Inchiesta Malebranche, la commercialista parla per 3 ore dinanzi la Gip

Gli Sferrazza hanno scelto il silenzio, la loro commercialista ha parlato per oltre tre ore. “Non mi sono mai accorta di anomalie, mi sono limitata a fare da consulente e prestare la mia prestazione professionale anche in occasione delle cessioni di rami d’azienda che venivano gestite dal notaio. Non capisco, peraltro, anche qualora mi fossi accorta che c’erano delle anomalie, cosa avrei dovuto fare? Avevo forse l’obbligo di denunciare i clienti?”
La commercialista Graziella Falzone, 53 anni, posta agli arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione “Malebranche”, relativa al crac del gruppo Pelonero, difesa dagli avvocati Santo Lucia e Salvatore Falzone, per oltre due ore ha risposto alle domande del gip Luisa Turco e dei pm Paola Vetro e Alessandra Russo, presenti all’interrogatorio di garanzia. L’indagine, svolta sul campo dalla Guardia di Finanza e coordinata dal procuratore Luigi Patronaggio, ipotizza nei suoi confronti il ruolo di “mente” della presunta organizzazione a delinquere che avrebbe svuotato, negli anni, dodici società collegate fra loro, facendo sparire soldi e beni per 5 milioni di euro destinati e fornitori, creditori e fisco. Nell’operazione, all’alba di giovedì, oltre alla commercialista, sono finiti agli arresti domiciliari tutti i componenti della famiglia Sferrazza, che – da molti anni – gestiscono svariati punti vendita di casalinghi, giocattoli e altri beni al dettaglio, sparsi per la provincia.
Le accuse contestate ai principali indagati sono di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio ed evasione fiscale. La commercialista, già destinataria negli anni scorsi di un sequestro nell’ambito di questa indagine, ha negato con fermezza sia la circostanza di essere la “mente” dell’organizzazione che l’avere compiuto singole irregolarità. “Non è vero – ha aggiunto – che mi sono rifiutata di consegnare documenti e scritture contabili. Quelli che erano in mio possesso li ho sempre esibiti alla curatela”.
E’ stato interrogato pure l’ex presidente dell’Akragas, Francesco Maraventano. Il trentottenne, difeso dall’avvocato Salvatore Salvago si è avvalso della facoltà di non rispondere.

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