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MAFIA – DNA :«L’arresto di Messina Denaro una priorità per indebolire l’organizzazione»

«Ancora si sottrae alla cattura Matteo Messina Denaro, storico latitante, capo indiscusso delle famiglie mafiose del trapanese, che estende la propria influenza ben al di là dei territori indicati. Il suo arresto non può che costituire una priorità assoluta»: è uno dei passaggi della Relazione 2016 della Direzione nazionale antimafia presentata oggi dal procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Franco Roberti e dalla presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi.

La Dna ritiene che, nella «situazione di difficoltà di «Cosa Nostra», il venir meno anche di questo punto di riferimento, potrebbe costituire, anche in termini simbolici, così importanti in questi luoghi, un danno enorme per l’organizzazione». 

Anche perché è la stessa Dna a sottoscrivere nella sua Relazione che «Cosa Nostra si presenta tuttora come un’organizzazione solida, fortemente strutturata nel territorio, riconosciuta per autorevolezza da vasti strati della popolazione, dotata ancora di risorse economiche sconfinate ed intatte e dunque più che mai in grado di esercitare un forte controllo sociale ed una presenza diffusa e pervasiva».

A dimostrare l’infiltrazione della mafia nel tessuto economico della Sicilia c’è anche il fenomeno del “pizzo”. Nonostante l’attività di tante associazioni di commercianti e nonostante i casi di collaborazione da parte delle vittime, «risulta ancora estremamente diffusa – confrma la Dna – l’imposizione del “pizzo” alle attività commerciali e alle imprese, cui si accompagna la riconquista del monopolio sul traffico di sostanze stupefacenti, altamente ed immediatamente remunerativo».

Ma il dato più significativo, secondo la Direzione investigativa antimafia, è rappresentato «dalla permanente e molto attiva opera di infiltrazione, da parte di Cosa Nostra, in ogni settore dell’attività economica e finanziaria, che consenta il fruttuoso reinvestimento dei proventi illeciti, oltre che nei meccanismi di funzionamento della Pubblica Amministrazione, in particolare nell’ambito degli Enti Locali».

Quindi infiltrazione nei Comuni e corruzione, tanta corruzione. «L’uso stabile e continuo del metodo corruttivo-collusivo da parte delle associazioni mafiose – è scritto nella Relazione –  determina di fatto l’acquisizione (ma forse sarebbe meglio dire, l’acquisto) in capo alle mafie stesse, dei poteri dell’Autorità Pubblica che governa il settore amministrativo ed economico che viene infiltrato».

Cosa Nostra e cosa pubblica spesso cioè si sovrappongono e i pericoli di questo corto circuito sono chiari. «CCon l’utilizzazione del metodo collusivo-corruttivo, le mafie si avvalgono sempre della forza d’intimidazione e dell’ assoggettamento ma per ottenere il risultato, non usano direttamente della propria forza, ma – con risultati analoghi e generando un totale assoggettamento – quella di altri e cioè dei Pubblici Ufficiali a busta paga».

In particolare a Palermo l’organizzazione criminale «esprime al massimo la propria vitalità sia sul piano decisionale (soprattutto) sia sul piano operativo».

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La seconda prova della maturità: al Classico c’è Seneca

Seconda prova della Maturità 2017 stamani per circa mezzo milione di studenti impegnati con gli esami in tutta Italia. Al Classico i ragazzi dovranno vedersela con la versione di latino, mentre allo Scientifico, come di consueto, con Matematica. 

Tra le altre tracce, invece, diritto ed economia politica al liceo delle scienze umane, tecniche della danza al liceo coreutico, tecniche professionali dei servizi commerciali per l’indirizzo Servizi commerciali degli Istituti professionali. 

Classico  

È Seneca l’autore proposto al liceo Classico per la versione di latino, con un brano tratto da «Il valore della filosofia». Nel testo l’autore parla del valore della filosofia e del bisogno che ne ha l’uomo, descrivendone quindi le caratteristiche e le finalità, specialmente in relazione agli aspetti pratici della vita. Sarà la filosofia, infatti, a indicarci la strada da seguire nel quotidiano e a dirigerci nelle situazioni di difficoltà. 

Stavolta i pronostici non sono stati disattesi, le ipotesi del toto-esame l’inizio davano Seneca come candidato principale: secondo il sondaggio di Skuola.net su 2500 maturandi, 1 su 4 (la maggioranza) si aspettava questo autore. 

Scientifico  

Protagonista della prova di matematica è una bicicletta con le ruote quadrate. Ai ragazzi è richiesto di risolvere uno dei due problemi e rispondere a cinque quesiti del questionario che comprendono integrali, limiti, geometria analitica, calcolo combinatorio. 

Il primo degli esercizi, il più difficile, è così strutturato: “Si può pedalare agevolmente con una bicicletta dalle quattro ruote? Si richiede uno studio di funzione con punti di non derivabilità”. Occorre quindi calcolare il profilo della pedana per far muovere il mezzo a ruote quadrate. Inoltre, gli studenti dovranno citare il caso del MoMath Museum of Mathematics di New York.  

Il secondo problema, riguarda una analisi e uno studio di funzione con limiti e grafici di derivata primitiva.  

Amministrazione Finanza e Marketing, traccia Economia aziendale  

È stato presentato ai candidati il report annuale di un’azienda di elettrodomestici. Si tratta di una analisi del mercato, della produzione dell’impresa, con alcune sacche di inefficienza; un’istantanea al 31/12/2015 del bilancio. Quali i provvedimenti del management per migliorare la performance aziendale? 

Scienze umane, opzione economico sociale: Diritto ed economia politica  

Ai maturandi è richiesto di svolgere una analisi economica con protagonista il tema della disoccupazione. Dovranno mettere in relazione il tasso di crescita/decrescita disoccupazione con le condizioni economiche di Usa e Uk dal 1955 al 2016, e, successivamente, nella seconda parte dell’esame, proporre alcuni quesiti relativi al tema. 

Informatica  

Il quesito riguarda la gestione di un’applicazione Web di car pooling. Gli studenti dovranno progettare la base dati e il progetto di massima di una funzionalità a scelta dell’applicazione, sia lato client che server. 

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Lucia Riina inviti suo padre a collaborare con la giustizia, lettera aperta di Ignazio Cutrò [VD TG]

“Chieda a suo padre, il boss Totò Riina, di collaborare pienamente con la magistratura”. A chiederlo a Lucia Riina è Ignazio Cutrò, presidente dell’Associazione nazionale testimoni di giustizia, in una lettera indirizzata alla figlia minore del capomafia, dopo le recenti polemiche sulla sua richiesta, respinta, del bonus bebè e sulle condizioni di salute del padre.

Nei mesi scorsi il fratello maggiore di Lucia aveva postato con orgoglio la foto di suo padre ritratto fra gli italiani illustri in un ristorante di Tenerife mentre un paio di giorni fa proprio Lucia aveva mostrato la sua indignazione per come viene trattata ipotizzando anche di chiedere la revoca della cittadinanza italiana

“Questa potrebbe, a prima vista, sembrare la storia di una dynasty casereccia – dice Cutrò – se non fosse che ha a che fare con la storia della Sicilia e della lotta a Cosa Nostra e con le vittime della violenza mafiosa. In questi giorni abbiamo saputo che in Spagna la foto di Salvo Riina, uno dei figli di Totò Riina, campeggia sulla parete di in ristorante come uno degli italiani famosi all’estero. E la figlia, Lucia, chiede il bonus bebè e si dice pronta a rinunciare alla cittadinanza italiana perché a suo dire offesa e considerata non avente diritti dallo Stato”.

“Lucia Riina va persino oltre – prosegue il presidente dell’associazione nazionale testimoni di giustizia – e afferma che la storia del bonus bebè non è una notizia meritevole di attenzione della stampa specie in un Paese che ha un ‘milione di problemi’. Ma in quel milione di problemi una parte considerevole la occupa suo padre che è a capo di tutte le famiglie mafiose che continuano a depredare, stuprare e insanguinare la mia Sicilia. Chieda cortesemente a suo padre – conclude Cutrò – il boss Totò Riina, di collaborare pienamente con la magistratura, così almeno avremo meno di un milione di problemi”.

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Cuffaro al matrimonio della sorella di Messina Denaro, il Fatto Quotidiano condannato per diffamazione

Il Tribunale di Palermo ha condannato la società editrice “Il Fatto Quotidiano e la giornalista Sandra Amurri a risarcire per diffamazione l’ex governatore Salvatore Cuffaro, per aver inserito nel testo di una intervista a Maria Antonietta Aula, ex moglie dell’on. Tonino D’Alì, una “falsa notizia su una inesistente partecipazione dell’ex presidente della Regione Siciliana al matrimonio della sorella di Matteo Messina Denaro, Rosalia, con Filippo Guttadauro”.

La notizia, in un articolo de “Il Fatto Quotidiano”” del novembre del 2009, è stata riconosciuta falsa dopo che in giudizio, di fronte al Giudice Riccardo Trombetta, sono state acquisite le registrazioni audio dell’intervista realizzata dalla Amurri, all’interno delle quali il nome di Cuffaro non viene mai pronunciato né dalla dott.ssa Aula, né dalla giornalista. Peraltro, è emerso che all’epoca del matrimonio, il 1978, Cuffaro, in ogni caso non invitato e non presente, era ancora uno studente.

L’ex Governatore è stato difeso dagli Avvocati Salvatore Ferrara e Giovanni Gruttad’Auria. La notizia sulla partecipazione al matrimonio, giudicata falsa, era stata pubblicata dal Fatto – oggi diretto da Marco Travaglio -nel novembre 2009, meno di due mesi prima della sentenza della Corte di Appello che ha inflitto a Cuffaro la condanna alla reclusione.

La giornalista Amurri è oggi teste della Procura nel processo sulla così detta trattativa Stato-Mafia e ha deposto in favore della credibilità di Massimo Ciancimino, pluricondannato in primo grado per calunnia ed in carcere con sentenza passata in giudicato per detenzione di esplosivo.

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ESAMI MATURITA’ 2017 – Le tracce della prima prova: la robotica, i versi ecologisti di Caproni, disastri e ricostruzione

La lirica Versicoli quasi ecologici (tratta dalla raccolta Res Amissa) di Giorgio Caproni , intellettuale livornese vissuto a cavallo tra le due guerre, per l’analisi del testo; la natura tra minaccia e idillio per il saggio breve in ambito artistico e letterario (fra gli allegati Leopardi, Montale e Pascoli, e i quadri “Bufera di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi” di William Turner e “Idillio primaverile” di Giuseppe Pellizza da Volpedo); «disastri e ricostruzione» per il saggio storico politico. Sono queste alcune delle tracce della prima prova dell’esame di Maturità 2017, quella di italiano, insieme a robotica e futuro tra istruzione, ricerca e mondo del lavoro per il tema tecnico-scientifico; per l’attualità il concetto di progresso, sia materiale che civile (partendo da una citazione di Edoardo Boncinelli da “Per migliorarci serve una mutazione”); i decenni 50 e 60, quelli del miracolo economico, per il tema storico, con considerazioni di Piero Bevilacqua (“Lezioni sull’Italia repubblicana”) e Paul Ginsborg (“Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi”). 

Così per 500mila studenti italiani è cominciato questa mattina l’Esame di Stato. Più di 25mila le classi coinvolte e 12.675 le commissioni, composte da un presidente esterno più tre commissari interni e tre esterni. Ammesso il 96,3% degli iscritti.  

Il via alle 8,30 con la prova scritta d’italiano, uguale per tutti, che avrà una durata massima di 6 ore. Ad ogni maturando è stato consegnato un fascicolo contenente le tracce elaborate dal Miur. Agli studenti la scelta tra analisi del testo, saggio breve, tema storico o tema di attualità, a seconda del proprio interesse, della conoscenza dell’argomento e della propria capacità di scrittura, analisi e rielaborazione dei documenti messi a disposizione dal Ministero dell’Istruzione.  

Nella provincia agrigentina sono 4.729 i candidati, tra 4.370 interni e 359 esterni, suddivisi in 238 classi, innanzi a 119 commissioni e 385 commissari. Complessivamente in Sicilia saranno poco più di 47mila gli studenti impegnati con gli esami di maturità. La provincia agrigentina è la quarta per il numero di maturandi in Sicilia. La seconda prova, relativa all’indirizzo di studio, è prevista come sempre il giorno dopo, giovedì 22 giugno. Invece la terza prova si svolgerà lunedì 26 giugno, ha carattere multidisciplinare e verte su non più di cinque materie dell’ultimo anno di corso e non meno di quattro. Consiste nella risposta a quesiti singoli o multipli, nella soluzione di problemi o di casi pratici e professionali o nello sviluppo di progetti ed è strutturata in modo da consentire anche l’accertamento della conoscenza di una lingua straniera. Gli orali iniziano il 30 giugno.

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IL DAP – “Bloccate 4 lettere scritte dal boss Giuseppe Falsone” [VD TG]

Bloccate 4 lettere scritte dall’ex capo mafia provinciale Giuseppe Falsone, detenuto in una struttura penitenziaria di massima sicurezza, al regime del 41 bis (carcere duro). Prima ancora, analoga decisione era stata presa con il palmese Ignazio Ribisi, più volte condannato per mafia e altri reati, figura di spessore di Cosa Nostra agrigentina, e vicino al super boss Bernardo Provenzano, a cui venne impedito l’invio di una missiva alla moglie, scritta in un incomprensibile tedesco, e con dietro il sospetto che potesse contenere comunicazioni non consentite.

Ora viene fuori, che nei mesi scorsi, anche per il boss di Campobello di Licata, Giuseppe Falsone (catturato 7 anni fa a Marsiglia dopo una latitanza di oltre dieci anni) è stata bloccata la corrispondenza con l’esterno, in quanto alcune frasi contenute nelle missive, sarebbero di «dubbia interpretazione». Nei fogli scritti a mano, appare evidente, come al boss non va giù il regime carcerario. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha bloccato le missive, indirizzate a due associazioni, ad un noto settimanale nazionale e a un sacerdote. Il trattenimento della corrispondenza, poi è stato disposto dal Gip di Caltanissetta, osservando che «dal contenuto concreto delle missive stesse ci sono elementi di pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica».

Il Tribunale ha sottolineato come con la missiva indirizzata ai «carissimi amici» di un’associazione, Falsone avesse il fine esplicito di evitare il blocco delle comunicazioni. In un’altra missiva era allegato un volantino di una Onlus, sulla situazione dei detenuti e il consiglio «a mettere in atto uno sciopero della fame». Quanto alla lettera a un settimanale, il capomafia descrive il regime di cui all’art.41 bis «ed osserva come egli si trovi in compagnia di soli meridionali». Con riguardo al plico a un sacerdote, il boss dà una immagine distorta dell’istituto penitenziario. Le lettere sono state trattenute – scrive il Gip – «considerata la pericolosità sociale dell’ex capo di Cosa Nostra agrigentina, e impedire evidenti elusioni del predetto regime carcerario, oltre che la commissione di reati attraverso mirati contatti con l’esterno».

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PARMA – Blitz dell’Antimafia:”Riina resti in ospedale cure e assistenza meglio che a casa”

“Riina si trova in una condizione di cura e assistenza continue che, a dir poco, sono identiche – se non superiori – a quelle che potrebbe godere in status libertatis o in regime di arresti domiciliari, e in cui gli è ampiamente assicurato il diritto, innanzitutto, ad una vita dignitosa e, dunque, a morire, quando ciò avverrà, altrettanto dignitosamente a meno che non si voglia postulare l’esistenza di un diritto a morire fuori dal carcere non riconosciuto dalle leggi”. Così la presidente dell’Antimafia, Rosy Bindi che ieri, con alcuni componenti della commissione parlamentare Antimafia, ha svolto un sopralluogo all’Ospedale Maggiore di Parma dove è ricoverato, in regime di 41 bis, il boss Totò Riina. “E’ stato e rimane il capo di Cosa Nostra – ha aggiunto Bindi – ma perche’ tale rimane per le regole mafiose”. “E’ perfettamente in grado di intendere e volere, non ha mai esternato segni di ravvedimento”. “E’ in sedia a rotelle con sguardo vigile: si alimenta autonomamente e costantemente assistito”.

 

 

 

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Diletta Leotta scelta per il nuovo spot Sky, ecco l’imperdibile video backstage

video del backstage

#diletta leotta, la popolare conduttrice di #Sky Sport, è stata scelta dalla tv satellitare come testimonial del programma ‘Extra‘. La bella e brava giornalista si ritroverà nelle vesti di un angelo a promuovere il programma fedeltà di Sky. Il video del backstage (in fondo all’articolo), è stato postato sui social dalla stessa Diletta e sta facendo il giro del web.

La giornalista sportiva originaria di Catania, ha ormai messo alle spalle anche lo scandalo di settembre 2016 delle foto intime hackerate dal suo cellulare. Lo spiacevole episodio è ormai acqua passata, e anzi ha rivelato il forte carattere della giornalista che, ospite della 67esima edizione del Festival di Sanremo, dal palco dell’Ariston ha lanciato un forte monito sulla violazione della privacy: “Purtroppo queste cose succedono a ragazzi piccoli che hanno bisogno di essere tutelati e protetti.

Il mio messaggio di stasera va quindi a loro. Siate coraggiosi e forti”.

Gli esordi nelle tv locali, poi Mediaset e Sky

Diletta Leotta classe 1991, laureata in giurisprudenza alla Luiss di Roma con il massimo dei voti, inizia giovanissima a lavorare in alcune TV locali siciliane. La svolta avviene con il passaggio a Mediaset dove appena 20enne conduce ‘Il Compleanno di La5’. Poi la chiamata di Sky dove è tra i conduttori di SkyTg24 per quasi 4 anni, prima di venire notata dalla redazione di Sky Sport che le affida la conduzione, insieme a Gianluca Di Marzio, di ‘Sky Serie B’. La sua professionalità e la sua indubbia bellezza premiano con gli ascolti, la scelta dei dirigenti Sky.

La bionda giornalista, che ha appena terminato la sua seconda conduzione di Sky Serie B, e ormai è un vero e proprio idolo per tutti i tifosi delle squadre cadette e non solo.

Tanto da ‘meritarsi’ anche dei simpatici striscioni esposti dai supporter. L’anno scorso i tifosi del Benevento in odore di promozione in serie B [VIDEO] esponevano al ‘Vigorito’ lo striscione “Diletta arriviamo”. Quest’anno, sempre i tifosi campani che sono riusciti nel doppio salto di categoria salutano la giornalista con ironia: “Diletta scusaci, ma la d’Amico ci Attizza di più”. Curiosamente anche i tifosi della Spal l’anno scorso avevano salutato la promozione dalla Lega Pro alla Serie B con uno striscione dedicato alla Leotta: “Ce la meritiamo tutta”, con la gigantografia della giornalista sullo sfondo. E anche per la Spal è arrivato il doppio salto di categoria. Vuoi vedere che Diletta Leotta porta anche bene?

 

Il video del backstage del promo, dal profilo Facebook di Diletta Leotta #Calcio

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ECCELLENZA – Il capolavoro di mister Terranova è compiuto: la Folgore dopo 12 anni torne in D

Si è concluso sull’1-1 il primo tempo della finalissima di ritorno che vale un posto in Serie D tra Audax Cervinara e la Folgore Selinunte. Forti del 3 -1 all’andata la formazione di Nicola Terranova rimaneggiata per alcune assenze a causa squalfiche, si ritrova a soli 45 minuti dall’impensabile traguardo della D. Locali, in vantaggio al 22′ con Saginario in un gol in mischia. La Folgore soffre tanto le palle inattive. Ma al 38′ arriva il gol del pareggio su una punizione di Comegna deviata che vale l’1-1. Nei due minuti di recupero è stato un assedio gaudino. Ma la Folgore va all’intervallo forte dell 1-1. Ci sarà da soffrire.

Al 53′ cambio nelle fila dell’Audax, entra Bovino al posto di Fusco.

Nella ripresa al 55′ la Folgore regala il nuovo gol del vantaggio al Cervinara con una autorete goffa di Lombardo che deposita nella propria rete un pallone scodellato dentro.

A questo punto, i locali trovano la forza di proiettarsi in avanti. E vanno vicini al terzo gol , al 57′ con Befi su colpo di testa che termina alto.  E al 60′ con un gran sinistro di Furno, ma c’è la gran risposta di Signorello.

Al 63′ Zerillo sfiora da pochi passi il gol del 3 a 1, bravo Signorello a chiudere lo specchio della sua porta. Al 65′ nella Folgore esce Bono entra Li Causi. Al 67′ Russolillo dribbla l’impossibile , va al tiro, ma nessuno riesce a metterla dentro. Folgore  schiacciata nella sua metà campo. Al 68′ Befi di testa, ma para Signorello.

Al 73′ Cervinara ancora straripante sulle fasce costringe Signorello ad una nuova uscita e sugli sviluppi rimane tramortito a terra. Al 77′ Zerillo si divora la più clamorosa delle occasioni, un rigore in movimento su assist di Befi ma il tiro incredibilmente finisce fuori. All’83’ Russolillo non c’è la fa più e lascia il campo a Colarusso. All’85’ Comegna dal limite sbaglia completamente la mira. Assegnati 6 minuti di recupero. Al 92′ Zerillo da pochi metri si fa respingere il tiro da Lombardo. Al 93′ Bovino cicca la conclusione.

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“Sul set niente timidezza, solo malizia…” [FOTO]

È stata un sogno erotico degli italiani. Oggi Serena Grandi torna in scena. Entra nei panni di un’ex attrice di film erotici in My Italy, film di Bruno Colella, uscito nelle sale lo scorso 18 maggio, ed è ora in tournée con Molto rumore per nulla. Serena Grandi racconta i segreti della sua vita e della sua carriera in questa intervista cult 

Iniziamo sempre queste chiacchierate chiedendo di raccontare un episodio OFF degli inizi della carriera. me ne racconti uno che magari non hai mai raccontato a nessuno?

La cosa divertente è che dopo il mio primo film mi trovai sotto casa ai Parioli un Ferrari bianco con un nastro enorme rosa. Poi io non l’ho accettato, perché ovviamente sapevo chi me l’aveva mandato e – a parte che ero già sposata – non volevo avere nessun tipo di comunicazione con questa persona.  Quindi ho fatto di tutto per ridare indietro questa macchina meravigliosa, e pensa che all’epoca non c’erano ancora i telefonini…

E chi te l’aveva regalata?

Un imprenditore molto importante. Però io ero sposata, avevo già Beppe, quindi non mi andava accettare cose senza nessun tipo di storia e l’ho ridata indietro.

Quindi, una Ferrari in regalo dopo  il primo film, rifiutato con un “no, grazie”.

Sì. No, grazie… riportatemela! Magari più avanti… però in quel momento ero troppo impegnata, mi stavo per sposare e stavo scoppiando come attrice, avevo un sacco di cose da fare. Poi ero molto timida, comunque, nonostante avessi una grande personalità. Insomma, una di quelle persone che dicono: “Oddio, se tu mi dai questo, che cosa vuoi in cambio?”.

 

Sulla tua timidezza poi ci torniamo, perché ho da chiederti una curiosità. Però volevo prima chiederti un’altra cosa: tu nasci Serena Faggioli, poi debutti come Vanessa Steiger, e alla fine ti consacri come Serena Grandi…

Ma no, Vanessa Steiger l’ho usato solo per un film che abbiamo girato in giro per l’Europa, e in quel periodo  andavano molto di moda i nomi americani, quindi avevamo scelto questo nome, ma era un nome solo per un film, non era assolutamente quello che volevo, è che tutto il cast aveva nomi americani. Andava di moda… forse perché c’era già un’entrata nell’Europa… lo girammo in Grecia, in Spagna…

Infatti poi ti sei consacrata usando il cognome di mamma, perché se non sbaglio Grandi era il suo cognome… Sempre facendo accenno ai tuoi esordi, tu hai lavorato anche per una piccola televisione romagnola, Telesanterno, hai ottenuto le prime parti nelle commedie anni ’80, però poi nell’85 la svolta: l’incontro con Tinto Brass. Com’è stato il primo incontro con Tinto?

Mi ha chiamata, mi ha fatto un provino molto lungo e molto bello, poi mi ha richiamata e mi ha detto: “La protagonista sarai tu, si chiamerà Miranda. Oggi camminando per la Bassa Padana ho dato un calcio a un sasso e ci ho trovato sotto un sasso una foto tua di un giornalino, quindi ho capito che sarai tu la nostra stella e devi fare il film”.

Era destino, quindi…  con “Miranda”, Tinto ti ha lanciata come sex symbol, una notorietà e un successo pazzeschi… ma proprio facendo riferimento alla timidezza di cui parlavi prima, com’è ritrovarsi di fronte a un maestro dell’eros come Tinto Brass a fare un provino per lui e poi decidere di fare anche altri film con lui? Perché ne hai fatti altri con lui…

Ne ho fatto un altro, sì,”Monella”.

Come ci si rapporta con la propria timidezza, quando poi sul set, in un lavoro che ami e che hai amato porti l’erotismo?

Sono sempre dell’idea che quando hai talento non senti determinate limitazioni che ci sono fuori. Nel senso che quando inizia la scena e ti dicono “Azione”, tu fai quello che c’è scritto nel copione, che hai scelto di fare. Quindi la timidezza e i tuoi fatti personali spariscono del tutto e ti immedesimi nel personaggio. Può essere una mignotta, può essere Cornelia la madre dei Gracchi… la timidezza sparisce. È come Tony Renis, che è balbuziente, ma quando canta non senti niente.

GUARDA LA GALLERY

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Quindi fare un film erotico, fare un film drammatico, fare una commedia è esattamente la stessa cosa?

Sì. Quando c’è l’”Azione” tu vai verso il personaggio, gli dai la tua potenza e gli trasferisci quello che c’è in te. Sennò il regista dice che non hai capito il personaggio.

Hai lavorato con grandissimi nomi italiani e anche con due burberi per antonomasia: Luca Barbareschi e Paolo Villaggio. Qual è il più burbero?

Secondo me non è burbero nessuno dei due. Perché in compagnia, fuori dal set, sono meravigliosi. Non sono burberi, anzi, sono dei cavalieri che ti danno anche una mano per recitare.

Ma c’è qualche aneddoto OFF che vi lega, qualcosa di particolare che ricordi di loro due?

Ho fatto due film con Paolo e due con Barbareschi. Non c’è nessun aneddoto, sono solo due grandi amici. Quando penso ai miei amici, penso a loro due e ad altri pochi.

Invece, di Alberto Sordi che ricordo hai?

Meraviglioso. Era così come noi lo vediamo, anche nella vita.

Il vostro film era “In nome del popolo sovrano”, del 1990…

Sì, vado sempre in base agli anni di mio figlio. Infatti lui stava sul set con me… all’epoca aveva ne aveva quattro e mezzo…

Giocava con Alberto?

Oh, sì. Era molto carino con lui.

Attori che mancano al nostro cinema?

Mastroianni.

Serena, tu hai partecipato al film premio Oscar “La Grande Bellezza”: quando ti sei rivista in sala, però, a caldo ti sei un po’ infastidita…

Chi l’ha detto?

In alcune interviste che sono apparse su alcuni giornali si parlava di una tua reazione un po’ stizzita. Anche perché ci sono stati dei tagli che non ti aspettavi…

Sì, ci sono stati dei tagli. Non è solo una mia opinione, ma anche di altri attori molto importanti che erano nel cast. D’altronde, dare spazio a delle immagini meravigliose, che ha dato il grande Sorrentino, perché è un genio… dopo ci ha fatto pure pensare pure che chi se ne frega: se lo vuoi capire, lo capisci, il personaggio. Poi noi attori, su queste cose, diventiamo anche un pochino noiosi: “No, perché se c’era quella scena, si capiva molto meglio l’interiorità del personaggio!”. Però poi alla fine non è così, siamo noi che siamo legati a certi vincoli recitativi.

Ma partecipare a un film candidato all’Oscar e che poi vince l’Oscar , che effetto fa? Quando hai saputo che il film sarebbe andato ad Hollywood che cosa hai pensato?

È stata una cosa meravigliosa. Mi sembra ancora un sogno.

Se ti chiedessi di dirmi il nome di un’attrice che vedresti bene come tua futura erede, chi vedresti?

Non vedrei nessuna. Mi dispiace, ma proprio non vedo chi può con la mia spontaneità, la mia corposità, la mia malinconia, con tutte queste cose che in fondo mi hanno santificato davanti alla cinepresa, non vedrei nessuno.

È un bellissimo ritratto di te, questo…

Beh, la malinconia non è certo un premio Oscar. La corposità magari può anche dar fastidio.

Però, mentre dicevi queste caratteristiche di te, mi è venuta in mente un’immagine di te in “Donna d’onore”, in cui eri splendida. Quindi sono caratteristiche che ti appartengono…

Sì, altrimenti non avrei avuto una carriera così. Ho preso anche il nastro d’argento da una settimana. Sempre per “La Grande Bellezza”.

Di te, mi ha sempre colpito il tuo essere politically correct. Perché insomma, nella tua vita è risaputo che ci sono state anche diverse cadute, ma ti sei sempre rialzata con grandissima dignità. Anche nel caso dell’inchiesta in cui eri stata coinvolta, che ti è costata diversi giorni di arresti domiciliari e che poi ti ha visto prosciolta ancora prima che iniziasse il processo…

Ma il processo non c’è mai stato. Perché era tutta una supposizione di chi voleva prendere in mano delle situazioni e fare dei numeri: “Abbiamo arrestato una star, due avvocati, un dentista… non è importante chi è, l’importante è che abbia il nome”… capito?

Cioè, tu sei stata tirata in ballo in un’inchiesta per sesso e droga semplicemente per fare scandalo?

Sì, perché se mi chiamavo… Tiziana Piccinini, non mi avrebbero neanche guardata. In quel momento avevano bisogno di spettacolo, cultura, ristorazione… avevano un tool che dovevano assolutamente eseguire. Che poi alla fine non è che stavo male, ero a casa mia, con due camerieri, quattro tate, mio figlio, non è che sono stata così male. Certo, poi dopo ho preteso quello che mi dovevano dare e soprattutto che era giusto che si sapesse.

E hai fatto anche un regalo bellissimo a tuo figlio, perché poi hai aperto “La locanda di Miranda”, che poi gli hai affidato… Ma questo risarcimento ti ha risarcito a livello interiore rispetto a una vicenda che ti ha vista coinvolta in uno scandalo pazzesco, poi smentito come se fosse una bolla d’aria?

Pure Sophia Loren è stata un mese a Poggio Reale. Sono cose che possono succedere a chi sta veramente in alto. Chi se lo sarebbe mai immaginato che Sophia Loren fosse stata un mese, anche di più, a Poggio Reale?

Tra l’altro si è anche chiarita la sua vicenda con il fisco, e quindi ci sono questi casi che esplodono e poi si risolvono veramente come delle bolle di sapone… tuo figlio Edoardo come l’ha vissuta, invece?

I bambini non è che le vivono bene, queste cose. Però, d’altronde, se sua mamma faceva la sartina a Centocelle non succedeva, ma non aveva neanche tutti i vantaggi che ha avuto o che avrà.

E rispetto al passato, ti ha mai detto qualcosa? C’è mai stato magari un po’ di imbarazzo nel vedere la mamma in vesti un po’ succinte? Come ha vissuto il tuo lavoro?

Mio figlio era molto intelligente e quando a diciotto anni ha visto un mio film ha detto: “Beh, tutto qua?”.

Quindi assolutamente nessun tipo di problema…

Sì, senti, io non ho molto tempo, sono qui in Toscana e ho un appuntamento. Abbiamo parlato per tanto…

Allora io ti saluto, facendoti anche tanti complimenti per la laurea ad honorem che ti hanno dato… finalmente. Grazie, Serena.

FONTE: http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it/

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TRS98