CASSAZIONE – Processo Dell’Utri da rifare

La Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza d’appello di condanna a sette anni di reclusione per il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Il processo di secondo grado dovrà essere rifatto a Palermo davanti ad altri giudici.

Il sostituto procuratore generale della Cassazione Francesco Iacoviello aveva chiesto l’annullamento con rinvio della sentenza di condanna a sette anni di reclusione per Dell’Utri, accusato di concorso esterno alla mafia. In alternativa, il pg aveva proposto che la vicenda fosse trattata dalle sezioni unite penali. “Nessun imputato deve avere più diritti degli altri ma nessun imputato deve avere meno diritti degli altri: e nel caso di Dell’Utri non è stato rispettato nemmeno il principio del ragionevole dubbio” ha detto Iacoviello.

All’inizio della requisitoria il procuratore ha parlato delle “gravi lacune” giuridiche della sentenza d’appello per mancanza di motivazione e mancanza di specificazione della condotta contestata a Dell’Utri, che a suo avviso doveva essere chiarita. Il pg inoltre ha dato atto al collegio della V sezione di essere di “grandissimo e indiscusso profilo professionale”. Il collegio, infatti, è stato criticato da articoli di stampa e il Csm ha aperto una pratica a tutela.

Iacoviello, in sintesi, ha chiesto di rigettare il ricorso con cui il procuratore generale di Palermo, Antonio Gatti, chiede una condanna più pesante per Dell’Utri e il riconoscimento del concorso esterno in associazione mafiosa anche per gli anni successivi al 1992.
“La sentenza impugnata – ha rilevato il pg – sostiene l’esistenza del reato di concorso esterno in associazione semplice fino al 1982, poi parla di concorso esterno in associazione mafiosa fino al ’92. Nessuno ha mai sostenuto una tesi del genere. Voi sareste i primi”. Il concorso esterno in associazione mafiosa, secondo Iacoviello, “è diventato un reato autonomo” in cui “nessuno crede. Io ne faccio una questione non a favore dell’imputato, ma a favore del diritto”.

Il pg ha voluto, invece, sottolineare che il ricorso della procura di Palermo “non è conforme agli schemi del ricorso per Cassazione, perchè è fatto per episodi, non per motivi”. Inoltre, il ricorso è incentrato sul “vizio motivazionale”. La “realtà giuridica – ha osservato – è che il ricorso per vizio motivazionale presentato dal pubblico ministero deve essere accolto solo in casi eccezionali. Se lo presenta il difensore, viene accolto nel caso in cui si dimostri il ragionevole dubbio, se lo presenta il pm, questo deve dimostrare che l’ipotesi alternativa resta al di sotto del ragionevole dubbio”.  Soddisfatti, ovviamente, i legali del senatore.

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