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FAVARA – Anna Alba su caso “Farm” e preoccupazioni residenti


La sindaca di Favara, Anna Alba, è intervenuta nel merito delle preoccupazioni che le sono state rappresentate da residenti e proprietari che vivono o lavorano all’interno del Cortile Bentivegna, sede dell’Associazione Farm Cultural Park, recentemente oggetto di un sequestro, e successivo dissequestro, di alcune installazioni artistiche per occupazione di suolo pubblico. Anna Alba afferma: “Vorrei tranquillizzarli tutti, dicendo loro che nessun diritto verrà leso a vantaggio di nessuno. I residenti, i proprietari degli immobili e i titolari delle attività commerciali sono cittadini favaresi e i loro diritti hanno ed avranno priorità su tutto. Proprio per tutelare i cittadini che vivono all’interno dei Sette cortili, l’Amministrazione Comunale e Farm Cultural Park presto sottoscriveranno una convenzione. L’ultima bozza della convenzione, che è ancora in corso di revisione, sarà ultimata non appena Farm Cultural Park trasmetterà la documentazione integrativa, per le due istallazioni oggetto di quanto accaduto. In proposito, ho convocato una conferenza stampa lunedì prossimo, 21 agosto, a Favara, al Comune, alle ore 10:30, per discutere non solo del caso Farm ma anche del piano di riequilibrio del bilancio”.

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FAVARA – “Farm Cultural Park”, dissequestrate le installazioni artistiche


La Procura della Repubblica di Agrigento ha dissequestrato le installazioni artistiche di Farm Cultural Park a Favara sequestrate per occupazione di suolo pubblico nel centro storico della città. Nel provvedimento di dissequestro, firmato dalla pubblico ministero Alessandra Russo, si legge: “Ferma la sussistenza di eventuali vincoli di tipo amministrativo, la Procura dispone il dissequestro dei beni e conseguentemente la restituzione degli stessi agli aventi diritto. Non vi sono ragioni che giustifichino un sequestro di tipo probatorio essendo già stati acquisiti, mediante foto, annotazioni di servizio e mediante denuncia querela agli atti, tutti gli elementi valutativi probatori delle condotte contestate”.

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FAVARA – Blitz dei Carabinieri, sequestrate altre armi micidiali


A Favara i Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Agrigento e della Tenenza di Favara, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, a seguito di mirate attività investigative, hanno scoperto un’altra abitazione, all’ingresso di Favara, che si ritiene riconducibile ad Amedeo Caruana, 55 anni, l’ex insospettabile infermiere già arrestato lo scorso 20 giugno perchè sorpreso in possesso di un arsenale. Adesso sono state invece scoperte e sequestrate una mitraglietta modello AK 47 “Kalashnikov”, un fucile calibro 12, e circa 40 cartucce calibro 7.62. Le armi sequestrate, risultate perfettamente efficienti ed in ottime condizioni, saranno inviate ai laboratori del Ris Carabinieri, al fine di accertare se siano state utilizzate per commettere delitti.

 

 

 

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FAVARA – Saranno esaminate le armi dei Bellavia dai Ris di Messina


Il pm Andrea Maggioni dispone alcuni accertamenti tecnici sulle pistole trovate lo scorso 13 giugno nel corso di un controllo in possesso a due favaresi – Antonio e Calogero Bellavia, zio e nipote di 44 e 27 anni – che sono finiti in carcere con l’accusa di detenzione e porto illegale di arma clandestina e munizioni e di ricettazione.

I carabinieri della tenenza di Favara e del nucleo operativo e radiomobile di Agrigento, durante un controllo della circolazione stradale, hanno fermato i due favaresi trovati in possesso di una pistola “Smith & Wesson” calibro 38 special con matricola abrasa e con 5 colpi in canna e di un’altra pistola “Taurus” modello “tracker” calibro 357 magnum” con all’interno sette cartucce.

Calogero Bellavia è il vivandiere del boss Gerlandino Messina, il giovane che i carabinieri – su indicazione dei servizi segreti – hanno seguito mentre portava i pasti al capo provinciale di Cosa Nostra nel suo covo di Favara. Pedinandolo, il 23 ottobre del 2010, sono arrivati, a catturare il boss. Calogero e Antonio Bellavia sono figlio e fratello di Carmelo Bellavia, l’uomo ucciso il 26 gennaio del 2015 con sei colpi di pistola al torace ed al fianco in un agguato di evidente stampo mafioso.

Il 14 settembre, alla presenza dei difensori – gli avvocati Maria Alba Nicotra e Salvatore Pennica e di eventuali consulenti tecnici di parte – nel laboratorio del Ris di Messina saranno esaminate le armi a caccia di possibili indizi sull’uso che ne sarebbe stato fatto di recente. 

 

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FAVARA – Trovato un deposito di auto rubate


Quattro vetture rubate sono state rinvenute all’interno di un magazzino di un edificio sito in contrada Crocca a Favara. A farne la scoperta i carabinieri della locale Tenenza, in collaborazione con il Nucleo Operativo Radiomobile di Agrigento. Le auto sono di diverse marche e sono risultate di provenienza furtiva dopo un controllo nella banca dati a disposizione delle forze dell’ordine. Il proprietario dell’immobile ora è sottoposto ad accertamenti per chiarire la sua posizione in merito alla vicenda. Intanto per lui è scattata una denuncia, a piede libero, alla Procura della Repubblica per l’ipotesi di reato di ricettazione. Massimo riserbo dei carabinieri su questa scoperta. Sembra che le indagini possano avere degli sviluppi.

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FAVARA – Caso “Farm cultural park”, presto una convenzione di gestione


A Favara il Nucleo anti-abusivismo della Polizia Municipale ha contestato all’associazione, senza scopo di lucro, “Farm Cultural Park”, fondata da Andrea Bartoli e Florinda Saieva e attiva dal 25 giugno 2010, il reato di abusivismo per alcune infrastrutture realizzate nel centro storico di Favara, all’interno di cortile Bentivegna, nella zona nota come “I sette cortili”. Più nel dettaglio, la Polizia Locale ha rilevato l’assenza delle necessarie autorizzazioni, configurando il reato di occupazione abusiva di suolo pubblico. Di conseguenza, la dirigenza dell’Ufficio Tecnico del Comune di Favara ha emesso un’ordinanza di ripristino dello stato originario dei luoghi provvedendo alla dismissione delle opere contestate, e sotto sequestro, entro 90 giorni. Nel frattempo, però, dopo un tavolo di confronto tra i rappresentanti dell’associazione “Farm Cultural Park”, il sindaco di Favara Anna Alba, e alcuni Tecnici comunali, è stata revocata l’ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi, e sarà presto definita una convenzione di gestione. La giunta procederà inoltre al riconoscimento della “Farm Cultural Park” quale luogo di interesse pubblico attraverso una atto da presentare all’approvazione del Consiglio Comunale.

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FAVARA – Scoperto e sequestrato nuovo arsenale [FOTO]


L’insenatura nel muretto nascondeva un arsenale. Fucili, munizioni e persino granate custodite dentro un tubo e sequestrate dai carabinieri. Qualcuno a Favara ha deciso di alzare il tiro, armandosi fino ai denti. Resta un segreto investigativo come i carabinieri, il 25 luglio scorso, siano arrivati nel nascondiglio non lontano dal centro abitato del comune in provincia di Agrigento.

IL VIDEO DEL SEQUESTRO
I tasselli vanno sistemati uno accanto all’altro. Viene fuori un quadro sconfortante. I killer entrano in azione con una cadenza impressionante. Ammazzano e si dileguano.

Il 20 giugno scorso un altro arsenale è stato trovato nelle abitazioni di un insospettabile: Amedeo Caruana, 50 anni, di professione infermiere. Mitragliette, pistole, fucili e bombe a mano. I carabinieri si erano mossi d’intesa con il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio. Poi, è stato necessario trasferire il fascicolo alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, sotto il coordinamento dell’aggiunto Paolo Guido.

Il 24 maggio Carmelo Nicotra, 35 anni, viene raggiunto da una pioggia di fuoco. I killer imbracciano i Kalashnikov. Nicotra scampa miracolosamente alla morte. Fa il panettiere, ma va spesso in Belgio. Secondo gli investigatori, Nicotra sarebbe legato al clan Di Stefano, noto con il soprannome “Furia”.

Il 5 maggio, a Liegi, viene freddato il titolare della pizzeria “Il grande fratello”. Si chiamava Rino Sorce, aveva 51 anni ed era di Favara. Lo hanno assassinato davanti al locale poco dopo le 22.

II 26 ottobre 2016 Carmelo Ciffa, 42 anni, viene ucciso a colpi di pistola in corso Vittorio Veneto, a Favara. Originario di Porto Empedocle, ufficialmente si arrangiava facendo lavori saltuari. La mattina dell’agguato stava rimuovendo una palma secca. Nella sua fedina penale c’erano alcuni precedenti per droga ed era considerato vicino al clan Grassonelli.

Il 14 settembre 2016 un commando entra in azione ancora una volta a Liegi. Quattro colpi di pistola nel cuore della notte in un condominio del quartiere Outremeuse. La polizia belga trova il cadavere di Mario Jachelic, 28 anni, pure lui di Porto Empedocle. Assieme alla vittima c’è Maurizio Di Stefano, 41 anni, di Favara. È in fin di vita, ma se la caverà.

Il 16 febbraio 2015, a Naro, i killer uccidono Salvatore Terranova, commerciante di 58 anni, in piazza Francesco Crispi dopo che la vittima ha chiuso il suo negozio di casalinghi ed è salito in macchina per tornare a casa.

Il 27 gennaio 2015 diversi colpi di pistola raggiungono Carmelo Bellavia, 50 anni, già condannato per favoreggiamento. I sicari lo uccidono nel magazzino di via Fausto Coppi dove conserva le bibite. Era il padre di Calogero Bellavia, vivandiere di Gerlandino Messina, il capo della mafia agrigentina arrestato a Favara nel 2010.

Una lunga scia di sangue che non ha eguali. Una guerra di mafia combattuta con il piombo.

FONTE: LIVESICILIA – RICCARDO LO VERSO

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FAVARA – Rissa finita in tragedia, chiesti 4 rinvii a giudizio


La Procura della Repubblica di Agrigento ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro persone, tutte indagate per la morte del favarese Bernardo Chiapparo, avvenuta, a 68 anni, lo scorso 10 febbraio. Secondo l’accusa l’uomo sarebbe deceduto per una caduta conseguente ad un pugno ricevuto. Nella vicenda sono coinvolti e accusati di omicidio preterintenzionale, Antonino Pirrera, 40 anni, di Favara, Giovanni Ruggeri, 43 anni, Michele Sorce, 28 anni e Carmelo Pullara, 27 anni. Il primo fu arrestato e finì in carcere,  gli altri ai “domiciliari”. Successivamente il Tribunale del Riesame annullò le ordinanze cautelari di tutti gli indagati e li rimise in libertà. Ora il pm chiede di processare i quattro uomini.

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FAVARA – Agguato Carmelo Nicotra, sequestrata l’utilitaria rubata


E’ stata nuovamente sequestrata – su disposizione dei pubblici ministeri della Dda – dalla Squadra Mobile della Questura di Agrigento, la Fiat Panda che era stata ritrovata, nel magazzino di via Torino, la sera del tentato omicidio del trentacinquenne Carmelo Nicotra. Tentato omicidio avvenuto lo scorso 23 maggio a Favara.

Si dovrebbe verificare se sull’autovettura siano o meno presenti tracce di polveri da sparo o comunque altri elementi utili all’inchiesta sul tentato omicidio. Verranno, dunque, effettuati rilievi ed accertamenti tecnici.  Perché l’inchiesta, naturalmente, va avanti. 

L’utilitaria, già sequestrata in prima battuta dalla Procura della Repubblica di Agrigento, era risultata essere provento di furto, denunciato il primo febbraio del 2016 a Catania. Nicotra, che è rappresentato e difeso dall’avvocato Salvatore Cusumano, proprio perché la vettura è risultata essere provento di furto è stato iscritto nel registro degli indagati per l’ipotesi di reato di ricettazione.

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FAVARA – Blitz dei Carabinieri e dell’Ispettorato in un’attività della zona industriale


A Favara i Carabinieri della locale Tenenza, insieme ai colleghi del Centro Natura Anticrimine di Agrigento e del Nucleo Ispettorato Lavoro, hanno effettuato un controllo amministrativo in una lavanderia industriale. E’ emerso che la lavanderia non ha il pozzetto a norma ed è priva di autorizzazioni per lo scarico di acque reflue industriali. Quindi, sia le lavatrici che le asciugatrici scaricano nelle fogne urbane in modo non conforme. I Carabinieri hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento la titolare della lavanderia e hanno sequestrato il pozzetto, 3 lavatrici e 2 asciugatrici. I Carabinieri del Nucleo Tutela Lavoro hanno invece riscontrato la presenza all’atto del controllo di 5 lavoratori in nero su 6 presenti e hanno quindi elevato le previste sanzioni a carico del datore di lavoro e disposto la sospensione dell’attività imprenditoriale, in quanto i lavoratori in nero hanno superato il 20% dei lavoratori presenti.

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