori, io credo, hanno anche altri interessi: le automobili, la musica, i bei vestiti, la buona cucina, la letteratura, le idee.

Quello che io cerco di fare ogni mese è un giornale che dia un quadro completo e il più possibile esatto del raggio d’azione e d’interessi dell’uomo tra i venti e i quaranta. Pubblicare un giornale per questo tipo di lettore senza riconoscere l’importanza delle belle ragazze sarebbe un’idiozia». In questa ottica nel 1962 prende il via sulle pagine della rivista la rubrica Playboy Interview, a inaugurare la lunga serie è l’intervista alla leggenda del jazz Mile Davis firmata da Alex Haley
Sull’onda del successo della rivista Hugh Hefner apre, nel febbraio 1960, il primo Playboy club i cui ospiti vengono serviti dalle cosiddette “Playboy Bunny”: si rivelerà un successo e il magnate ne inaurerà oltre 40 in tutto il mondo.

FONTE. CORRIERE.IT

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RACALMUTO – Inaugurata la statua di Sciascia ad Hamilton [FOTO][VIDEO]

È stata inaugurata ieri ad Hamilton, in Canada, il monumento dedicato a Leonardo Sciascia. La statua identica a quella di Racalmuto, realizzata dallo scultore Giuseppe Agnello, è stata collocata nel cuore della città, in piazza dell’Immigrazione, davanti a quella che una volta era la stazione ferroviaria dove arrivarono migliaia di racalmutesi e di italiani. Sciascia passeggia guardando James St., il corso dove si ritrovavano e si ritrovano i racalmutesi di Hamilton, a due passi da Corso Racalmuto. Alla cerimonia, sobria e commovente, hanno partecipato numerosi racalmutesi di Hamilton, commossi nel ritrovare la stessa statua che si trova nel corso Garibaldi di Racalmuto. A fare gli onori di casa i promotori dell’iniziativa: Charlie Criminisi, Gabe Macaluso, Riccardo Persi, Gary Pillitteri, Joseph Mancinelli e il sindaco di Hamilton Fred Eisenberger che nel corso del suo intervento ha ricordato l’importanza di questo avvenimento che segna un altro passo del gemellaggio tra le due città.

 

Presenti ad Hamilton gli amministratori del Comune di Racalmuto, il vice sindaco Carmela Matteliano, gli assessori Salvatore Picone e Valentina Zucchetto, il consigliere comunale Angelo Di Vita, il giornalista Felice Cavallaro in rappresentanza della Fondazione Sciascia, Calogero Giglia, che si è occupato dei rapporti tra la Comunità Racalmutese e il Comune di Racalmuto, Sergio Scimè ed Edy Leone, in rappresentanza dell’Istituto comprensivo “Leonardo Sciascia” di Racalmuto. Visibilmente emozionati i presenti che hanno assistito, subito dopo l’inaugurazione del monumento, al quinto appuntamento con “Sicilia Canta”, organizzato da “Festitalia” guidata dal giovane Anthony Macaluso.

La grande festa si è svolta nella sede di Liuna Station, proprio nella vecchia stazione oggi sede di congressi e grandi eventi. Alla kermesse, presentata da Sam Cino e Joe Baiardo, si è esibito il gruppo folk di Hamilton e altri artisti siciliani. Un momento è stato dedicato a Leonardo Sciascia, con gli interventi di Salvatore Picone, assessore alla Cultura di Racalmuto e Felice Cavallaro, giornalista e segretario della Fondazione Sciascia. Alle oltre cinquecento persone presenti al grande evento è stato distribuito un depliant sul “Progetto Sciascia ad Hamilton” con un messaggio, tra gli altri, di Laura Sciascia, figlia dello scrittore: “Mi fa molto piacere sapere della statua di mio padre – ha scritto la signora Sciascia – collocata ad Hamilton, anche perché è un segno della fedeltà dei siciliani emigrati alla loro cultura e alle loro memorie”. “Un importante tassello che rafforza il nostro lungo gemellaggio – ha detto il vice sindaco Matteliano – Sciascia, scrittore di respiro internazionale, avvicinerà le nuove generazioni dei racalmutesi di Hamilton cin la terra dei loro padri e dei loro nonni”. “I racalmutesi di Hamilton – aggiunge l’assessore alla Cultura Salvatore Picone – sono riusciti a far coincidere con il loro lavoro e con l’intelligenza, il loro futuro con il futuro del Canada. Aver deciso di collocare la statua di uno scrittore siciliano qui ad Hamilton è la conferma che il legame tra queste due città è saldo, e che ha bisogno di nuovi stimoli che non siano necessariamente folklore e tradizioni, ma messaggi che possono arrivare anche dai libri come quelli di Leonardo Sciascia”.

 

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FAVARA – Al castello Chiaramonte il Ministro tedesco Monika Bachmann [VD TG]

La Fondazione Italiani in Europa, fondata e presieduta dal professor Giuseppe Arnone, continua le sue attività di promozione e valorizzazione delle eccellenze siciliane e italiane all’estero. Dopo la grande festa di luglio che si è svolta a Favara, che ha visto tanti emigrati ritornare nella propria terra d’origine ed essere premiati per aver portato all’estero il prodotto Made in Italy, il tour della Fondazione prosegue.

Non a caso oggi a Favara è arrivato il ministro della famiglia, salute ed integrazione Tedesco, Monika Bachmann, per firmare insieme al professore Arnone, ai sindaci della provincia agrigentina, e a Giacomo Santalucia, presidente dell’Istituto dell’Istruzione e della Cultura Italiana e Tedesca, un protocollo d’intesa al fine di valorizzare le attività dei nostri connazionali emigrati in Germania.

Durante la cerimonia è stata consegnata una targa ricordo all’imprenditore Damiano Ferraro, originario di Montallegro, e residente in Germania, riconosciuto come “eccellenza siciliana”, e poi fiori e targa al ministro Bachmann per essersi impegnata in prima linea in questo progetto di valorizzazione del prodotto italiano all’estero.

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URUGUAY – ‘Ndrangheta, arrestato il boss della cocaina Rocco Morabito, ‘u Tamunga. La sua vita d’oro tra i locali milanesi

A differenza del protagonista di «C’era una volta in America», Francisco Capeleto in tutti questi anni «a letto presto» non deve esserci andato praticamente mai. Per due motivi: il primo è perché mai dal 1994, data nella quale s’è reso latitante, Capeleto alias il boss della droga Rocco Morabito, 51 anni, di Africo (RC), ha mai smesso di occuparsi della sua attività principale, ossia trafficare cocaina tra Sudamerica e Italia, attività molto redditizia ma altrettanto rischiosa soprattutto per chi è inserito nell’elenco del 30 latitanti di pericolosi. Il secondo è un motivo ben più «volubile», perché questo narcos della ‘ndrangheta – imparentato con il boss Peppe Morabito ‘u tiradrittu – ha in realtà poco a che vedere con la tradizione che vuole i latitanti calabresi nascosti negli ovili sulle montagne dell’Aspromonte.

Rocco Morabito, soprannominato ‘u Tamunga scimmiottando il nome del vecchio fuoristrada militare tedesco Dkw Munga, è infatti un boss atipico. Anzitutto perché chi traffica droga, e lo fa per conto delle «famiglie» stando direttamente in Sudamerica, di solito non è tenuto alla vita «monastica» dei boss pecorai delle montagne. Ma in particolare perché Morabito è arrivato a Milano quando aveva meno di 25 anni e ha vissuto gli anni d’oro di Milano, tra locali e night. Dal Biffi di piazzale Baracca, fino ai lounge bar di piazza Diaz. Gli investigatori della squadra Mobile di Milano e il pm Laura Barbaini che gli hanno dato la caccia nell’indagine Fortaleza per la quale ha rimediato la condanna a 30 anni di carcere per narcotraffico, lo raccontano come un uomo sempre elegante, nonostante quelle sopracciglia foltissime e il forte accento di Africo.

Rocco Morabito, soprannominato ‘u Tamunga scimmiottando il nome del vecchio fuoristrada militare tedesco Dkw Munga, è infatti un boss atipico. Anzitutto perché chi traffica droga, e lo fa per conto delle «famiglie» stando direttamente in Sudamerica, di solito non è tenuto alla vita «monastica» dei boss pecorai delle montagne. Ma in particolare perché Morabito è arrivato a Milano quando aveva meno di 25 anni e ha vissuto gli anni d’oro di Milano, tra locali e night. Dal Biffi di piazzale Baracca, fino ai lounge bar di piazza Diaz. Gli investigatori della squadra Mobile di Milano e il pm Laura Barbaini che gli hanno dato la caccia nell’indagine Fortaleza per la quale ha rimediato la condanna a 30 anni di carcere per narcotraffico, lo raccontano come un uomo sempre elegante, nonostante quelle sopracciglia foltissime e il forte accento di Africo.

Sabato, quando lo hanno fermato in un hotel del centro di Montevideo con lui c’era anche la compagna Paula Maria De Olivera Correia, 54 anni, nata in Angola ma di passaporto portoghese. Lui aveva documenti brasiliani a nome Francisco Capeleto, residente a Punta del Este, e con quel passaporto era riuscito ad ottenere una carta d’identità uruguaiana. Viveva lì almeno da una decina d’anni, dicono gli inquirenti, e decisiva per arrivare a catturarlo è stata l’attività d’indagine dei segugi del comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria, oltre alla collaborazione con l’ufficiale di collegamento in Uruguay. Tamunga aveva una pistola, oltre a due auto, 13 cellulari, e una dozzina di carte di credito. Segno inequivocabile che non aveva mai interrotto la sua attività di booker della droga. Una risorsa fondamentale per le famiglie africote che – come tutto il resto della ‘ndrangheta – continuano ad ottenere almeno l’85% della loro ricchezza dal narcotraffico. Soprattutto a Milano, città nella quale la ‘ndrangheta continua ad avere un ferreo controllo del mercato della cocaina, seppure non in monopolio.

Per l’Anagrafe, Rocco Morabito (nato il 13 ottobre ‘66, figlio di Domenico Morbito e Carmela Modaffari) risulta ancora residente a Milano al 18 di via Bordighera. Anche se, di fatto, ha sempre abitato a Casarile, al confine con la provincia di Pavia. Ora la villetta a schiera di via Carlo Alberto Dalla Chiesa, 37 è confiscata ed è diventata la sede della biblioteca comunale. Così come è sotto sequestro la sua villa, costruita da pochi anni, nel paese natale di Africo. Tre piani e un giardino oggi incolto e abbandonato. Un bunker realizzato al piano terra, sfruttando un sottoscala, e una vasca idromassaggio racchiusa tra un colonnato in stile Scarface con vista sul mare. Immobile che oggi è abitato soltanto da piccioni ed è stato depredato di tutto (marmi, piastrelle, sanitari, porte, mobilia, cavi elettrici) in attesa che lo Stato se ne occupi, ma che ancora svetta sulla costa calabrese a testimonianza del potere dei soldi, della cocaina, della ‘ndrangheta.

FONTE. CORRIERE.IT

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Champions, sorteggio gironi: Juve col Barça, Roma sfortunata, Napoli col City

Si è svolto a Nyon il sorteggio della fase a gironi della Champions League 2017/18. Urna severa con la Roma, che cercherà la qualificazione contro Chelsea e Atletico Madrid (gruppo completato dal Qarabag). Gruppi di media difficoltà per la Juve e per il Napoli, ma entrambe possono accedere agli ottavi.

ROMA NEL GRUPPO C — I giallorossi sono stati inseriti nel gruppo C, con Chelsea, Atletico Madrid e Qarabag.

JUVENTUS nel gruppo d — I bianconeri sono stati inseriti nel gruppo D, insieme al Barcellona, all’Olympiacos e Sporting Lisbona.

NAPOLI NEL GRUPPO F — La squadra di Sarri è stata inserita nel gruppo F, con Shakhtar Donetsk, Manchester City e Feyenoord.

GRUPPO A — Benfica, Manchester United, Basilea, Cska Mosca.

GRUPPO B — Bayern Monaco, Paris Saint Germain, Anderlecht, Celtic Glasgow.

GRUPPO E — Spartak Mosca, Siviglia, Liverpool, Maribor.

GRUPPO G — Monaco, Porto, Besiktas, Lipsia.

GRUPPO H — Real Madrid, Borussia Dortmund, Tottenham, Apoel.

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STRAGE DI BARCELLONA – La polizia uccide il killer della Rambla: aveva una falsa cintura esplosiva

La polizia catalana ha ucciso il killer della Rambla in fuga dopo l’attentato. L’uomo, abbattuto a Subirats, località a nord di Barcellona, è Younes Abouyaaqoub, il 22enne marocchino. Aveva una falsa cintura esplosiva. Dopo l’annuncio dei media spagnoli, anche la polizia e il ministero degli interni catalano ha confermato la notizia.

Secondo la tv pubblica catalana Tv3 il killer prima di essere ucciso avrebbe gridato “Allah è grande”.

Adesso, la polizia catalana sta verificando se Younes Aboyaaqoub sia stato accompagnato nel corso della fuga da una o più persone.

Secondo la tv Rtve, dopo quattro giorni in fuga, Abouyaa è stato intecettato dagli agenti dei Mossos d’Esquadra in una zona collinare a circa 50 km da Barcellona, su segnalazione di una abitante della zona che aveva visto un uomo, somigliante alla foto del killer, aggirarsi fra i vigneti e aveva chiamato la polizia. La donna si sarebbe avvicinata al terrorista e gli avrebbe chiesto che cosa faceva lì. Lui sarebbe scappato. Così, ancora più insospettita, la testimone ha chiamato la polizia. Il terrorista indossava quella che sembra una cintura esplosiva, poi rivelatasi falsa come lo erano quelle dei cinque terroristi abbattuti venerdi notte a Cambrils.

La caccia all’autista del furgone che ha ucciso 13 persone sulla Rambla di Barcellona, era stata estesa a tutta Europa.

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Terrore a Barcellona, furgone contro i pedoni sulla Rambla: “Morti e feriti, attentatore armato e asserragliato in un ristorante”

Un furgone è piombato su una folla di decine di cittadini e turisti lungo la Ramblas nel centro di Barcellona: ci sono “morti e feriti”, così comunica ufficialmente la polizia. Per primo il giornale catalano La Vaguardia e poi anche la polizia hanno parlato di attentato terroristico. E poco fa, sempre La Vanguardia, ha riportato un bilancio ufficioso, “dodici vittime”, cifra non confermata dalle autorità che poco dopo le 19 comunicano un primo bilancio ufficiale: “un morto e 32 feriti”, di cui 11 gravi.

Il mezzo ha cominciato a correre lungo la Rambla de Canaletes, nella parte più vicina alla grande Plaça de Catalunya, all’altezza di Carrer Bonsuccés fino a raggiungere il mercato della Boqueria. Secondo numerosi testimoni il van procedeva a gran velocità su una traiettoria a zig-zag, apparentemente in un tentativo deliberato di investire il maggior numero di persone possibile. Una folle corsa di quasi seicento metri tra la gente a passeggio.

Il furgone poi si sarebbe schiantato contro uno dei chioschi che si trovano sul marciapiede che separa le corsie della Rambla destinate alle auto. Secondo alcuni testimoni, una o più persone armate sarebbero poi scese dal mezzo e fuggite a piedi e ora sarebbero asserragliate in un locale, un ristorante turco. Forse anche con ostaggi. La polizia starebbe trattando con gli autori dell’attacco. Secondo El Pais che cita fonti della Guardia Civil, l’uomo che ha affittato il furgone si chiama Driss Oukabir, e il quotidiano spagnolo ne ha diffuso una foto.

La tensione è altissima, la zona è stata circondata dai Mossos d’Esquadra, la polizia catalana. Sul posto ci sono molte ambulanze. Chiuse le stazioni della metropolitana della zona e un appello diffuso anche sui social impone a turisti e residenti di non avvicinarsi alla zona. Da subito l’azione è apparsa come un attentato ma solo dopo qualche ora la polizia catalana ha confermato ufficialmente la matrice terroristica.

Per sicurezza la polizia ha fatto chiudere tutti i negozi e i ristoranti della zona con all’interno la clientela e ha invitato tutti coloro che si trovano in città a non spostarsi se non per motivi urgenti e a lasciare libere le strade per agevolare la circolazione dei veicoli d’emergenza.

Attentato a Barcellona, furgone sulla folla della Rambla. La polizia: "Morti e feriti". Identificato uno dei terroristi

Driss Oukabir, l’uomo che ha affittato il furgone dell’attentato terroristico sulla Rambla di Barcellona

La polizia catalana ha intanto diffuso la descrizione di almeno uno dei presunti attentatori. Un uomo alto circa un metro e settanta, con una camicia bianca a righe blu; secondo quanto riferito da un’emittente radiofonica, all’interno del furgone sarebbe stato ritrovato un passaporto spagnolo, ma il nome del titolare è arabo. Sarebbe lui l’uomo ancora asserragliato nel locale con degli ostaggi e alcuni media in questi minuti hanno diffuso la notizia che l’uomo sarebbe stato preso. Smentita invece la notizia che è cominciata a circolare poco fa riguardo a una sparatoria nel mercato. Non è chiaro se l’uomo con gli ostaggi sia proprio Driss Oukabir, di cui cominciano a circolare altre informazioni, ad esempio che è origine maghrebina con permesso permesso di residenza in Spagna.

 

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Estradato Francesco Corallo, il re catanese delle slot ai Caraibi

Francesco Corallo, il re delle slot, rientra in Italia oggi, all’aeroporto di Roma Fiumicino, scortato da agenti dello SCIP – Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

Corallo è stato arrestato a Saint Martin (Antille olandesi) il 13 dicembre 2016, nell’ambito dell’operazione ‘Rouge et Noir’, unitamente al suo braccio destro Rudolf Theodoor Anna. Lo fa sapere una nota della Polizia. “Corallo, – ricorda la nota – in seguito alle indagini eseguite dallo S.C.I.C.O. della Guardia di Finanza di Roma con il coordinamento dello S.C.I.P., è stato ritenuto il promotore di un’associazione a delinquere a carattere transnazionale specializzata nel riciclaggio di grosse somme di denaro ricavate dal mancato versamento delle imposte sugli introiti delle slot machine”.

“L’operazione ‘Rouge et noir’, guidata dalla D.D.A. di Roma, – ragguaglia ancora la nota – ha consentito agli investigatori di far luce sul sistematico riciclaggio dei proventi illeciti realizzato mediante numerosi trasferimenti di denaro all’estero al fine di eludere il pagamento dei tributi erariali”. Nello specifico, le operazioni fraudolente del sodalizio criminale hanno coinvolto personaggi noti del mondo politico ed economico italiano ed hanno fruttato all’organizzazione guadagni per oltre 200 milioni di euro. Dopo le formalità espletate presso gli Uffici della Polizia di Frontiera Aerea di Fiumicino, Corallo, per il quale sono nel frattempo decorsi i termini di custodia cautelare secondo la normativa italiana, sarà sottoposto alle misure alternative alla detenzione dell’obbligo di dimora, dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e del divieto di espatrio. A Corallo saranno contestualmente notificati, ad opera di militari dello S.C.I.C.O. della Guardia di Finanza di Roma, numerosi decreti di sequestro di denaro, conti correnti, quote societarie, beni mobili ed immobili, anche siti all’estero, per un importo pressoché equivalente agli illeciti guadagni dallo stesso ottenuti.

 

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