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Medici non dissero che aveva un tumore: risarcimento a famiglia di un agrigentino


Una casa di cura di Palermo è stata condannata, dal giudice del tribunale del capoluogo siciliano Enrico Catanzaro, a pagare 135 mila euro di risarcimento danni ad una famiglia agrigentina. Lo riporta oggi il quotidiano La Sicilia.
La vicenda risale a diversi anni fa quando un agrigentino è stato ricoverato nella struttura sanitaria per un intervento al cuore. Nessuno dei cardiochirurghi che, allora, operarono il paziente si sarebbe preoccupato di informare l’uomo o i suoi familiari del fatto che aveva un tumore.
Dopo il decesso dell’agrigentino, la famiglia – con l’assistenza dei legali Giuseppe Zucchetto, Giuseppe Arnone e Luciano Schillaci – ha citato in giudizio la struttura sanitaria. Il tribunale ha emesso sentenza di condanna per “il danno di perdita di chance di sopravvivenza”

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PALERMO – L’avvocato Fragalà fu ucciso dalla mafia: sei arresti


L’omicidio Fragalà fu un delitto di mafia: è la tesi della procura di Palermo che ha chiesto e ottenuto l’arresto di 6 persone accusate dell’omicidio del penalista palermitano Enzo Fragalà, aggredito a due passi dal suo studio a febbraio del 2010, nel centro della città e morto 3 giorni dopo il ricovero in ospedale. Il procuratore Francesco Lo Voi ha illustrato i particolari dell’indagine in una conferenza stampa in Procura.

«Sia per le modalità esecutive che per le finalità, come ha anche riconosciuto il gip, possiamo dire che il delitto Fragalà è un omicidio di mafia che doveva costituire un segnale all’intera classe forense», ha detto Lo Voi.
Secondo quanto ricostruito dalle indagini, condotte dai carabinieri, il penalista avrebbe pagato con la vita l’avere convinto alcuni clienti ad assumere un atteggiamento di apertura nei confronti degli inquirenti. «Cosa – ha spiegato il comandante provinciale dell’arma Antonio Di Stasio – che non era piaciuta alla mafia».

Il penalista palermitano venne aggredito a bastonate all’uscita dal suo studio legale il 23 febbraio 2010. Le sue condizioni apparsero subito gravissime. I killer prima gli spezzarono le gambe e lo fecero cadere a terra, poi si accanirono su di lui colpendolo alla testa. Morì dopo tre giorni di coma.

Secondo la procura a ordinare l’omicidio fu il boss del “mandamento” di Porta Nuova Francesco Arcuri. Gli esecutori materiali furono Paolo Cocco e Francesco Castronovo. Tutti e tre erano liberi al momento dell’arresto. Il delitto fu programmato dai mafiosi del Borgo Vecchio Antonino Abate, Salvatore Ingrassia e dal boss di Resuttana Antonio Siragusa. I tre, tutti detenuti per altro, vennero indagati e arrestati in passato per l’omicidio, ma poi scarcerati.

Nella prima indagine, chiusa con un’archiviazione, era già emerso il coinvolgimento di cosa nostra nel delitto, ma il movente, poi rivelatosi falso, venne individuato in presunte avances fatte da Fragalà alla moglie di un detenuto vicino alla mafia. Pista sostenuta anche da una collaboratrice di giustizia, che, però, secondo gli inquirenti, avrebbe riferito voci messe in giro da cosa nostra per allontanare da se i sospetti.

Un contributo fondamentale all’indagine sull’omicidio del penalista palermitano Enzo Fragalà è venuto dal collaboratore di giustizia Francesco Chiarello. «Le dichiarazioni di Chiarello – ha detto Lo Voi – che era a conoscenza di molti particolari sulla programmazione e sull’esecuzione del delitto, sono state sottoposte a verifiche. Da Chiarello sono poi partite altre attività investigative».

 

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PALERMO – Il clochard bruciato vivo, l’assassino: “Sono pentito”


Verrà interrogato questa mattina in carcere a Palermo Giuseppe Pecoraro, il benzinaio di 45 anni che ha confessato di avere bruciato vivo Marcello Cimino, il clochard che dormiva nel suo giaciglio sotto i portici della mensa di via Cappuccini.

L’uomo, già sabato sera, dopo l’arresto, parlando con gli uomini della Squadra mobile aveva detto di avere agito “in un momento di follia” mostrandosi pentito per quel gesto. “E’ stato un raptus, non lo rifarei. Mi pento”, aveva detto al termine dell’interrogatorio Giuseppe Pecoraro. Un pentimento arrivato solo dopo che gli uomini della Squadra mobile, guidati da Rodolfo Ruperti, gli hanno mostrato le immagini del video in cui si vede l’uomo che getta addosso la benzina al clochard. Pecoraro, durante l’interrogatorio, ha detto che con Cimino c’era un rapporto di conoscenza.

“Era venuto pure a casa mia, alla Zisa, a mangiare, qualche volta – ha detto Pecoraro, che è difeso dalle avvocate Carolina Varchi e Brigida Alaimo – Pure i miei genitori lo conoscevano”.

Ma la sera prima del delitto Pecoraro e Cimino sarebbero arrivati alle mani per gelosia. Perché il benzinaio temeva che Cimino gli insidiasse la donna con cui aveva una relazione. Intanto, l’avvocato Giuseppe Giamportone si è detto disponibile di assistere gratuitamente le figlie e la moglie di Cimino. L’inchiesta è coordinata dal Procuratore aggiunto Claudio Corselli e dai pm Maria Forti e Alfredo Gagliardi.

E ieri sera centinaia di persone hanno partecipato alla fiaccolata organizzata per ricordare Marcello Cimino, il clochard bruciato vivo venerdì notte mentre dormiva nel suo giaciglio sotto i portici della mensa di San Francesco in via Cipressi.

Prima della fiaccolata, le centinaia di persone presenti si sono radunate nella Chiesa dei Cappuccini dove padre Domenico Spatola ha voluto ricordare la figura di Marcello Cimino. Presenti la moglie, Iolanda, e le due figlie minorenni. Oltre al sindaco Leoluca Orlando, il vicesindaco Emilio Arcuri e diversi assessori, tra cui Giovanna Marano, Andrea Cusumano.

“Ci speravo che venisse tanta gente”, ha detto padre Spatola ai giornalisti – Penso che sia un segno di coscienza civica, collettiva dinnanzi a un fatto che ci ha letteralmente costernati, qualcosa di orripilante pensare di uccidere un uomo inerme, senza dargli la possibilità di una replica. E’ il senso del niente. Chi fa questo non ha niente nella mente, il vuoto”.

Arrivati sotto i portici, luogo dell’omicidio, c’è stato un lungo applauso al nome di Marcello, mentre le due figlie minori di Cimino hanno appeso una lettera aperta al padre: “Ciao vita mia del mio cuore – scrivono -Permettici l’ultima volta di salutarti. Non pensavamo che ci lasciassi così presto, non pensavamo che finisse così. Mi manchi da morire vita mia anche se ne abbiamo passate tante rimarrai il mio amico, vero amore, il mio uomo, il mio Re. Ti porteremo per sempre nel nostro cuore. Proteggici da lassù, ma soprattutto dacci la forza per andare avanti papà. Ti amiamo più di ogni altra cosa al mondo”.

Il sindaco Leoluca Orlando, che prima della fiaccolata ha a lungo parlato con i familiari di Marcello Cimino, ha ribadito che il Comune “si costituirà parte civile nel processo che ci sarà”.

Intanto stasera, alle 21, l’arcivescovo Corrado Lorefice parteciperà a un momento di raccoglimento nella chiesa dei Cappuccini., i funerali invece saranno celebrati oggi, alle 12, proprio mentre si terrà l’interrogatorio dell’assassino, nella Chiesa dell’Annunciazione del Signore, in via Verdinois, nella zona di Medaglie d’oro a Palermo.

La chiesa si trova nel quartiere in cui l’uomo aveva vissuto per molti anni con la ex moglie e le due figlie minorenni. Padre Cesare Rattoballi, che lo conosceva bene, dice che “Marcello Cimino era una persona tormentata ma buona. Molti qui abbiamo cercato di aiutarlo, senza riuscirci. Siamo addolorati per quello che è accaduto”.

Una vita quella di Marcello tormentata. Per esempio anche i nipoti hanno detto di non sapere che Marcello Cimino viveva per strada: “Nessuno di noi familiari sapeva che mio zio fosse un clochard, l’ho appreso da voi giornalisti. Se solo lo avessi saputo, la sera sarei venuto qui per costringerlo a venire con me a casa. Non ci aveva mai detto nulla. Siamo sconvolti” ha detto all’Adnkronos Vincenzo Calascibetta, figlio di una delle sorelle di Marcello Cimino. “Ogni tanto ci incontravamo, ma lo vedevo sempre pulito, con la barba fatta – racconta tra le lacrime – Nessuno di noi avrebbe mai immaginato che dormisse all’aperto, sotto i portici della mensa dei cappuccini. Non lo immaginavamo”.

Ma Vincenzo, a differenza delle figlie della vittima, non chiede che l’assassino “faccia la stessa fine di Marcello”: “Ci deve pensare la giustizia – dice – Una fine del genere non si augura neppure a un animale, figuriamoci a un uomo. Io quando vedo sui social quei post in cui ci sono i cani che vengono maltrattati sto male, immaginiamo cosa possa provare per mio zio ucciso in quel modo. Il video è terribile. Ci deve pensare Dio a questo assassino. Mio zio era una persona buona – dice ancora Vincenzo Calascibetta – non meritava questa fine”.

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PALERMO – Con auto irrmpe in portineria, danni


Un automobilista a Palermo ha scambiato l’ingresso del condominio per un garage. L’uomo, probabilmente ubriaco, ha abbattuto il portone d’ingresso ed è rimasto incastrato nella vettura fino a quando non è stato liberato. Lievi ferite. Nell’impatto ha distrutto la portineria ed è finito nella rampa delle scale, provocando vari danni. E’ successo in via Nicolò Turrisi al numero 48 in pieno centro.
    Sono intervenuti i carabinieri, i sanitari del 118 e i vigili del fuoco.
   

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PALERMO – “Nessun danno erariale”, Corte dei Conti assolve l’ex primario Tutino


 La sezione giurisdizionale siciliana della Corte dei conti ha rigettato la richiesta di condanna formulata dalla Procura regionale nei confronti di Matteo Tutino, l’ex primario del reparto di Chirurgia plastica dell’ospedale Villa Sofia, finito in un’inchiesta della procura di Palermo per operazioni di chirurgia estetica eseguiti in ospedale a spese del servizio sanitario perché ritenute funzionali. Il giudice contabile ha affermato di non avere giurisdizione in ordine alle domande dalla procura perché non sono stati ravvisati gli estremi del danno erariale per i compensi percepiti da Tutino dall’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta nel periodo in cui lo stesso era dipendente del Policlinico collocato in aspettativa senza assegni. I giudici della Corte dei conti hanno accertato, come è stato dimostrato dagli avvocati Sabrina Donato e Giuseppe Cannizzo, difensori dell’ex primario, che esisteva una convenzione tra i due ospedali e che sino a quando Tutino, prima di essere collocato in aspettativa non retribuita, percepiva lo stipendio dal Policlinico, l’attività prestata al Sant’Elia era a titolo gratuito.    

     “E’ emerso – spiegano gli avvocati – che già dal 2007, l’ospedale nisseno, per interventi salvavita su pazienti intrasportabili aveva chiesto e ottenuto la relativa formale autorizzazione”. Per i giudici risulterebbe “paradossale riconoscere all’amministrazione di appartenenza, non altrimenti danneggiata, il diritto di vedersi riversato quanto guadagnato dal suo dipendente, anche a prescindere dalla autorizzazione, nella specie rilasciata, perché in mancanza di una oggettiva perdita ciò costituirebbe un vero e proprio, indebito, guadagno per l’amministrazione. In assenza di un effettivo depauperamento del pubblico erario, ci si trova innanzi a una fattispecie che non rientra nella giurisdizione della Corte dei conti. Pertanto, nessun danno, nessun ammanco, perdita e/o impoverimento, a differenza di quanto infondatamente ipotizzato dalla Procura”.

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PALERMO – Maxi operazione antidroga nel quartiere Zen, 24 arresti nella notte [VIDEO]


Maxi operazione antidroga nel quartiere Zen di Palermo. I carabinieri del comando provinciale di Palermo, diretto dal colonnello Antonio Di Stasio hanno sgominato un’organizzazione che controllava lo spaccio 24 ore su 24 ore.

Un servizio efficiente che consentiva una costante presenza nel territorio e la possibilità di acquistare la droga a qualsiasi ora.

I carabinieri della Compagnia di Palermo San Lorenzo hanno eseguito 24 ordinanze di custodia cautelare, emesse dal Gip del Tribunale di Palermo, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della locale Procura della Repubblica, nei confronti dei componenti di un’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

E’ la prima volta che nel quartiere Zen 2 viene contestato il reato di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

L’operazione “Teseo” scaturisce dalle indagini avviate dai Carabinieri, coordinate dal Procuratore della Repubblica, Francesco Lo Voi, dal Procuratore aggiunto, Teresa Principato, dai Sostituti Procuratori della Dda, Siro De Flammineis, Annamaria Picozzi, in collaborazione con i Sostituti Procuratori della Repubblica di Palermo Bruno Brucoli e Silvia Benetti .

Le indagini hanno consentito di accertare come lo spaccio di droga fosse gestito da una regia comune. I pusher erano  regolati secondo una suddivisione in “turni”, con una prima fase che comprendeva la mattinata, una seconda che abbracciava l’intero pomeriggio e la sera, e l’ultima di notte fino alle ore 8 della mattina successiva.

Ad ogni cambio turno, veniva rilevato un metodico “passaggio di consegne” – con il conteggio e l’eventuale ripartizione delle dosi avanzate e del denaro ricavato – tra gli spacciatori uscenti e subentranti.

Tutto era documentato in libri contabili tenuti da una donna. Tra le “contromisure” adottate c’erano le cd. vedette che, durante i rispettivi “turni”, verificavano, anche con l’utilizzo di un “binocolo”, la presenza di forze dell’ordine o di eventuali telecamere.

Sono 24 le ordinanze di custodia cautelare emesse nell’ambito dell‘operazione Teseo che ha portato i carabinieri di Palermo a stringere d’assedio, nella notte, il quartiere palermitano dello Zen 2.

In carcere sono finiti Elena Billeci, 40 anni, Massimiliano Zarcone, 43 anni, Gabriele Mazza, 24 anni, Gianluca Gennaro, 25 anni, Alessandro Teresi, 22 anni, Antonino Zarcone, 25 anni, Alessandro Favarotta, 28 anni, Salvatore Catanzaro, 37 anni, Nunzio Brancato, 51 anni, Salvatore Lombardo, 23 anni, Antonino Mazza, 42 anni, Benedetto Moceo, 48 anni, Paolo Puleo, 24 anni, Salvatore Bonura, 36 anni, Benedetto D’Amico, 26 anni, Francesco Paolo D’Amico 25 anni, Davide Ficarrotta, 25 anni, Salvatore Rappa, 36 anni, Francesco Cataldo, 32 anni.

Ai domiciliari invece Calogero Chianello, 36 anni, Roberto Di Cara, 26 anni, Ignazio Ferrante, 31 anni, Marcello Di Maria, 25 anni e Filippo Rizzuto, 19 anni.

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Ancora droga per ‘vip’ a Palermo, vasta operazione fra Sicilia, Campania e Calabria, 16 arresti [VD]


Una vasta operazione antidroga della Polizia di Stato è in corso dalle prime ore del mattino. Sono sedici le ordinanze cautelari che vengono eseguite. L’operazione costituisce il risultato di un’indagine avviata nel 2012 e conclusa nel 2016 su due distinti gruppi criminali che si approvvigionavano di ingenti quantitativi di stupefacente, provenienti, principalmente dalla Campania e dalla Calabria.

Le indagini hanno accertato come grosse quantità di stupefacenti fossero destinate ad insospettabili consumatori del mondo delle libere professioni.

Il primo gruppo criminale, in costante contatto con la Campania, al suo interno esponenti mafiosi riconducibili allo storico mandamento mafioso di “Porta Nuova” e costituisce la riprova di come Cosa Nostra palermitana, attraverso la droga, sia ancora oggi in affari con la camorra napoletana.

Il filone investigativo sul secondo gruppo criminale trae, invece, origine dal sequestro di un’ingente somma di denaro avvenuta nel 2014 che ha scoperchiato un’ altra fiorente rotta della droga, stavolta collegata alla malavita calabrese. Anche in quel caso sono stati effettuati ingenti sequestri di cocaina.

Complessivamente, nell’ambito dell:attività investigativa, nell’arco del 2014 e del 2015, gli agenti hanno arrestato alcuni corrieri della droga con un carico di oltre 70 chili di hashish, 7,5 chili di cocaina, 14 chili di marijuana, 1,5 chili di eroina e, circa, 100.000 euro in contanti.

Nelle scorse settimane un’altra operazione aveva smantellato altre due organizzazioni che si occupavano di spacciare alla Palermo bene.

Ecco l’elenco degli arrestati nel corso dell’operazione antidroga di Palermo. I provvedimenti sono stati emessi dip Fabrizio Molinari la custodia cautelare in carcere per Pietro Catalano, 34 anni, Alessandro Bronte, 31 anni, Angelo Scafidi, 29 anni, Ciro Spasiano, 37 anni, Dario De Felice, 40 anni, Giuseppe Rosciglione, 37 anni, Salvatore Peritore, 59 anni, Carlo Arculeo, 65 anni, Giuseppe Saltamacchia, 32 anni, Gaetano Rubino, 36 anni, Francesco Ferrante, 56 anni. Agli arresti domiciliari per Giuseppe Cutino, 30 anni e Antonio Napolitano 24 anni.

Mancano all’appello tre persone che sono ricercate.

“Sono stati sgominati due sodalizi palermitani che si approvvigionavano a di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente in Campania e Calabria – dice Rodolfo Ruperti capo della squadra mobile di Palermo – Sono stati eseguiti numerosi sequestri. Le due bande riuscivano a dare risposte ad una forte domanda di droga sempre maggiore e riuscivano a soddisfare una clientela palermitana abbastanza variegata”.

I pusher che gestivano un servizio a domicilio venivano contattati al telefono anche da utenze in servizio alla Corte dei Conti e alla Regione. Tanti i professionisti che si rivolgevano alla banda per avere cocaina.

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PALERMO – Confiscati beni per 12 milioni di euro a boss del clan Brancaccio


La Polizia ha conficato , su ordine del Tribunale di Palermo, beni per un valore complessivo di 12 milioni di euro a Francesco Francofonti, 62 anni, imprenditore ritenuto organico al clan “Brancaccio” e già arrestato per mafia ed estorsione nel 2009.

A spingere il Tribunale di Palermo a sequestrare prima e a confiscare ppoi i beni di Francofonte sono state le indagini della Squadra Mobile coordinate Dda palermitana. Si tratta di un consistente patrimonio costituito da imprese operanti in campo edile, nella commercializzazione di materiali da costruzione, nel movimento terra, nel settore del recupero e smaltimento di rifiuti edili, nonchè di beni immobili, beni mobili, conti correnti e polizze assicurative.

Secondo gli investigatori l’imprenditore avrebbe ricoperto un ruolo di primo piano all’interno del clan di Brancaccio, circostanza della quale si sarebbe avvantaggiato per mettere pressione alla concorrenza e dunque riuscendo ad espandere la sua attività nel settore edile e di movimentazione terra, traendone, così, notevoli vantaggi economici personali.

La Polizia ha confiscato cinque imprese con sede a Palermo, un fabbricato, quattri appartamenti, un locale box, un garage, diversi appezzamenti di terreno, e mezzi tra cui autocarri trasporto, trattori stradali, semirimorchi, veicoli commerciali ed autovetture.

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Crocetta lancia “RiparteSicilia”,


Fa un bilancio di quattro anni di legislatura citando alcune azioni portate avanti dal suo governo e rivendicando di «avere salvato la Sicilia» Rosario Crocetta presentando, a Palermo, la sua nuova creatura “RiparteSicilia” che si prefigge di raggruppare movimenti, circoli e singoli cittadini nell’alveo di un progetto autonomista «e non di grande coalizione», «per rivincere le elezioni».

Assieme a Crocetta, nel nuovo comitato elettorale, il senatore Pd Beppe Lumia, il vice presidente della Regione Mariella Lo Bello e alcuni fedelissimi del governatore.

«Lavoriamo per impedire la scissione nel Pd e per raggiungere una maggiore unità, io non ho mai fatto parte di correnti». Così il governatore Rosario Crocetta presentando «Ripartesicilia», a Palermo, il nuovo movimento col quale lancia la sua ricandidatura a Palazzo D’Orleans.

«Nessuno ha eccepito sul sottosegretario che si candida alla Regione con un suo movimento, non capisco perché qualcuno debba criticare ‘Ripartesicilià: io sono il presidente della Regione uscente e sono in campo». Lo dice il governatore Rosario Crocetta facendo riferimento a Davide Faraone (Pd) senza però citarlo esplicitamente.

«Non possiamo accettare che i candidati a sindaco e a presidente di Regione vengano imposti da Roma, non vogliamo ‘proconsoli’ in Sicilia. Se poi qualcuno dice che la sua candidatura ha il consenso di Roma troverà la nostra ferma opposizione». «Siamo un non-partito – spiega Crocetta – Un contenitore di aggregazione di quanti credono in un progetto autonomista».

«A Palermo non c’è ancora un quadro unitario, aspettiamo di capire prima di decidere se presentare una nostra lista a sostegno di Leoluca Orlando». Ha detto Crocetta.

Il 25 febbraio il nuovo movimento del governatore Rosario Crocetta sarà lanciato ufficialmente con una iniziativa pubblica a villa Alliata, a Palermo.

«Il Pd non ha deciso nulla ancora riguardo alle prossime regionali, né si è espresso sull’ipotesi primarie. A chi dovrei chiedere il permesso di fondare un movimento? E poi, perché? ‘Ripartesicilia’ non è contro qualcuno, anzi è per l’aggregazione e l’unità». Così il governatore Rosario Crocetta presentando in conferenza stampa il suo nuovo movimento.

«E’ impensabile che il Pd decida da solo e vinca da solo le elezioni in Sicilia. Vince se trova un ampio spirito di coesione al suo interno e se lavora in coalizione». Così il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, che in conferenza stampa ha spiegato le ragioni della nascita di ‘Ripartesicilià, «un non-partito che si prefigge l’obiettivo di raggruppare movimenti, circoli e singoli cittadini, lavorando sui territori».

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OPERAZIONE “H/24” – Cocaina alla “Palermo bene” a qualunque ora del giorno e della notte


In due mesi 35 mia chiamate e 700 potenziali clienti. Sono questi i numeri dell’operazione “H 24” messa a segno dalla Squadra Mobile di Palermo che ha arrestato 5 persone i componenti di due gruppi criminali che rifornivano di cocaina la cosiddetta Palermo Bene. L’organizzazione si serviva di due cellulari sempre accesi – da qui il nome H 24 – per essere in grado a qualunque ora del giorno e della notte di procurare la droga ai clienti.

Ciascuno all’interno del singolo sodalizio, si alternava nell’espletamento di veri e propri “turni di lavoro”, scanditi dal passaggio di un cellulare “di servizio” sul quale convergevano telefonate finalizzate alla compravendita di cocaina. Secondo gli investigatori i due gruppi piazzavano almeno 60 grammi di cocaina al giorno, che diventavano anche il doppio nei week-end e dunque circa due chili di droga al mese per un volume d’affari, di almeno 300 mila euro

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