GELA – “Vena recisa per mettere il catetere” Sette indagati per la morte di Gloria

GELA (CALTANISSETTA) – Quattro ore di autopsia per sapere come e perché la piccola Gloria Maria Ascia, 2 anni compiuti ad agosto, affetta da anemia falciforme, è morta cinque ore dopo l’istallazione di un catetere alla giugulare che avrebbe permesso a medici e infermieri di somministrare farmaci senza farle provare dolore. Sull’errore nella scelta del catetere da posizionare o su una manovra operatoria sbagliata ruota l’indagine avviata dai Carabinieri di Roma per chiarire cosa sia accaduto mercoledì mattina nella sala operatoria del Policlinico di Tor Vergata. 

Ci sono almeno 7 indagati dalla procura tra medici e infermieri presenti in sala operatoria. Tutto il materiale è stato sequestrato e il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha attivato i servizi ispettivi. I Nas hanno sequestrato i macchinari utilizzati per l’intervento alla piccola Gloria Maria perché, secondo un primo accertamento, l’innesco di un catetere più grande del dovuto avrebbe provocato la rottura della vena creando una emorragia interna con conseguente collasso del polmone destro.

E’ quanto emergerebbe dall’esame autoptico effettuato ieri pomeriggio nella sala mortuaria del Policlinico.Secondo la documentazione acquisita dai carabinieri, subito dopo la tragedia alle 14 di mercoledì è stata effettuata una radiografia sulla bambina dalla quale già emergeva la presenza di sangue nel polmone, ciononostante la piccola sarebbe stata rimandata lo stesso al reparto. La lettura di quella radiografia avrebbe forse consentito di salvarle la vita.

«Doveva essere un intervento semplice – racconta disperato il padre Tony Ascia, 35 anni commercialista – quaranta minuti appena, invece è durato quattro ore. Tantissimo tempo per posizionare un catetere. Poi l’hanno consegnata alla mamma, Maria Rosaria Avenia, al quinto mese di gravidanza, che nella sala risveglio ha iniziato ad accarezzare la sua piccola che non apriva gli occhi».

«Mentre loro mangiavano finito il turno – racconta il padre – mia figlia moriva. Le lastre dalle quali emergerebbe l’emorragia sarebbero state lette in ritardo: a mia moglie è stato detto che i medici erano in pausa pranzo perché era in corso il cambio turno. Quando sono tornati hanno fatto un emocromo e hanno visto che la bambina aveva un forte calo dell’emoglobina. Hanno rifatto le radiografie e si sono accorti che c’era un’emorragia in corso. Per questo non si svegliava».

Quel viaggio nella Capitale, nel centro del prof. Lucarelli, sarebbe servito a Gloria Maria Ascia per cambiare completamente vita grazie al trapiantato di midollo osseo del fratello Riccardo Rocco di 6 anni. Quando è giunto a Roma, chiamato dalla moglie, Tony Ascia ha trovato la piccola già morta. Ora è rimasto lui a vegliare sul suo cadavere perché la tragedia ha avuto ripercussioni anche sulla moglie, costretta a rientrare a Gela.

«Il medico ha obbligato mia moglie a restare a riposo perché aveva delle contrazioni. Mi auguro soltanto che non abbiano ammazzato anche il figlio che porta in grembo. Eravamo felicissimi, avevamo sempre desiderato tre figli. Finalmente avevamo trovato una speranza per Gloria ed eravamo in attesa del terzo. Poi la tragedia». E’ straziato dalla rabbia e dal dolore il commercialista ma si fa forza per un unico obiettivo. «Non mi darò pace, non mollerò mai – aggiunge – fino a quando non mi diranno di chi è la colpa. Ci hanno distrutto la vita».

FONTE: *Articolo pubblicato su La Sicilia di oggi in edicola – scritto da Laura Mendola

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