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PALERMO – “Giudice, deve buttare sangue dal cuore”


Doveva rendere dichiarazioni spontanee. Sembrava calmo. Ma Davide Mustacchio, 21 anni, imputato di rapina, ha preso la parola solo per insultare il gup di Palermo Ermelinda Marfia. Mustacchio ha detto, con voce tranquilla: “Deve buttare sangue dal cuore lei e tutta la famiglia”.

Poi è uscito dall’aula che si trova al secondo piano del palazzo nuovo del tribunale di Palermo. Subito il pm Francesco Gualtieri e il suo avvocato, Davide Piscitello, lo hanno seguito, poi è stato fermato dai carabinieri.

Il ragazzo è ai domiciliari con il braccialetto elettronico ed è stato ricondotto a casa. Il giovane è accusato di avere rubato il cellulare a un ragazzino in piazza Politeama il 3 settembre scorso. L’udienza all’aula 18 è ripresa dopo mezz’ora e il pm ha chiesto l’arresto di Mustacchio per oltraggio al giudice in udienza.

“Ha alcuni problemi psichici – dice Piscitello – per i quali abbiamo depositato in udienza una perizia anche se non voglio giustificare assolutamente il suo atteggiamento in udienza. E’ stata una sorpresa anche per me. Sembrava assolutamente calmo”.

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PALERMO – Gli interessi della mafia sulla benzina, impianti manomessi e prestanome: 9 arresti e sequestri


Le mani della mafia sui distributori di carburante a Palermo. La guardia di finanza di Palermo ha scoperto un vasto sistema di frode. Nove persone sono state arrestate (per due è stato disposto il carcere per 7 i domiciliari), tra questi Cosimo Vernengo ritenuto vicino agli ambienti di cosa nostra.

I finanzieri del gruppo e del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Palermo hanno anche sequestrato 5 distributori di carburante capoluogo e notificato 13 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, 8 dei quali integrati dall’obbligo di dimora a Palermo, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale.

Gli indagati avrebbero manomesso il sistema di misurazione delle quantità erogate dai distributori di carburanti,  in modo da far apparire di aver venduto un numero di litri superiore rispetto a quello effettivamente consegnato al cliente a Palermo. Gli accertamenti dei finanzieri  hanno confermato l’esistenza di una associazione per delinquere che, attraverso la fittizia intestazione a compiacenti prestanome di una serie di distributori stradali di carburanti.

E’ stata accertata anche una frode fiscale particolarmente consistente se si pensa che sono state emesse fatture per operazioni inesistenti per quasi 38 milioni di euro e, in conseguenza, è stato causato un danno allo Stato derivante dal mancato incasso di Iva per quasi 7 milioni di euro.

Inoltre, i finanzieri hanno verificato anche una evasione delle accise dovute su carburanti e lubrificanti per circa 2,5 milioni realizzata attraverso l’alterazione dei misuratori degli impianti di distribuzione, l’importazione illecita di olio lubrificante dall’Albania e la vendita di gasolio destinato al rifornimento delle navi, che è  esente da accisa, come normale carburante.

Sono stati condotti in carcere Danilo Lazzarotto, di 35 anni di Bagheria, e Rosario Montagna, di 32 anni  di Palermo mentre sono stati posti agli arresti domiciliari Cosimo Vernengo, di 53 anni, Giorgio Vernengo, di 52 anni,  Natale Di Cristina, di 69 anni , Carmelo Munzone, di 61 anni,  Filippo Tirendi , di 74 anni, Alessandro Primo Tirendi, di 35 anni e Eugenio Barbarino, di 33 anni.

Sono stati sequestrati cinque distributori di carburanti del capoluogo: in Via Roccella 161, in Via Leonardo da Vinci n. 392, in Viale Campania, in Corso Tukory n. 169, in Via Messina Marine, n. 435.

Le indagini hanno consentito di evidenziare l’interesse di  Cosa nostra nel settore della distribuzione dei carburanti. E’ emerso il ruolo importante ricoperto da Cosimo Vernengo ritenuto un personaggio vicino a cosa nostra, già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Cosimo insieme al fratello Giorgio  avrebbero gestito realmente i distributori di carburante e ideato la frode.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Palermo, hanno permesso alle fiamme gialle di denunciare 43 persone, ritenute essere in gran parte i membri di una associazione per delinquere dedita al trasferimento fraudolento di valori, alla frode in commercio, alla frode fiscale e alla commissione di altri reati. Le investigazioni hanno avuto origine da una verifica fiscale condotta nel 2013 nei confronti di uno dei distributori stradali coinvolti. I finanzieri hanno scoperto che il sistema di misurazione delle quantità erogate era stato manomesso, così da far apparire di aver venduto un numero di litri superiore rispetto a quello effettivamente consegnato al cliente.

Inoltre, è stata scoperta molta documentazione, dal cui primo esame è maturata l’idea dell’esistenza di una vera e propria “centrale” dedita alla frode in commercio di carburanti e a quella fiscale.

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CORTE DEI CONTI – Danno erariale, assolta la Saguto


La Corte dei Conti, presieduta da Luciana Savignone, ha assolto l’ex Presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo Silvana Saguto , citata in giudizio per danno erariale nei confronti del Ministero della Giustizia. L’ex presidente era accusata di avere autorizzato il pagamento di compensi destinati a tre coadiuva tori dell’amministratore giudiziario , ai quali erano stati conferiti anche incarichi aziendali nell’impresa oggetto dell’amministrazione giudiziaria , facendo gravare indebitamente sullo Stato l’importo di 35 mila euro.

 

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PALERMO – Commemorato omicidio Mattarella.


Si è svolta in via Libertà a Palermo la commemorazione dell’uccisione del presidente della Regione Piersanti Mattarella assassinato il 6 gennaio 1980. Alla cerimonia hanno partecipato tra gli altri il presidente del Senato Piero Grasso e il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci. I rappresentanti istituzionali hanno deposto corone di alloro all’altezza del civico 137 dove fu ucciso Mattarella.

Il 6 gennaio del 1980 era domenica e Mattarella, fratello del Capo dello Stato Sergio, si stava recando a messa come d’abitudine. Un killer affiancò la sua Fiat 132 in via Libertà e aprì il fuoco. Per Mattarella non ci fu niente da fare. Per quell’omicidio sono stati condannati i vertici della Cupola di Cosa nostra. A distanza di 38 anni, però, la Procura di Palermo starebbe effettuando una serie di nuovi accertamenti su reperti finora mai analizzati. I nuovi approfondimenti, che riguardano in particolare chi sparò a Mattarella, prendono spunto da una targa e riaprono la pista “nera”, seguita da Giovanni Falcone, che portò a giudizio Giusva Fioravanti e che fu poi assolto in Corte d’assise.

«Lascio le valutazione ai magistrati. Le indagini non finiscono mai, non devono finire mai, perché la verità va cercata sempre, in ogni momento: non ci dobbiamo mai arrendere. Vedremo se ci saranno ulteriori riscontri su questa “pista nera” che non contrasta con il quadro di una convergenza di interessi, di una simbiosi tra politica e mafia e anche di interessi prettamente politici, che hanno voluto fermare l’azione politica di Piersanti Mattarella». Lo ha detto, il presidente del Senato Pietro Grasso. «Le cause della morte di Mattarella sono note. I mandanti mafiosi sono stati condannati – ha aggiunto Grasso -. Ma ancora dopo tanti anni non si è riusciti a individuare i killer. Io ho sempre chiesto a tutti i collaboratori di giustizia informazioni sugli esecutori materiali dell’omicidio Mattarella. Ho sempre la speranza che arrivi qualcosa di nuovo. Ci sono ulteriori elementi al vaglio della magistratura».

«Partecipo alla mia prima commemorazione del presidente Piersanti Mattarella e lo faccio nella consapevolezza di rendere omaggio interpretando il pensiero di tutta la comunità siciliana, a un presidente che ha introdotto l’innovazione nel rapporto tra istituzione e società. Un presidente che voleva una Regione con le carte in regola. Se lo avessimo tutti ascoltato le condizioni della Regione oggi sarebbero diverse e il rapporto di sfiducia dei cittadini e l’istituzione non toccherebbe la percentuale bassissima che tocca: siamo al 12%. Segno evidente che tra la piazza e il palazzo c’è un divario profondo che dobbiamo necessariamente colmare con l’esempio e le buone pratiche». Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, a margine della cerimonia di commemorazione.

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PALERMO – E’ stata ritrovata Michela Manca sparita da prima di Natale


In un paese della provincia di Palermo i Carabinieri hanno ritrovato Michela Manca, la giovane madre palermitana ricercata da prima di Natale. La ragazza, condotta in caserma, ha confermato la sua identità ai militari, e al momento non intende tornare a casa, ma vuole tranquillità e stare lontana dalla sua famiglia. Michela Manca si è allontanata da casa, nel quartiere Santa Maria di Gesù a Palermo, la notte tra domenica 17 dicembre e lunedì 18, lasciando il compagno e i suoi due figli, di 4 anni e 9 mesi. La ragazza ha portato con sé solo un documento, senza automobile né cellulare. I parenti hanno denunciato subito la sua scomparsa alle forze dell’ordine. Diversi sono stati gli appelli di parenti e amici su Facebook e anche alla trasmissione “Chi l’ha visto”.

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PALERMO – Due persone ferite a colpi pistola


A Palermo in via Brigata Aosta si è scatenata una sparatoria. Un killer avrebbe inseguito per ucciderlo Francesco Fragale, 29 anni, pregiudicato e già arrestato per estorsione e furto. Fragale abita al primo piano di un palazzo di 8 piani, il cosiddetto “palazzo di ferro”. Il killer spara dalla strada ma la manca. Uno insegue l’altro nelle scale. Al secondo piano ancora spari. I colpi però feriscono la madre di Fragale, Teresa Caviglia, 49 anni, fuori dal pianerottolo. Al quarto piano ancora spari. E i colpi feriscono il cognato, Gaetano La Vecchia, 24 anni. Si odono le sirene della Polizia. Il killer fugge. Due ambulanze del 118 trasportano d’urgenza i due feriti all’ospedale Villa Sofia. La Vecchia è in prognosi riservata. Caviglia ha prognosi di 10 giorni.

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BILANCIO CAPODANNO – Sicilia, pochi feriti per petardi: tanti giovani in stato di ubriachezza


Bilancio di Capodanno con nessun morto ad Agrigento e provincia cosi come in tutto il resto d’Italia. A Palermo, un ragazzo di 16 anni è rimasto ferito ad una mano per lo scoppio di un petardo e si trova ricoverato nel reparto di chirurgia  plastica dell’ospedale Civico dove è stato accompagnato dai genitori  per essere medicato. Nel capoluogo si registra anche un bambino con un trauma oculare che non ha richiesto il ricovero.  

E’ finito in ospedale con una mano malconcia un uomo di 40 anni presentatosi al Pronto Soccorso di Caltanissetta poco dopo la mezzanotte. Ha dichiarato di essersi ferito mentre stava maneggiando un petardo che improvvisamente  è esploso. L’episodio si è verificato all’interno della sua abitazione mentre con i parenti stava festeggiando l’arrivo dell’anno nuovo. I medici lo hanno curato giudicandolo guaribile in un mese.

In provincia di Agrigento, si registra una donna ferita: una donna di Canicattì  30 enne finita al pronto soccorso dell’ospedale Barone Lombardo di Canicattì per piccole abrasioni  alle gambe dopo l’esplosione  di un gigantesco petardo. 5/6 ubriachi sono finiti, invece, al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento e almeno tre sono stati gli automobilisti bloccati e sanzionati dalla Polizia Stradale. Due, invece, gli uomini che, all’alba, sono arrivati in pronto soccorso sempre ad Agrigento, per ferite riportate alla testa dopo aver avuto delle liti, una delle quali si sarebbe verificata nei pressi della via Atenea. Poi, per il resto, ha funzionato il protocollo di sicurezza in città e nei vari centri.     



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PALERMO – E’ giallo, anziano morto in casa: per gli investigatori è stato aggredito


Il cadavere di Giuseppe D’Arpa, pensionato di 76 anni, è stato scoperto ieri dai carabinieri nel suo appartamento in via Demetrio Camarda, alla Zisa. La morte dovrebbe risalire al tardo pomeriggio.

Per gli investigatori l’uomo ha subito un’aggressione. Sono in corso le indagini dei militari.

Una sua conoscente ieri lo cercava ripetutamente al telefono, poi allarmata si è così rivolta ai vigili del fuoco che sono entrati nell’appartamento insieme ai carabinieri e hanno scoperto il cadavere dell’uomo in una pozza di sangue.

In serata il medico legale ha fatto una prima ispezione cadaverica e ha trovato i segni di un’aggressione. Al momento i carabinieri indagano per omicidio. Nella porta non ci sono segni di effrazione. I militari per tutta la notte hanno interrogato i condomini e i parenti dell’uomo.

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PALERMO – Da 10 giorni non vi è più traccia di una donna di 23 anni


A Palermo non vi è più traccia da 10 giorni di una donna di 23 anni, Michela Manca, madre di due bambini di 4 anni e 9 mesi, uscita da casa durante la notte tra domenica 17 dicembre e lunedì 18, e non più rientrata a casa, nel quartiere Santa Maria Di Gesù. Diversi sono gli appelli di parenti e amici anche su Facebook. I cugini di Michela hanno diffuso un post rivolgendosi direttamente a Michela: “Ciao tesoro. Ci manchi tantissimo. Stiamo in pensiero. Ti prego torna a casa e pensa ai tuoi bambini e alla tua famiglia. Stiamo soffrendo tanto per la tua mancanza. Almeno se vedi il post fai una telefonata per rasserenare la tua famiglia. Sei una grande guerriera. Pensa che non è giusto che per i nostri errori soffrano i tuoi piccoli e adorabili figli che cercano loro cara mamma. Tesoro ritorna a casa siamo tutti in pensiero ti amiamo tantissimo”.

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PALERMO – Adesca una ragazzina attraverso Facebook: ex operaio a giudizio


Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Palermo, Nicola Aiello, ha rinviato a giudizio un ex operaio della Fiat di 62 anni che, nel 2014, avrebbe adescato una bambina di 11 anni su Facebook. L’uomo è imputato di adescamento di minore, detenzione e cessione di materiale pedo-pornografico. Prima udienza il 10 marzo. E’ stata la madre della bambina a scoprire che i due comunicavano su Facebook, sventando un loro incontro fissato dopo pochi giorni. La donna ha denunciato tutto ai Carabinieri. L’ex operaio avrebbe cominciato a mandare messaggi privati alla bambina, e poi, entrati in confidenza, avrebbe chiesto a lei di mandargli delle foto, prima del viso, poi del seno e poi nuda. Uno degli scatti sarebbe poi stato ceduto a un’altra persona.

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