D I A – Relazione semestrale:”La mafia si evolve attraverso i colletti bianchi”

La tradizionale immagine della mafia e del mafioso è ormai un retaggio del passato: essere «uomo di mafia», oggi, è qualcosa di più evanescente e più complesso e, proprio per questo, più difficile da scoprire. Gli investigatori sono alle prese, negli ultimi anni, con questa “trasformazione” della criminalità organizzata nella quale, accanto al “mafioso stricto sensu”, «espressione genetica della consorteria», si colloca «tutta quella sfera di soggetti estranei alla compagine criminale, il cui operato diventa però funzionale, se non addirittura necessario, alla sopravvivenza e al rafforzamento dell’organizzazione mafiosa».

Il problema, evidenzia la Dia nella sua ultima relazione semestrale, è che il disvalore dei comportamenti di questi ultimi, i cosiddetti “colletti bianchi”, non è immediatamente percepibile; al contrario, in molti casi sembrano comportamenti “fisiologici in una società complessa”: ma aver capito questo «processo in atto di emancipazione dallo stereotipo del mafioso tradizionale» ha consentito di mettere a punto i primi strumenti di contrasto. Quello che ora chiede la Dia è di «valorizzare e rendere sempre più efficaci strumenti normativi che consentano di combattere le organizzazioni criminali su una frontiera, quella dei “professionisti contigui” dell’economia, dell’imprenditoria, della politica e della pubblica amministrazione che, «ammantandosi di mafiosita’, sembrano aver raccolto il testimone per traghettare le mafie tradizionali verso un nuovo modo di essere mafie». 

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