AGRIGENTO -Lo sfogo di mons. Montenegro: “Pugni, bestemmie ed alcolici alla festa di San Calogero: che vergogna!” [VIDEO 1][VIDEO 2 La rissa]

di Francesco Montenegro*

Carissimi,
prima di scriverVi questa lettera ho riflettuto a lungo perché so bene quanto sia delicato affrontare il tema della devozione a S. Calogero; dopo attente valutazioni ho pensato che non potevo tacere dando così l’idea di condividere alcune prassi che sono sotto gli occhi di tutti. Il Vescovo, infatti, è chiamato a custodire la fede del popolo di Dio; per il ministero che gli è affidato ha il dovere di vigilare su ciò che accade e di prendere le giuste decisioni affinché tutti i battezzati, per quanto riguarda la fede in Cristo, la devozione ai santi e l’appartenenza alla Chiesa camminino sui binari della Verità evangelica. È proprio l’amore a questa chiesa agrigentina e il senso del dovere che mi hanno spinto a scrivervi queste righe che, spero vengano accolte con lo spirito giusto: è il padre che scrive ai figli, per il loro bene e per la loro crescita.
Motivo dello scritto è la festa di S. Calogero nella città di Agrigento. Da quando mi trovo qui ho potuto constatare la devozione di migliaia di fedeli a questo grande Santo che tanto bene ha fatto nella nostra diocesi in tempi difficili da un punto di vista sociale e religioso. Mi sono consultato con tante persone per cercare di capire alcuni atteggiamenti esterni e ogni anno, nel presiedere la S. Messa in onore del Santo, ho cercato di rendere attuale il messaggio che deriva dalla Sua testimonianza.
Ho grande stima delle tradizioni religiose dei nostri comuni perché sono dei veri e propri canali attraverso i quali arriva a noi la ricchezza di fede delle generazioni passate. Tuttavia, non tutte le tradizioni sono da accettare passivamente; sono sane nella misura in cui sono fedeli alla Tradizione, cioè al deposito della fede; in caso contrario hanno bisogno di essere purificate affinché risplenda sempre meglio il riferimento al Vangelo. Un esempio chiaro di questa purificazione è dato dall’uso del pane in occasione della festa: fino a non molti anni fa al passaggio di S. Calogero si lanciava il pane; adesso, anziché lanciarlo, si fa benedire e si distribuisce fra i propri cari o si dona alle famiglie povere. Ecco, questo è un esempio concreto di cosa voglia dire “purificare” le tradizioni senza volerle per questo eliminare.
Il cammino di purificazione deve riguardare tutti gli aspetti della festa e, in particolare quelli pubblici.
Mi riferisco, alla processione delle prime due domeniche di Luglio. All’uscita della statua di S. Calogero dal Santuario si assiste a uno spettacolo che veramente poco ha di religioso: tanti portatori salgono in modo scomposto sulla statua e danno vita a manifestazioni esagitate durante le quali volano pugni, si sentono bestemmie, insulti, si fanno gesti disordinati…
Mi chiedo: tutto questo cosa ha di religioso? Che c’entra la devozione al Santo con tutto ciò? Si può continuare ad accettare che avvengano queste cose? È scandaloso che sotto l’immagine di un Santo ci siano persone che bestemmiano, litigano, si prendono a pugni, fanno uso esagerato di bevande alcoliche, non sentono il bisogno di pregare! No, come Vescovo, non posso accettarlo! I Santi vanno trattati con rispetto, con venerazione; anche le loro immagini – segno esterno della loro continua intercessione – meritano tutta la delicatezza che si riserva alle cose sacre; sono pur sempre statue di santi!
Mi chiedo, inoltre: cosa abbia di religioso una processione in cui dall’inizio alla fine non si prega ma si passa da uno spettacolo ad un altro? Non mi si dica che bisogna continuare così perché questa è tradizione! Tradizione di cosa? Quale idea di Dio e di devozione ai Santi passa attraverso queste manifestazioni? Che testimonianza diamo a quanti sono di altra religione?
La fede cristiana è centrata su Gesù Cristo e tutti i cristiani sono chiamati, innanzitutto, a nutrirsi di Lui attraverso l’Eucarestia, l’ascolto della Parola di Dio e la vita sacramentale. Le devozioni ai santi dovrebbero meglio orientare la nostra vita a Cristo di cui i santi sono dei modelli.
La processione è una testimonianza pubblica della nostra fede; ma quella che si fa in onore di S. Calogero cosa testimonia? È forse la corsa a salire prima sulla statua a fare più grande la devozione?
Quanto è accaduto nella seconda domenica della festa (14.07.2013) è veramente grave e vorrei che ognuno ci riflettesse sul serio. Io mi sono vergognato! Da alcuni video si vedono persone che letteralmente volano dall’altezza della statua e vengono scaraventate a terra mentre altri si prendono a pugni.
Dobbiamo forse aspettare che ci scappi il morto per intervenire?
O non è più opportuno che proviamo a purificare queste manifestazioni cercando di recuperare il senso di quello che facciamo e di provare a realizzarlo in modo più rispondente al Vangelo perché risplenda una fede più autentica?
Perché non pensare a una processione (come avviene in tanti altri comuni) con i fedeli che, dietro all’immagine del Santo, pregano, vivono gesti penitenziali, ascoltano la Parola di Dio e riflettono?
Anche i giochi di artificio che si realizzano alla fine delle due processioni meritano più attenzione. Già lo scorso anno avevo scritto a tutti i comitati delle feste chiedendo loro di fare attenzione all’uso dei soldi (privati o pubblici che siano). Non è accettabile che in tempi di crisi, – e in Agrigento questa è grave e pesante – mentre migliaia di famiglie hanno difficoltà a reperire l’essenziale per vivere, si sprechino migliaia di euro per un pò di fumo! Se ne può fare tranquillamente a meno o si può ridurre il tutto all’essenziale proprio per evitare lo spreco di denaro.
Allora cosa fare?
Negli anni passati ho provato, incontrando i rappresentanti dei Portatori e della Confraternita, a trovare modi per “purificare” la festa da queste “incrostazioni” che nulla hanno a che fare con una religiosità ispirata ai valori del Vangelo, ma senza ottenere concreti risultati. Ora chiedo a tutti – Rettore, Confraternita, Associazione Portatori – di dare vita, a partire dal prossimo mese di Settembre, a degli incontri di carattere spirituale e formativo in modo da confrontarsi su alcune idee, condividerle e tradurle con scelte precise per evitare ulteriori scandalose manifestazioni.
Mi auguro che a questa lettera segua un costruttivo dibattito al fine di crescere nell’amore a S. Calogero e a una vita cristiana che, in tutti i suoi aspetti, corrisponda pienamente alle parole e all’esempio lasciatoci da Gesù.
Con affetto
Francesco Montenegro
Arcivescovo di Agrigento

San Calogero 2013 La rissa 

La violenta lite attorno al simulacro del santo ripresa da un videoamatore e postata su Youtube

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